Coronavirus, zone rosse e controlli: la strategia di successo del Lazio per proteggere gli anziani nelle strutture dedicate

Cordoni sanitari, a volte la chiusura dell'intero Comune, strutture apposite dedicate agli anziani positivi ma anche tantissimi controlli: come il Lazio ha protetto i suoi anziani

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Con 5.755 casi confermati su una popolazione di quasi 6 milioni di abitanti e 341 decessi, il Lazio ha dimostrato di saper proteggere la fascia di popolazione più fragile e a rischio a causa dell’epidemia di coronavirus, prestando molta attenzione alle strutture dedicate all’assistenza degli anziani. L’obiettivo e’ duplice: isolare il contagio in quelli che in alcuni casi si sono rivelati dei focolai, e proteggere la fascia d’eta’ per cui il virus potrebbe essere piu’ letale. Cordoni sanitari, a volte la chiusura dell’intero Comune, strutture apposite dedicate agli anziani positivi ma anche tantissimi controlli, con tanto di segnalazioni ai Nas, sono state le misure adottate per una rete, quella delle Covid-Rsa, da circa 400 posti letto: tre private accreditate sono gia’ attive (A Morlupo, Civitavecchia e Frosinone), mentre domani, a Genzano, partira’ la prima Covid-Rsa pubblica.

Il Lazio era corso ai ripari gia’ dal 28 febbraio con una comunicazione alle Rsa e – tramite sindaci e prefetti – ai Comuni per le case di riposo, nella quale si davano indicazioni sull’uso delle mascherine, si disponeva il blocco delle visite nonche’ le procedure da tenere in caso di riscontrate positivita’.

Questo pero’ non e’ bastato a impedire che alcune di queste realta’ abbiano condotto la Regione a contromisure di blocco. Se in una casa di riposo o in una Rsa, infatti, c’e’ un numero di positivi troppo alto rispetto a quello della popolazione del Comune che lo ospita – spesso molto piccolo – allora si inviano i dati al Cts nazionale, si consulta il sindaco e si puo’ decidere di dichiarare ‘zona rossa’ l’intero paese, anche perche’ spesso gli operatori che entrano ed escono dalle strutture sono quasi tutti residenti della cittadina stessa. E’ il caso per esempio dei Comuni di Campagnano e Celleno, tuttora ‘zone rosse’ proprio a causa di due strutture per anziani; e’ stato il caso di Contigliano e di Nerola, ex zone rosse; a Fondi, centro invece grande e popoloso ed ex zona rossa, il focolaio derivo’ invece da un evento sociale per anziani. Ci sono stati invece casi in cui la posizione della struttura – magari staccata dall’abitato – consente di non blindare l’intero Comune: a Civitavecchia e Marino, per esempio, e’ bastato un cordone sanitario attorno alle rispettive Rsa, cosi’ come a Rocca di Papa, dove addirittura la Regione ha diffidato il direttore sanitario della locale Rsa perche’ privo dei requisiti, e ha iniziato l’iter per la revoca dell’autorizzazione.

Ieri comunque e’ stato disposto un ulteriore giro di vite su tutto il mondo delle case per anziani: il personale sanitario potra’ operare presso un singolo centro e in entrata e in uscita dovra’ misurare la febbre e la saturazione di ossigeno. Le ispezioni, finora, sono state oltre 360 ed e’ di oggi la notizia di due case di riposo abusive scoperte a Fiuggi, nel Frusinate. E’ un tema su cui la Regione Lazio si riserva di legiferare quando si uscira’ dall’emergenza: se le Rsa sono strutture accreditate con il Sistema sanitario regionale, infatti, le case di riposo sono invece delle realta’ socio-assistenziali autorizzate dai Comuni e non dalla Regione. “Il tema e’ complesso – riconosceva giorni fa in commissione regionale l’assessore alla Sanita’ Alessio D’Amato – perche’ il controllo ai Comuni consente con piu’ difficolta’ un chiaro monitoraggio”. E c’e’ di piu’: dalle ispezioni sono emerse due costanti. La prima e’ che “gli ospiti il piu’ delle volte non sono autosufficienti, ed e’ grave perche’ in contrasto con la norma regionale”. La seconda e’ che si ricorre intensivamente a “personale scarsamente formato e precario, che ‘gira’ periodicamente queste strutture”. Personale che e’ stato “spesso il veicolo del contagio”.