Coronavirus, Balzanelli: “I casi di covid-like da valutare con attenzione”

Si chiamano casi 'Covid like', riguardano quei pazienti che hanno un quadro clinico simile (like) a quello che caratterizza il Covid

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Si chiamano casi ‘Covid like’, riguardano quei pazienti che hanno un quadro clinico simile (like) a quello che caratterizza il Covid: insufficienza respiratoria e una polmonite interstiziale documentata dalla Tac, ma un tampone negativo, anche ripetuto più volte. Il virus, però, può essere scovato nel liquido di lavaggio bronco-alveolare.

Mario Balzanelli, presidente nazionale della Sis 118 (Società italiana sistema 118) che per primo ha definito questa condizione, lancia un appello perché questi casi vengano valutati con la giusta attenzione e sia messo a punto un protocollo istituzionale ad hoc. Si tratta di un dato: “di estrema importanza epidemiologica, considerato che, al momento attuale, i ‘Covid Like’ non risultano ancora, a livello nazionale, né classificati e quantificati come tali, né definiti con criteri clinici specifici, né inquadrati in un contesto standardizzato di percorso diagnostico e gestionale dedicato di carattere obbligatorio”, dice Balzanelli.

La richiesta si basa, dice Balzanelli, sull’esperienza clinica personale, “maturata alla postazione fissa ‘San Giuseppe Moscati’ del Set 118 Taranto che documenta riscontro, statisticamente significativo, dei pazienti Covid-19 Like in misura del 13% di tutti i pazienti controllati al presidio ospedaliero Covid della Asl Taranto per l’insorgenza acuta di problematiche febbrili o respiratorie”.

Ma si basa anche su “segnalazioni multiple, effettuate da colleghi di diverse regioni italiane, quali Lombardia, Lazio, Campania, Calabria, Sicilia”, dice Balzanelli, secondo cui “non è affatto una questione da poco trattandosi di soggetti potenzialmente contagiosi”. Per questo “riteniamo che la ricerca nel liquido di lavaggio bronco-alveolare del SarsCov2, secondo le linee di indirizzo della Società italiana di anestesia analgesia rianimazione e terapia intensiva (Siaarti) e della Società italiana dei pneumologi ospedalieri (Sipo), associata all’esecuzione di test rapidi, che individuano la presenza degli anticorpi prodotti, in diverse fasi evolutive dell’infezione, dall’organismo nei confronti del virus, possano rappresentare un prezioso strumento di diagnosi e di monitoraggio clinico in questi pazienti, percorso clinico gestionale che dovrebbe essere sancito come protocollo clinico dedicato da parte del ministero della Salute”, conclude Balzanelli.