Coronavirus, l’Oms: “Fase 2? I Governi adottino un approccio graduale e calibrato”

Quella di passare alla fase 2, riaprendo progressivamente le attività industriali e commerciali, "è una decisione che devono prendere le autorità sanitarie pubbliche nazionali e locali"

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Quella di passare alla fase 2, riaprendo progressivamente le attività industriali e commerciali, “è una decisione che devono prendere le autorità sanitarie pubbliche nazionali e locali. Devono prendere queste decisioni in base a ciò che vedono sul campo.

Ogni contesto è diverso e ogni governo deve tracciare un approccio calibrato e graduale verso una situazione più normalizzata, osservando l’epidemiologia della malattia, la capacità della sanità pubblica di sopprimere l’infezione, il potenziamento della comunità per continuare le misure di prevenzione delle infezioni personali e capacità del sistema sanitario di far fronte se la malattia dovesse riprendersi”.

Lo afferma all’Adnkronos Salute Richard Pebody, capo della Gestione dei rischi infettivi dell’ufficio regionale europeo dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms). “Ad ogni passaggio – fa notare – i governi devono attendere e verificare i dati, prima di passare alla fase successiva. Qualunque sia l’attuale stato di trasmissione e strategia di un Paese, l’Oms chiede a tutti gli Stati di rafforzare la propria forza lavoro in ambito sanitario, di implementare una serie completa di misure precoci di sanità pubblica che includano il costantemente isolamento dei casi, i test, la ricerca dei contatti, la quarantena, il coordinamento fra le istituzioni e la comunicazione costante alla comunità per raggiungere un consenso collettivo nei confronti di misure attuali e possibili, nel futuro”.

“L’allentamento delle misure di distanziamento sociale dovrà tenere conto di numerosi fattori, tra cui l’attuale trasmissibilità del virus nell’area di riferimento, la capacità di assistenza sanitaria, l’accettabilità sociale e i fattori economici. Inoltre, i paesi dovranno mantenere livelli elevati di capacità di fare test per trovare tutti i casi sospetti a livello di comunità, adattare le strutture per il trattamento e l’isolamento dei pazienti e continuare a tracciare e mettere in quarantena i contatti” dei casi positivi.

“L’OMS – dice Pebody all’Adnkronos Salute – accoglie con favore e incoraggia lo sviluppo di test sierologici per Covid-19 come strumento all’interno di un set completo di misure. Man mano che vengono sviluppati, sarà importante disporre di un pannello di riferimento standard per rendere comparabili i risultati. Gli studi sulla sieroprevalenza ci aiuteranno a capire quanta parte della popolazione è stata infettata e quindi potrebbe avere una certa immunità”, conclude