Coronavirus, fase 2: “I dati epidemiologici siano pubblici”

Con la riapertura "i dati epidemiologici dovranno essere pubblici: non è possibile che i dati essenziali non lo siano e al momento attuale i dati più interessanti non sono pubblici o sono di difficile accesso"

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Con la riapertura “i dati epidemiologici dovranno essere pubblici: non è possibile che i dati essenziali non lo siano e al momento attuale i dati più interessanti non sono pubblici o sono di difficile accesso”, ha detto all’ANSA il fisico Giorgio Parisi, dell’Università Sapienza di Roma e presidente dell’Accademia dei Lincei. Nella Fase 2, ha aggiunto, “è importante avere un forte controllo e stare attenti a non abbassare la guardia”.

Fra i dati che secondo Parisi sarebbe importante conoscere per comprendere l’andamento dell’epidemia nella Fase 2 “ci sono le nuove richieste di tamponi fatte in ciascuna Asl e i dati relativi alle chiamate ai pronto soccorso”. Secondo il fisico “anche i dati sul numero di morti sono inutilizzabili in quanto si ha la data comunicata alla Protezione civile, ma nessuno sa a quando realmente risalgano i decessi”.

Quanto ai nuovi casi, non basta indicarne il numero: secondo Parisi “una cosa è sapere che c’è stato un caso, diverso è sapere dove è avvenuto il contagio e controllare i contatti“. Fra gli aspetti che in estate richiederanno particolare attenzione il fisico ha indicato i dormitori delle persone impiegate stagionalmente nei campi: “se non venisse rispettato il distanziamento il risultato sarebbe pericolosissimo”. La scuola è un altro settore che richiede “studi specifici e dettagliati su eventuali episodi in Italia di diffusione epidemica connessi a scuole elementari o asili: per riaprire le scuole bisogna sapere se c’è questo pericolo e questo – ha osservato – non tanto per i singoli bambini, nei quali la malattia sembra benigna, ma perché potrebbero infettare i nonni, i genitori o le maestre più anziane”. Nella letteratura scientifica non ci sono tracce di simili focolai, ma secondo l’esperto “bisognerebbe comunque fare studi precisi e test sierologici”.