Con gli ambulatori dei medici di famiglia “lasciati al loro destino con qualche decina di mascherine chirurgiche inefficaci a impedire il contagio e pochissime maschere modello FFP2 e FFP3 adatte alle visite di pazienti sospetti, la fase 2 tanto attesa da molti italiani rischia di trasformarsi, soprattutto a Milano, in una bomba ad orologeria”.
E’ l’allarme di Alessandro Politi, presidente provinciale milanese della Societa’ italiana di medicina generale (Simg). “Il grosso pericolo – afferma Politi – è la convinzione nella popolazione che il peggio sia passato e si possa tornare più o meno gradualmente alle vecchie abitudini. Non è assolutamente così. Attualmente, con la marea di asintomatici in giro – spiega – chiunque potrebbe essere portatore del virus e diffonderlo nelle sale d’attesa, passarlo al medico, al personale di studio, i quali a loro volta sarebbero veicolo di ulteriori contagi. Un po’ quello che e’ successo all’inizio della pandemia, negli ospedali e nelle Rsa, prima che si adottassero misure preventive quali l’uso di Dispositivi di protezione individuale (Dpi) e la sanificazione degli ambienti, previsti dal piano nazionale per le pandemie”. “Manchiamo di tute e camici monouso – denuncia Daiana Taddeo (Area ricerca Simg) – calzari, occhiali/visiere protettive, cuffie per i capelli, sistemi di sanificazione degli ambienti. Potremmo ritrovarci tra pochi giorni, dopo Pasqua, a dovere gestire una pseudo-normalita’ fatta di visite ambulatoriali e domiciliari con rischi ancora maggiori”.
“Le istituzioni sanitarie – continua l’analisi di Alessandro Politi – qui a Milano ci hanno di fatto lasciato soli, le uniche forniture utili ci sono arrivate dal nostro Sindaco Dr. Sala, su sua iniziativa personale”. Per il rappresentante provinciale di Simg, “non si può non collegare questo a una riforma scellerata che nel 2015 ha eliminato la Asl (Azienda sanitaria locale), primo interlocutore della medicina del territorio, sostituendola con una struttura denominata Ats (Agenzia di Tutela della Salute), che ha compiti completamente diversi e istituendo le Asst (Aziende socio sanitarie territoriali), di fatto gli ospedali pubblici, delegando a loro la gestione del sistema territoriale”.
“Purtroppo gli ospedali – continua Politi – non hanno la più pallida idea di come funzioni la Medicina del Territorio, la nostra medicina, e questa crisi non ha fatto altro che metterlo in evidenza. La mancanza di informazioni, la mancanza di materiali, la mancanza di un vero e proprio coordinamento nasce proprio da questo, dalla ormai cronica non conoscenza dei rispettivi compiti”.
