Il parlamento francese nega l’ingresso a un deputato italiano per paura del Coronavirus: è di nuovo scontro con la Francia

Luigi Di Maio e l'ambasciatore francese Christian Masset avevano mangiato insieme la 'pizza della pace', ma oggi è di nuovo scontro sul coronavirus

Avevamo appena fatto pace: Luigi Di Maio e l’ambasciatore francese Christian Masset avevano mangiato insieme la ‘pizza della pace’, ieri a Roma dopo il caso del video offensivo di Canal+. Oggi è già di nuovo scontro: si riapre un’altra querelle tra Italia e Francia dovuta al coronavirus. Questa volta riguarda un deputato dei Cinque Stelle, Alvise Maniero, presidente della delegazione italiana all’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa, al quale e’ stato negato oggi l’ingresso nella sede del parlamento di Parigi, dove doveva partecipare a una riunione dell’organismo paneuropeo. “Perche’ vengo dal Veneto“, ha raccontato lui stesso all’ANSA, spiegando che alcuni capigruppo dell’Assemble’e Nationale hanno fatto pressione per non farlo entrare, in base alle disposizioni restrittive adottate nei confronti di chi viene dalle zone a rischio. “Sono d’accordo con l’adozione di misure preventive, ma allora devono essere applicate a tutti – ha commentato Maniero -. Io non vengo da nessuna zona rossa e non presento alcun sintomo“.

La vicenda pero’ non si e’ fermata sulla porta di Palazzo Borbone e ha suscitato subito reazioni a Roma. A partire dal presidente della Camera, Roberto Fico, che ha scritto una lettera al suo omologo francese, Richard Ferrand, per esprimergli il suo “piu’ profondo sconcerto“. “La decisione adottata nei soli confronti del deputato italiano non sembra trovare fondamento in determinazioni assunte a livello europeo o nazionale”, ha aggiunto Fico nella lettera, lamentando che il mancato ingresso ha impedito la partecipazione di Maniero, “gia’ programmata e comunicata“, a riunioni riguardanti il Consiglio d’Europa. “Riterrei in ogni caso doveroso – ha sottolineato il presidente della Camera – che ogni decisione in proposito venisse adottata d’intesa con i Parlamenti interessati”.