Con l’inizio della fase 2 sarà introdotta una nuova app, in merito alla quale sono strati tracciati otto punti sull’app per tracciare i contatti dei casi positivi al coronavirus SarsCoV2 indicati da “Lettera 150”, il gruppo che riunisce i 150 ricercatori firmatari dell’appello a favore della riapertura rapida in sicurezza dopo il lockdown, promosso dal giurista Giuseppe Valditara, dell’Universita’ di Torino. Gli esperti indicano che si dovra’ nominare un responsabile della distribuzione dell’app, “capace di portare accordi con soggetti come Amazon, Apple, Facebook, che farebbero mantenere attiva la app per milioni di utenti”, e convincere gli utenti a utilizzare l’app anche con incentivi.
Indicano poi la necessita’ di nominare un responsabile del trattamento dati che sia indipendente e di “un soggetto dello Stato” che ne curi la gestione; dovranno essere previsti poi un call center per le richieste di informazioni e un help desk per le richieste tecniche, che “prolificheranno come i tanti modelli di smartphone”. Si dovra’ inoltre chiarire “dove risiederanno i dati e se auspicabilmente verra’ usato il cloud governativo”. L’app dovrebbe partire all’inizio della fase 2, “richiedendone l’uso a tutti i soggetti come condizione per uscire dal lockdown”, distribuita a un minimo di 40 milioni di utenti secondo un piano che fissi obiettivi e tempi. Secondo gli esperti si potrebbe partire con un minimo di 20 milioni di utenti entro giugno. Poiche’ i dati permettono di ricostruire la rete delle frequentazioni personali di ciascuno, dovrebbero essere distrutti “in pochi giorni”, evitando “nuove discriminazioni” e l’accesso da parte di “altri soggetti della pubblica amministrazione”. Riguardo al collegamento con il Servizio Sanitario Nazionale, l’app dovrebbe permettere di richiedere consigli e visite mediche, tampone e test; perche’ le risposte siano tempestive non basteranno automatismi, come gli sms. In vista della ripresa dei viaggi internazionali, e’ infine importante stabilire uno scambio di dati con l’Europa, sulla base sulla raccomandazione della Commissione Europea sullo scambio di dati transfrontaliero, che l’Italia dovra’ incorporare nel suo sistema e nella sua gestione”.


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