Coronavirus e scuola, il ministro Azzolina: “Eravamo arretrati nella cultura digitale, la didattica a distanza non può più essere opzionale”

"Persino in mezzo alla tempesta, la nostra scuola ha dimostrato di essere viva e di reagire alle difficoltà con coraggio e in molti casi persino con fantasia"

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La scuola italiana è stata stravolta dall’epidemia di coronavirus. “Eravamo arretrati, nella cultura digitale. Su questo occorrerà riflettere. Si parla da anni di piani per la digitalizzazione. Dovremo capire cosa è accaduto davvero e accelerare. Intanto, in queste settimane, abbiamo fatto passi importanti. Trasformare questa crisi in opportunità è la sfida che ci si para davanti. Dobbiamo e vogliamo vincerla”, assicura il ministro dell’Istruzione Lucia Azzolina, intervistata da The Post Internazionale sull’emergenza sanitaria e la didattica a distanza. “Sarebbe inutile negare la condizione in cui si trovava la scuola quando l’epidemia ci ha investito – ammette Azzolina – Ancora troppe disparità fra un istituto e l’altro. Ma la scuola ha saputo reagire, questo va detto. Dobbiamo esserne fieri. Come ministro, ho voluto fortemente la didattica a distanza quando siamo stati costretti a chiudere le aule. C’erano tante resistenze. Per certi aspetti comprensibili: ci muoviamo su un terreno nuovo, una pandemia così non c’era mai stata. Ma diciamolo con franchezza: non c’era nessuna vera alternativa alla didattica a distanza. Si poteva sospendere tutto, non fare più nulla, abbandonare i ragazzi; oppure provare questo salto: avviare una didattica dell’emergenza”, ha aggiunto.

ministro lucia azzolinaIl ministro dell’Istruzione ricorda: “Abbiamo stanziato risorse perché le scuole potessero intervenire direttamente. La prima erogazione di fondi dedicati ai device è stata di 70 milioni di euro: queste risorse possono risolvere il problema di dotazione di oltre 300.000 alunni. Non sono pochi. Il censimento lo stiamo facendo giorno dopo giorno. Le scuole, poi, stanno dando in comodato d’uso anche i device che hanno comprato negli ultimi anni grazie anche ai fondi del Piano Scuola Digitale. Anche questi garantiranno un’importante copertura. Molte Regioni, Comuni, Associazioni, anche privati stanno facendo la loro parte. La scuola è del Paese, è giusto che tutti vogliano occuparsene. Se serviranno altre risorse, assicuro che le troveremo“.

E sottolinea ancora: “Persino in mezzo alla tempesta, la nostra scuola ha dimostrato di essere viva e di reagire alle difficoltà con coraggio e in molti casi persino con fantasia. Ma non c’erano alternative: o la scuola italiana provava a fare un salto per continuare a mantenere vivo e continuo il rapporto con i suoi studenti, oppure lo avrebbe perso. Anche partire con poche ore di lezione in ogni classe, all’inizio, ha tenuto connesso il filo della didattica: su quel bandolo abbiamo tessuto la tela. La prima esigenza era quella di non interrompere un servizio che è, prima di tutto, un diritto“. A chi obietta che la didattica a distanza non è prevista nel contratto degli insegnanti, Azzolina replica: “Neanche la scuola chiusa per virus, se è per questo. Ma un professore o un maestro hanno il dovere di insegnare, esattamente come un medico ha il dovere di curare: di questo sono profondamente convinta. Nessuno meglio di me sa che la didattica a distanza non può sostituire la didattica in presenza: è una soluzione per affrontare l’emergenza, ma è l’unica possibile. La didattica a distanza era solo opzionale, nel primo decreto. Ci sono state diverse resistenze, ma adesso abbiamo già cambiato la normativa: la didattica a distanza non può essere più opzionale, è un obbligo”.