“La Gran Bretagna ha superato il picco dell’epidemia”, ha affermato il premier Boris Johnson, tornato a parlare al paese oggi per la prima volta dopo la lunga assenza per curarsi dal Covid-19. “Il vostro sacrificio sta funzionando. Il numero dei contagi scende, così come quello del numero dei ricoveri nei reparti di terapia intensiva”, ha aggiunto, anticipando per la prossima settimana la presentazione di un piano importante per la ripresa del paese. “Siamo riusciti a evitare la tragedia che hanno vissuto altri paesi. In nessuna fase dell’epidemia il Servizio sanitario nazionale ha perso il controllo della situazione e questo è avvenuto perché siamo riusciti a blindarlo”, ha rivendicato il premier. Prima di ridurre le misure di confinamento sociale, sarà necessario seguire in particolare il tasso di riproduzione dei contagi, assicurandosi che rimanga inferiore a uno.
Nel Regno Unito sono stati registrati altri 674 morti per coronavirus nelle ultime 24 ore, per un totale di 26.711 decessi.
La prossima settimana “annuncerò un piano” per spiegarvi come far ripartire l’economia del Regno Unito, come far lavorare le persone e come far tornare i bambini nelle scuole. Ha spiegato il premier britannico, Boris Johnson, parlando oggi a Downing Street. “Ma ci sono cinque test chiave che dobbiamo soddisfare per attuare questo piano“, ha dichiarato Johnson, sottolineando in particolare l’esigenza di proteggere il sistema sanitario nazionale e di essere certi che non ci possa essere una seconda ondata del virus. Il premier britannico ha chiesto quindi ulteriore pazienza ai cittadini, evidenziando l’esigenza di evitare una seconda ondata che sarebbe disastrosa per il sistema sanitario nazionale.
Le condizioni comprendono un calo significativo e costante del numero di morti per Covid-19 e la certezza di poter scongiurare “un secondo picco” che renderebbe vani i sacrifici e gli sforzi fatti e sarebbe “veramente dannoso per l’economia”: sforzi e sacrifici che “stanno si dimostrando efficaci”, ha insistito Johnson, affiancato dai consiglieri Patrick Vallance e Chris Whitty, assicurando che la curva complessiva dei decessi, dei contagi e dei ricoveri – anche dopo l’inclusione dei dati sulle vittime dell’epidemia fuori dagli ospedali – ha iniziato a scendere.
Incalzato dai giornalisti sui ritardi imputati al governo Tory rispetto alla sua strategia iniziale sull’emergenza Covid-19, e in particolare sull’introduzione del lockdown, Johnson ha sostanzialmente respinto le critiche. “Nel complesso abbiamo preso le decisioni giuste al momento giusto”, ha affermato il premier, alla sua prima conferenza stampa dopo l’esperienza personale del contagio, del ricovero in ospedale e infine della guarigione. Johnson ha insistito che la strategia adottata ha consentito agli ospedali britannici di far fronte all’ondata di ricoveri, anche nei reparti di terapia intensiva o nell’esigenza di ventilatori: “a differenza di quanto visto in altri Paesi”, ha sottolineato, e di quanto si era temuto concretamente potesse accadere pure nel Regno. Ha quindi rivendicato come la Gran Bretagna sia “in prima fila” nella ricerca e nei primi test umani su un vaccino anti-Covid, mentre ha glissato sui paragoni sul tasso di mortalità, sostenendo che è presto per tracciarli poiché i dati raccolti nel mondo non sono ancora sufficienti. “Abbiamo da imparare da altri Paesi e altri Paesi da noi“, gli ha fatto eco Chris Whitty, chief medical officer britannico, avvertendo peraltro che i paralleli possono essere solo parziali tenuto conto dei contesti diversi. E che è prematuro fare un bilancio finale su eventuali errori poiché “sfortunatamente siamo ancora lontani dalla fine” della pandemia.
