Coronavirus nel mondo: Putin suona l’allarme per la Russia, Trump: “Liberate gli Stati in lockdown”. Intanto l’Africa accelera sui test

Ogni Paese si trova in una specifica fase dell’epidemia: così se Putin esorta all'azione, Trump e Bolsonaro vogliono riaprire, mentre in Africa è tempo di accelerare contro l'emergenza

Il mondo sta affrontando la devastante pandemia di coronavirus. Ogni Paese ha imposto le proprie misure e si trova in una specifica fase dell’epidemia. Per questo Trump incita a rimuovere il lockdown negli stati meno colpiti, mentre Putin lancia l’allarme sul picco di infezioni in Russia. L’Africa finora sembra essere rimasta ai margini del problema, ma è ora di intensificare gli sforzi sui test, ancora troppo pochi nel continente. Ecco le ultime notizie dall’estero.

Per il presidente russo Vladimir Putin, il picco dell’epidemia di coronavirus in Russia deve ancora arrivare e per questo sta esortando gli alti funzionari a muoversi più velocemente per prepararsi a un’ondata di casi.

russiaParlando in una teleconferenza con i principali governatori federali e regionali, Putin ha detto loro di “agire più velocemente ed energicamente” per garantire ventilatori, dispositivi di protezione e altre forniture essenziali. Putin ha aggiunto che Mosca è stata la prima ad affrontare un numero crescente di infezioni e “il problema si sta diffondendo nelle regioni“. La Russia ha registrato finora 32.008 casi e 273 morti. Putin afferma che finora la Russia ha assicurato il 72% dei 95.000 letti ospedalieri specializzati per i pazienti con Coronavirus che il Cremlino ha ordinato di preparare fino al 28 aprile. Il ministero della Difesa russo Sergei Shoigu ha riferito che i militari stanno costruendo 16 ospedali specializzati per pazienti affetti da Coronavirus, la metà dei quali sarà completata questo mese

Putin, in un colloquio telefonico oggi dedicato a uno scambio di informazioni sulle misure adottate in Francia e in Russia per fare fronte all’epidemia, ha discusso con il presidente francese Emmanuel Macron della possibilità di organizzare un vertice online dei paesi con seggio permanente al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Lo rende noto il Cremlino. Oltre a Francia e Russia, sarebbero coinvolti anche Cina, Gran Bretagna e Stati Uniti, fra i paesi più colpiti dalla pandemia di coronavirus.

Trump: “Liberate” gli Stati Usa in isolamento

Foto Getty

Il presidente Usa, Donald Trump, ha lanciato una raffica di tweet per chiedere la “liberazione” degli Stati americani dove e’ in vigore l’ordine di stare a casa per combattere il Covid-19. “Liberate il Minnesota!”, “Liberate il Michigan!”, “Liberate la Virginia, e salvate il vostro grande Secondo emendamento che e’ sotto assedio”, ha twittato Trump riferendosi in quest’ultimo caso alla proposta del governo dello Stato di introdurre limitazioni al possesso e Usa di armi. I tweet seguono l’uscita delle linee guida federali sulla riapertura dell’economia, che riconoscono ai governatori l’ultima parola su come e quando riaprire i loro Stati.

Intanto, nel Paese cresce la crociata contro le societa’ che gestiscono le app di consegne di cibi, che applicano tariffe esagerate nei confronti dei ristoranti, e sono riuscite anche ad incrementare i profitti approfittando del ‘lockdown’. Come spiega il sito Food&Wine, per troppo tempo queste app – come Grubhub (Seamless), Postmates, UberEats o Doordash (Caviar) – hanno deluso il settore della ristorazione. “Le loro pratiche includono in genere una commissione dai ristoranti dal 20% al 30% su ciascun ordine, chiedono loro di pagare per le promozioni che l’app offre ai clienti e gli addebitano centinaia di dollari per registrarsi sulle piattaforme”, spiega. Un comportamento diventato ovviamente ancora piu’ eclatante durante l’emergenza coronavirus, che ha sconvolto il settore. Mentre i ristoratori lottano per la sopravvivenza, con milioni di persone costrette a casa la consegna a domicilio e’ diventata piu’ popolare che mai. Un portavoce di UberEats ha detto a Fox News che gli ordini “in Usa e Canada sono aumentati del 30% da meta’ marzo”. Per settimane i ristoratori hanno chiesto alle app di consegna di ridurre le loro commissioni, ricevendo solo rifiuti. La soluzione? Rivolgersi direttamente agli esercenti – scrive il sito – piuttosto che ordinare sulle varie UberEats, Doordash e Grubhub. E a rilanciare la richiesta e’ anche il ristorante siciliano Norma di Midtown Manhattan.

Bolsonaro vuole riaprire frontiere brasiliane

Il presidente brasiliano, Jair Bolsonaro, ha proposto di riaprire le frontiere con il Paraguay e con l’Uruguay, temporaneamente chiuse a causa della pandemia da Coronavirus. “Perche’ il confine con il Paraguay e’ chiuso? E’ un confine ‘secco’ che non possiamo controllare, lo stesso vale per l’Uruguay”, ha detto il capo dello Stato durante la cerimonia di insediamento a Brasilia del nuovo ministro della Sanita’, Nelson Teich. “Ho parlato della questione con il ministro della Giustizia, Sergio Moro, la mia opinione e’ di iniziare ad aprire i confini”, ha aggiunto Bolsonaro. I quasi 17.000 chilometri di frontiere terrestri del Brasile sono stati bloccati all’inizio della crisi sanitaria per contenere la diffusione del Covid-19.

Africa Cdc: al via un milione di kit di test

africaIl Centro di controllo delle malattie in Africa (Africa Cdc) ha annunciato che la prossima settimana l’Uniona africana distribuira’ un milione di kit di test per il Coronavirus tra i Paesi del continente. Lo ha detto il direttore dell’Africa Cdc John Nkengasong, che sul proprio profilo Twitter rimanda a un articolo di Al Jazeera sul tema. Nkengasong ha osservato che la carenza dei test e’ particolarmente evidente nei due Paesi piu’ popolosi del continente, Nigeria ed Etiopia. Il primo, con quasi 200 milioni di abitanti, ha condotto circa 6.000 test, mentre la nazione del Corno d’Africa, con una popolazione di oltre 100 milioni di persone, ne ha effettuati circa 5.000. La distribuzione della prossima settimana e’ ancora molto al di sotto di quanto necessario, ha affermato Nkengasong. “Nei prossimi tre o sei mesi, probabilmente avremo bisogno di circa 15 milioni di test“, ha aggiunto, commentando che “un viaggio di mille miglia comincia con il primo miglio”. La distribuzione di kit di test fa parte di un nuovo programma chiamato ‘Partnership per accelerare i test Covid-19′ o Pact. Un’altra componente del programma prevede la collaborazione con quello dell’Onu sull’Hiv/ Aids (Unaids) al fine di coinvolgere un maggior numero di operatori sanitari della comunita’ africana per tracciare i contatti, ha detto ancora Nkengasong. Un altro problema riguarda le attrezzature mediche. Il direttore di Africa Cdc ha sottolineato che mentre il Sudafrica ha circa 1.500 ventilatori, ci sono 10 Paesi nel continente che ne sono privi. L’Organizzazione mondiale della sanita’ (Oms) ha dichiarato che sono disponibili meno di 5.000 posti letto di terapia intensiva in 43 dei 54 Paesi africani, rilevando che “si tratta di circa cinque posti letto per un milione di persone rispetto ai 4.000 posti letto per lo stesso numero di persone in Europa”.