Coronavirus, deceduti 25 infermieri e 80 medici: “Lasciati ancora a mani nude, non abbiamo più lacrime per piangere i nostri morti”

Quella degli infermieri è la categoria sanitaria che conta il maggior numero di positivi: il 52% di tutti gli operatori per 5.500 contagiati e 25 morti

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Il coronavirus sta colpendo duramente anche gli operatori sanitari impegnati in prima linea per combattere l’emergenza. Ad oggi, sono 25 gli infermieri del Servizio sanitario nazionale deceduti, mentre i contagiati sono arrivati a 5.500, 1.500 in piu’ rispetto agli ultimi dati di sei giorni fa. Lo rende noto la Federazione Nazionale Ordini Professioni Infermieristiche (Fnopi) indicando che quella degli infermieri e’ la categoria sanitaria che conta il maggior numero di positivi: il 52% di tutti gli operatori. “Rispetto all’eta’ media degli operatori sanitari contagiati, quella degli infermieri e’ la piu’ bassa”, spiega Tonino Aceti, portavoce di Fnopi. “Gli infermieri sono i professionisti che restano di piu’ accanto al paziente, necessariamente 24 ore su 24, con turni anche di 12 ore ciascuno, che rendono molto piu’ elevate le possibilita’ di contagio. Stanno pagando un prezzo altissimo”, ha aggiunto. Aceti torna quindi a chiedere, cosi’ come hanno gia’ fatto i medici ospedalieri e di famiglia e le loro rappresentanze sindacali, che vengano garantiti tamponi e dispositivi individuali di protezione. “Nonostante la forte, cronica carenza non solo legata alla pandemia, gli infermieri – conclude – non hanno mai lasciato e non lasciano nessuno da solo, soprattutto i malati di Covid che altrimenti resterebbero abbandonati in un letto senza la possibilita’ di avere un contatto umano. E lo fanno rinunciando anche alle loro famiglie. Un contributo di professionalita’, vicinanza e di vita”.

“Dopo piu’ di due mesi sono ancora molti i medici a mani nude contro il virus“. E’ la denuncia del presidente della Federazione nazionale degli ordini dei medici, Filippo Anelli, che esprime “profondo sconcerto”. “Sono passati piu’ di due mesi dalla data di dichiarazione dello stato di emergenza nazionale, il 31 gennaio. Eppure, ancora oggi molti medici, in particolare i medici di medicina generale, sono del tutto privi dei piu’ basilari dispositivi di protezione individuale. Siamo stanchi di promesse”. “Non ci bastano le parole: non abbiamo piu’ lacrime per piangere i nostri morti, che salgono oggi almeno ad 80, mentre continuiamo a ricevere segnalazioni”, afferma Anelli. “Ora basta: vogliamo segni concreti da parte del Parlamento e del Governo”, ha aggiunto. Mentre sale il numero dei medici deceduti nella lotta contro il Covid-19, “anche le buone intenzioni si infrangono contro ostacoli burocratici: e’ stato bocciato, dalla Ragioneria Generale dello Stato – sottolinea – un emendamento al ‘Cura Italia’ che prevedeva la fornitura di dispositivi individuali di protezione in via prioritaria ai medici dipendenti e convenzionati, agli operatori sanitari e sociosanitari, ai medici di medicina generale, ai pediatri di libera scelta e ai farmacisti”. Inoltre, dopo la distribuzione agli Ordini dei Medici dei capoluoghi di Regione di mascherine per uso civile al posto delle FFP2 per uso sanitario, “il Commissario straordinario Domenico Arcuri ha annunciato l’arrivo delle mascherine e l’avvio di una nuova distribuzione a partire da oggi che – conclude – dovrebbe concludersi, ‘compatibilmente con la domenica’, lunedi’ mattina”.