Altro che Ferragosto o Settembre, non credete alle bufale che spopolano sui social, troppo spesso alimentate dalla paura della gente su cui galoppano le fake news: la “fase 2” dell’emergenza Coronavirus annunciata dal premier Giuseppe Conte è molto più vicina di quanto non si possa immaginare, travolti da questo vortice infernale di notizie pessimistiche e negative. Il picco dell’epidemia è ampiamente alle spalle, e i numeri continuano a migliorare di giorno in giorno. E per avviare la “fase 2” non bisognerà certo aspettare i “contagi zero”. Quando, nel video-messaggio agli italiani del 1° aprile, Conte annunciava la proroga delle misure di isolamento sociale fino al 13 Aprile, aggiungeva testualmente che “Poi si passerà alla fase 2 che sarà di convivenza con il virus e poi successivamente si passerà alla fase 3, che sarà la fase dell’uscita dell’emergenza, della ricostruzione, del rilancio”.
La “fase 2“, secondo le comunicazioni ufficiali del premier, potrebbe iniziare già Martedì 14 Aprile, tra 7 giorni. Non è la riapertura totale, ma una prima tappa verso la normalità. Oggi pomeriggio è in programma un nuovo vertice tra il premier, i Ministri e il Comitato tecnico scientifico a cui il Governo s’è affidato per fronteggiare l’emergenza, e si farà un nuovo aggiornamento della situazione che ovviamente non sarà definitivo. Resta assodato che tutto dipenderà dai numeri, che negli ultimi giorni sono stati molto positivi. Con un ulteriore calo della curva epidemica che potrebbe portare entro Pasquetta il numero dei nuovi contagi giornaliero sotto la cifra di 2.000 e quindi vedere proprio a metà mese l’inversione di tendenza ospedaliera, con un più alto numero di dimessi rispetto al numero dei nuovi ricoverati, si inizierà a riaprire qualcosa.
Ovviamente dovremo adottare differenti stili di vita, evitare di frequentare luoghi chiusi e affollati e soprattutto tutelare le fasce più deboli della popolazione, gli anziani e i malati che dovranno continuare ad evitare rischi di contagio finchè non ci sarà un vaccino che darà l’immunità. Ma non dovremo aspettare Giugno, Luglio ne’ tantomeno Ferragosto o Settembre per tornare a una “normalità consapevole“. Perchè se per “normalità” intendiamo baciarsi e abbracciarsi con gli sconosciuti, sarebbe consigliabile non adottarla mai: evitare luoghi chiusi e affollati, folle e assembramenti di persone, mantenendo una corretta igiene, è da sempre il miglior comportamento per evitare la trasmissione delle malattie infettive. Basterà adottare un po’ di buon senso e tra un mese saremo fuori da quest’incubo: persino in Cina, dove la situazione è stata molto più grave per ritardi e omissioni nella gestione dell’emergenza, hanno riaperto tutto. Perchè l’Italia non dovrebbe farlo?
L’ossessione di “stare a casa” e la reale esigenza del distanziamento sociale
Ci sono tanti Paesi del mondo che hanno deciso di non chiudere, e stanno ottenendo risultati (in termini di perdita di vite umane) di gran lunga migliori rispetto all’Italia: si tratta di Germania, Svizzera, Svezia, Canada, Messico, Corea del Sud, Australia, Giappone e persino gran parte degli Stati degli USA, dove non c’è alcun lockdown. E poi ci sono Israele, Gran Bretagna e Paesi Bassi, i Paesi che hanno scelto il “lockdown intelligente”, graduale e parziale, per avere una “diffusione controllata del virus” con l’obiettivo di sviluppare l’immunità di gregge: in tutti questi Paesi (USA compresi), il tasso di letalità è enormemente più basso rispetto a quello dell’Italia. Non è affatto vero che l’Italia è un modello nel mondo per la lotta al Coronavirus: soltanto Cina, Iran, Spagna e Francia hanno adottato provvedimenti così rigidi come quelli del nostro Paese, e si tratta infatti dei Paesi che hanno le perdite maggiori di vite umane, con il più alto numero di morti e il tasso di letalità più grande in assoluto.
Eppure se i più evoluti Paesi del mondo per scienza e tecnologia, come USA, Israele, Gran Bretagna, Australia, Germania, Giappone, Corea del Sud e Canada, hanno scelto di non adottare il lockdown totale (in Corea del Sud e Australia sono persino aperte le scuole), non significa che rimangono indifferenti rispetto al virus: lo combattono in altro modo, semplicemente fornendo ai loro cittadini un’informazione reale e seria, consigliando di adottare misure di prevenzione e distanziamento senza il bisogno di imporre regole rigide e adottando provvedimenti di controllo a tappeto (numero di tamponi molto più alto rispetto all’Italia, che non è affatto uno dei Paesi che ne sta facendo di più!) con l’isolamento immediato di tutte le persone positive e quindi il risultato di spegnere ogni focolaio sul nascere. I numeri parlano chiaro. L’Italia ha il numero di morti più alto al mondo con un tasso di letalità che supera il 16% (!!!), al secondo posto c’è la Spagna che proprio come l’Italia e la Cina, prima ha sottovalutato l’epidemia e poi è passata all’estremo opposto. Stessa situazione in Francia e Iran. Nel resto del mondo, invece, il Coronavirus si combatte con successo e senza privare la gente della propria libertà.

