Coronavirus, il fondatore di Luxottica: “Da tutto questo ne potremo uscire solo in due modi: con la rabbia o puntando sul sacrificio e sulle energie di tutti per ripartire assieme”

"Tutti devono aiutare anche a cambiare strada se questo sarà necessario. Io cerco di affrontare una cosa alla volta, prendendo decisioni coraggiose ma riconoscendo subito gli errori se occorre, anche se la politica, certo, è più complessa di un'azienda"

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“Come ci risolleveremo dipenderà molto dalle scelte che faremo in questo periodo iniziale della crisi. La mia strategia da sempre è anticipare mai seguire”. Ad affermarlo in un’intervista a ‘La Repubblica’ è Leonardo Del Vecchio, fondatore di Luxottica e principale azionista del gruppo italo-francese EssiLux. “Quando sono entrati in vigore i provvedimenti che hanno ordinato la chiusura dei negozi – sottolinea –abbiamo deciso di fermare anche la produzione, sempre in totale accordo con i sindacati. E quando sarà possibile riaprire in piena sicurezza, lo faremo con più slancio e passione di prima”.

Per quanto riguarda la ripartenza, spiega, “all’inizio si andrà a ritmo un po’ lento, diciamo al 50%, sufficiente a pagare affitti e personale. Da settembre in poi la situazione potrebbe iniziare a migliorare ma qualcuno potrebbe non riaprire, soprattutto le imprese e gli esercizi più piccoli e fragili. Alcune grandi imprese potrebbero essere costrette a sacrificare molti posti di lavoro. A queste categorie dovrà essere garantito un aiuto importante e soprattutto tempestivo. Arrivare tardi vorrebbe dire sprecare risorse preziose”.

La cifra messa in campo dagli Stati Uniti, circa 2.000 miliardi di dollari, sottolinea Del Vecchio, “è effettivamente ingente, ma non dimentichiamo che bisognerà risollevare diverse industrie, come i trasporti e l’auto. Credo che abbiano fatto bene a stanziare risorse così consistenti. Gli Stati Uniti durante l’ultima crisi finanziaria hanno dimostrato come tutti i loro investimenti abbiano dato ottimi risultati e permesso al Paese di entrare in uno dei momenti più floridi della loro storia”.

Del Vecchio si dice fiducioso sul fatto che l’Europa possa essere in grado di mobilitare risorse sufficienti a far ripartire l’economia post virus: “Credo di sì, l’Europa dovrebbe mettere in campo uno sforzo quantomeno proporzionato a quello americano. Le economie più deboli dovrebbero essere al centro di questa azione comunitaria: è forse questa la grande occasione storica per riequilibrare le differenze anziché accentuarle, con aiuti economici che abbiano il vero spirito della solidarietà e non nascondano vecchie logiche di influenza”.

Per Del Vecchio è una richiesta giustificata quella di un pacchetto di risorse pubbliche dell’Italia all’Europa: sì, di questi investimenti l’Italia deve beneficiarne per una buona parte. Ovviamente andranno ad aumentare il suo debito pubblico, purtroppo non esiste altra soluzione. Ma se a indebitarsi sarà l’Europa nel suo complesso i tassi di interesse saranno più bassi di quelli nazionali e tutti ne trarranno beneficio. Lo Stato in questa fase deve garantire un aiuto importante alle piccole imprese, in sinergia con il sistema bancario”.

Dalla politica italiana Del Vecchio si aspetta “determinazione, rapidità e forte senso di giustizia nel decidere e intervenire. Tutti devono aiutare anche a cambiare strada se questo sarà necessario. Io cerco di affrontare una cosa alla volta, prendendo decisioni coraggiose ma riconoscendo subito gli errori se occorre, anche se la politica, certo, è più complessa di un’azienda. Ho vissuto le bombe e la guerra, la fame e la povertà. Da tutto questo ne potremo uscire solo in due modi: con la rabbia lasciata correre per le strade, o puntando sul sacrificio e sulle energie di tutti per ripartire assieme. Il rischio più grande è arrendersi a problemi che sembrano troppo grandi, senza affrontarli, e alla tentazione di guardare solo a noi stessi”.