Il coronavirus sparirà con l’arrivo dell’estate e con l’aumento delle temperature o si tratta solo di una leggenda metropolitana? Come il nuovo coronavirus risponderà al cambio delle stagioni rimane ancora un mistero. E i tanti studi sull’argomento sono arrivati a risultati molto contrastanti fra di loro.
La rivista New Scientist ha dedicato all’argomento un ampio articolo in cui sono state illustrate le principali ipotesi e i relativi studi di riferimento condotti da diversi team internazionali di ricercatori provenienti da molteplici istituti, come la London School of Hygiene and Tropical, l’Università di Harvard o l’University College di Londra.

“Le prove tuttavia sono ancora contrastanti. La stagionalità è molto difficile da prevedere”, precisa il ricercatore, ricordando uno studio diffuso lo scorso febbraio dall’Università di Harvard in cui sono stati esaminati gli effetti delle temperature e dell’umidità sulla trasmissione del virus in Cina, Tailandia, Singapore, Giappone, Corea del Sud e Taiwan. “Stando ai risultati di quella ricerca, non si evidenziano differenze significative nella velocità di trasmissione, il che significa che i numeri potrebbero non essere influenzati dalle temperature più alte”, prosegue il virologo.
“Stiamo studiando nuovamente le analisi utilizzando dati più recenti. Alcune ricerche sembrano suggerire che le alte temperature potranno aiutare a contenere la diffusione, mentre altre sostengono il contrario. Cercheremo di fare chiarezza“, prosegue la ricercatrice. “Il fatto che il virus stia continuando a diffondersi anche in molte zone dell’emisfero meridionale potrebbe rispondere ad alcuni interrogativi. In Australia ad esempio, dove è ancora estate, i numeri dei contagi indicano un livello corrispondente alla pandemia”, osserva Jimmy Whitworth della London School of Hygiene and Tropical Medicine, specificando però che sono ancora molti gli aspetti sconosciuti di questo patogeno.
