La Domenica delle Palme ai tempi del Coronavirus tra cultura, simboli e tradizioni: le immagini per gli auguri di “Buone Palme”

La Domenica delle Palme ai tempi del Coronavirus: storie, tradizioni, simboli e proberbi sulla festività pre-pasquale

  • buona domenica delle palme
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La Domenica delle Palme è arrivata anche quest’anno, e nonostante il Coronavirus dobbiamo individuare una lettura positiva alla ricorrenza cristiana che viene da sempre osservata da cattolici, ortodossi e protestanti. Una festività che anche in tempo di epidemia deve aiutarci a riflettere. Dal punto di vista storico, la Domenica delle Palme non cade sempre nello stesso giorno perché è legata direttamente alla Pasqua, la cui data cambia ogni anno (viene fissata in base alla prima luna piena successiva all’equinozio di primavera). La data della Pasqua per i cattolici oscilla quindi tra il 22 marzo e il 25 aprile. Quest’anno la Pasqua sarà celebrata il 12 aprile, e di conseguenza la Domenica delle Palme è il 5 aprile.

Per gli ortodossi la data oscilla tra il 4 aprile e l’8 maggio in quanto utilizzano il calendario giuliano e non quello gregoriano come i protestanti e i cattolici.

Con la Domenica delle Palme, si dà inizio alla Settimana Santa, si ricorda l’ingresso trionfale di Gesù a Gerusalemme, avvenuto a cavallo di un asino, mentre la folla ne osannava il nome, agitando rametti di palma e d’ulivo in suo saluto. La folla, accorsa numerosa, radunata dalle voci dell’arrivo del Messia, stese a terra i mantelli, mentre altri tagliavano rami d’alberi d’ulivo e di palma, agitandoli festosamente per rendere onore a Gesù, esclamando: “Osanna al Figlio di Davide! Benedetto colui che viene nel nome del Signore! Osanna nell’alto dei cieli!”. Gesù fa dunque il suo ingresso a Gerusalemme, sede del potere civile e religioso in Palestina, a cavallo di un’asina, un animale umile, servizievole, sempre a fianco della gente pacifica e lavoratrice; un animale la cui presenza è costante nella vita di Gesù sin dalla sua nascita, nella stalla di Betlemme e nella fuga in Egitto della famigliola in pericolo. 

La benedizione delle palme è documentata sin dal VII secolo ed ebbe uno sviluppo di cerimonie e di canti adeguato all’importanza sempre maggiore data alla processione. Questa è testimoniata a Gerusalemme dalla fine del IV secolo e quasi subito fu accolta dalla liturgia della Siria e dell’Egitto. In Occidente giacché questa domenica era riservata a cerimonie prebattesimali (il battesimo era amministrato a Pasqua) e all’inizio solenne della Settimana Santa, benedizione e processione delle palme trovarono difficoltà a introdursi; entrarono in uso prima in Gallia (sec. VII-VIII) dove Teodulfo d’Orléans compose l’inno “Gloria, laus et honor”; poi in Roma dalla fine dell’XI secolo.

L’uso di portare nelle proprie case l’ulivo o la palma benedetta ha origine devozionale, come augurio di pace.

Domenica delle Palme: festeggiamenti e tradizioni in Italia

I festeggiamenti e le tradizioni della Domenica delle Palme sono davvero numerosi in Italia. Tra i più suggestivi: a Montescaglioso (Mt) un tempo i giovani fidanzati portavano in chiesa palme e ghirlande fatte con foglie d’ulivo con, appesi al centro, ori da regalare alle fidanzate. Ancora oggi, in questa giornata, le coppie che si sposano entro l’anno vengono chiamate sull’altare, partecipando alla processione dopo la celebrazione della Messa. A Bordighera, in provincia di Isernia, è tempo di parmureli, realizzati intrecciando le parti tenere delle grandi foglie di palma, pare di fattura barocca. In un primo tempo all’intreccio delle palme si dedicarono le suore benedettine camaldolesi e, in seguito al loro graduale abbandono, tale attività fu ripresa da molti artigiani  che mantennero quasi inalterato lo stile per produrre nuove figure rappresentative.  La Sardegna propone la tessidura de pramma o delle prammas pintadas; a Scalea (Cs) vengono benedette palme particolari, addobbate con caciocavalli e confetti; mentre a Bova-Chora, in Calabria, i contadini intrecciano con maestria rami d’ulivo, formando le pupazze, figure femminili statuarie, abbellite con fiori, frutta fresca e primizie, portate in processione.

Come non citare la Fiera delle Palme di Melzo tra fuochi d’artificio, concerti, mostre ecc; e la corsa su pista con cavalli montati a peso dai fantini del Palio ad Abbadia di Montepulciano? A Gangi, in Sicilia, si rinnova un antico rito popolare millenario: quello della processione dei tamburinara, cui sono protagoniste le Confraternite del luogo… un patrimonio storico/culturale immateriale che richiama il fedele col suono ritmato dei grossi tamburi portati in spalla dai tamburinara. Caratteristica del corteo sono i Confratelli, che incedono tra stendardi e tradizionali casacche, portando in spalla le pesanti palme adornate con fiori, datteri e minuscole manifatture a forme di croce e canestrini ottenute dall’intreccio delle foglie per tenere le palme fissate attorno ad un’asse centrale in legno detto “cunocchia”.

Singolare l’abbigliamento dei Confrati: una tunica bianca coperta con un mantello di colore diverso per ognuna delle Confraternite e il classico abitino. A precederli, i tamburinara, che indossano le rubriche, antichi parametri sacri del 700’ ricamati in oro e argento. A Caccamo, in provincia di Palermo, la Domenica delle Palme viene festeggiata con una singolare processione di 13 chierichetti, l’uno su un asinello bardato di nastri e fiori, e gli altri a piedi, in corteo,a simboleggiare Cristo e gli Apostoli, con una sfilata per le chiese principali. A Caltanissetta la sera della Domenica delle Palme si rinnova l’antico rito della processione di Gesù Nazareno Benedicente o “Processione della Barca”, tradizionalmente voluta e gestita dai contadini del luogo. A Savelli, la Domenica delle Palme è anche il giorno della commemorazione del terribile terremoto del 27 marzo 1638, terremoto dell’undicesimo grado della Scala Mercalli, avvenuto alla vigilia delle Palme. In quest’occasione, fino a qualche decennio fa, era ancora possibile osservare le anziane donne vestite di nero piangere, toccarsi il petto, alzare le braccia e riprendere antiche nenie.

Domenica delle Palme: i simboli della ricorrenza

La Domenica delle Palme è caratterizzata da due simboli: la palma e il ramoscello d’ulivo. La palma è simbolo di trionfo, acclamazione, regalità, ma anche vittoria, ascesa, rinascita e immortalità. Si collega anche alla Fenice e ha la funzione di Albero della Vita. La simbologia cristiana, presente sin dall’epoca paleocristiana, è legata a un passo del Salmo 92, 12-15: “Il giusto fiorirà come la palma, Crescerà com e il cedro nel Libano. Quelli che saran piantati nella Casa del Signore Fioriranno ne’ cortili del nostro Dio. Nell’estrema vecchiezza ancor frutteranno, E saranno prosperi e verdeggianti; Per predicare che il Signore, la mia Rocca, è diritto; E che non vi è alcuna iniquità in lui”.La palma, a ben vedere, produce infiorescenze quando sembra ormai morta così come i martiri hanno la loro ricompensa in Paradiso. Un passo dell’Apocalisse 7,9 dice, invece: “Dopo queste cose guardai e vidi una folla immensa che nessuno poteva contare, proveniente da tutte le nazioni, tribù, popoli e lingue, che stava in piedi davanti al trono e davati all’agnello, vestiti di bianche esti e con delle palme in mano”.

Quanto al ramoscello di ulivo, esso è il simbolo della pace. Le origini risalgono al passo biblico del Diluvio Universale. Quando il diluvio cessò, Noè fece volare prima un corvo per vedere se si fossero ritirate le acque dalla terra, e poi una colomba, ma entrambi, non trovando dove posare la pianta del piede, tornarono a lui nell’arca perché c’era ancora l’acqua su tutta la terra. Dopo una settimana, Noè ritentò, inviando una colomba che tornò a lui sul far della sera; ecco, essa aveva nel becco un ramoscello d’ulivo. Noè comprese che le acque si erano ritirate dalla terra.Il ramoscello di ulivo è simbolo di pace in quanto Dio stesso, a conclusione del Diluvio Universale, promise nella Genesi: “Io stabilisco la mia alleanza con voi: non sarà più distrutto nessun vivente dalle acque del diluvio, né più il diluvio devasterà la terra”.

Domenica delle Palme: i proverbi più noti e le frasi celebri

Attorno alla Domenica delle Palme sono nati numerosi proverbi. Tra i più noti : “La domenica dell’olivo tutti gli uccelli hanno il nido, e la merla furbarella l’ha per aria e l’ha per terra, ma il colombo sciagurato non l’ha ancora cominciato”. Si dice: “L’olivo benedetto,  vuol trovar pulito e netto”; “La domenica dell’olivo, ogni uccello fa il suo nido”; “La palma benedetta, buone novelle aspetta”. Ed ancora: “Palma molle, Pasqua asciutta; Palma asciutta, Pasqua moll e”; “Quando si bagnano le palme, si bagnano anche l’ova”, “Se non piove il dì delle Palme, pioverà il dì di Pasqua”.Anticamente la Domenica delle Palme si chiamava, scherzosamente , “della frasca”, come attesta l’adagio: “Non è Pasca, non è Pasca. E’ Duminica de frasca”, così chiamata per l’ondeggiare delle palme che devono essere benedette.I contadini, invece, usavano dire: “Parma chiovus gregna gravusa- Parma n’fusa, gregna gravusa-Parma cinculusa, gregna gravusa. Essi , richiamando ad una superstizione metereologica, pronosticavano un buon raccolto di grano in caso di pioggia proprio la Domenica delle Palme.

A ben vedere, tutti proverbi ruotano attorno a due temi: il clima e la pulizia delle case …le cosiddette “grandi pulizie di Pasqua”. Alcune frasi celebri dei Papi sulla Domenica delle Palme: “Osanna al figlio di Davide! La Chiesa ripete oggi in tutta la terra queste parole con le quali la moltitudine, riunita a Gerusalemme per le feste pasquali, acclamò Gesù di Nazaret. La Chiesa chiama questo giorno Domenica delle Palme, in ricordo delle palme che gettarono gli abitanti di Gerusalemme e i pellegrini, al passaggio di Gesù, salutato con grande entusiasmo dalla folla” (Giovanni Paolo II); “La Domenica delle Palme è il grande portale che ci introduce nella Settimana Santa, la settimana nella quale il Signore Gesù si avvia verso il culmine della sua vicenda terrena” (Benedetto XVI).

“Benedetto colui che viene nel nome del Signore» (cfr Lc 19,38), gridava festante la folla di Gerusalemme accogliendo Gesù. Abbiamo fatto nostro quell’entusiasmo: agitando le palme e i rami di ulivo abbiamo espresso la lode e la gioia, il desiderio di ricevere Gesù che viene a noi. Sì, come è entrato a Gerusalemme, Egli desidera entrare nelle nostre città e nelle nostre vite. Come fece nel Vangelo, cavalcando un asino, viene a noi umilmente, ma viene “nel nome del Signore”: con la potenza del suo amore divino perdona i nostri peccati e ci riconcilia col Padre e con noi stessi” (Papa Francesco).