Il Coronavirus impone a Taranto la rinuncia ai riti tradizionali di Pasqua: era successo solo per la 2ª Guerra Mondiale

Coronavirus, Taranto costretta a rinunciare ai celebri riti di Pasqua 75 anni dopo la 2ª Guerra Mondiale

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Le restrizioni del coronavirus impongono a Taranto di rinunciare a giorni attesi tutto un anno: quelli della Settimana Santa. Con le storiche processioni dell’Addolorata e dei Misteri e con i “perdoni” nelle strade della citta’, confratelli del Carmine che, scalzi e incappucciati, si recano a pregare agli altari della Reposizione (i Sepolcri) nella serata del Giovedi’ Santo. Solo negli anni ’40, durante la seconda guerra mondiale, Taranto ha dovuto rinunciare ai suoi riti che richiamano per alcuni aspetti quelli di Siviglia. Ed eccetto la parentesi della guerra, mai i riti della Settimana Santa sono stati fermati a Taranto. Anche in caso di maltempo – ed e’ accaduto piu’ volte – e’ capitato che gli orari di avvio venissero posticipati, anche di qualche ora, ma mai le processioni sono state annullate. Col Coronavirus, pero’, non si poteva fare diversamente e le confraternite dell’Addolorata e del Carmine ne hanno preso atto gia’ da giorni.

Oltre al divieto di manifestazioni pubbliche, va detto che i Riti di Taranto si svolgono in una cornice di folla, con migliaia e migliaia di persone – tra cui tantissimi turisti – che ininterrottamente dalle 15 del Giovedi’ Santo sino alle 9 del Sabato Santo, notti comprese, affollano prima le strade della citta’ vecchia e poi quelle del centro. Le stesse processioni dell’Addolorata la notte del Giovedi Santo e dei Misteri del Venerdi’ Santo (quest’ultima nel 2015 ha compiuto 250 anni) vedono una importante partecipazione di confratelli dell’Addolorata e del Carmine vestiti con l’abito di rito, con i simulacri portati a spalla con una lentissima andatura. Ciascuna delle due processioni dura infatti piu’ di 15 ore. Quest’anno, nelle ore in cui i riti avrebbero dovuto svolgersi, le due confraternite tarantine ricorreranno a varie dirette streaming e sui canali social dalle chiese di San Domenico e del Carmine – che resteranno a porte chiuse – dove si rechera’ l’arcivescovo di Taranto, Filippo Santoro. Sara’ egualmente assicurata – ma senza alcuna presenza in chiesa – la celebrazione della liturgia del Giovedi e Venerdi’ Santo. In una lettera ai confratelli del Carmine – piu’ di 2 mila -, il priore Antonello Papalia scrive che “i perdoni della Settimana Santa 2020 indosseranno i paramenti liturgici dei sacerdoti, i camici dei medici, le tute degli infermieri e degli operatori ospedalieri, le divise delle forze dell’ordine, dei supermercati, le tute degli operatori ecologici”. “Non pregheranno le loro intenzioni – prosegue Papalia – ma si prenderanno cura dei malati, degli anziani. Quest’anno vestiranno abiti diversi ma vivranno, come sempre, nella certezza della Resurrezione e della nostra rinascita”.La Settimana Santa, oltre ad essere tradizione sentitissima a Taranto, e’ anche un momento identitario della citta’. Il Comune di Taranto, con l’assessore alla cultura, Fabiano Marti, d’accordo con le due confraternite, ha deciso che “mandera’ in filodiffusione, sia nei pressi del Carmine che nella citta’ vecchia, le marce funebri che da sempre accompagnano le processioni. Un modo – si afferma – per far vivere l’atmosfera ai tarantini anche in questo periodo difficile per tutti”. “Non poter vivere come ogni anno i riti della Settimana Santa e’ una grave perdita per Taranto sia dal punto di vista religioso e della tradizione che da quello economico”, ha dichiarato l’assessore Marti.