E’ ancora caos sulle mascherine per la protezione a causa dell’emergenza coronavirus a poche settimane dall’annuncio della possibilità di grande distribuzione a prezzo ridotto. Le farmacie sono ancora a secco e gli approvvigionamenti procedono a singhiozzo, con i distributori quasi fermi e importatori a corto di venditori dall’estero “per il prezzo troppo basso delle ‘calmierate’ in Italia“.
Nonostante tentativi di accordi tra aziende e di alleggerimento della burocrazia, permane dunque lo stallo. Nel DL Rilancio si pensa a snellire ulteriormente la burocrazia, al fine di semplificare e velocizzare l’iter per la certificazione anche delle mascherine non chirurgiche – ma che rispondano ad alcuni requisiti tecnici – e consentirne l’utilizzo in alcuni ambiti lavorativi.
Tuttavia potrebbe non essere sufficiente: i distributori chiedono lo ‘sblocco’ di milioni di mascherine sequestrate durante i controlli delle forze dell’ordine. “La maggior parte di queste sono nei depositi giudiziari – dicono – solo per cavilli tecnici, ma sarebbero utilizzabili come ‘chirurgiche’ da vendere a 50 centesimi più iva“.
Finora l’ultimo stock di ‘mascherine di Stato’ è arrivato a Roma e in qualche altra città, ma nella quasi totalità delle farmacie dove sono state consegnate sono già finite. Mancano ancora in altre grandi città come Milano e Torino, dove sono attese in queste ore. Da sabato scorso sono in distribuzione tre milioni di dispositivi, un lotto della Protezione Civile, a fronte di un fabbisogno stimato in Italia di 10 milioni al giorno.
La spiegazione sarebbe stata attribuita anche alla difficoltà di importazione per la “mancanza di appetibilità” del mercato italiano, visto il basso prezzo di acquisto stabilito verso l’estero, un fattore su cui incide la ‘vendita popolare’ a 50 centesimi. “In Spagna e Francia le mascherine calmierate sono a 96 centesimi al netto dell’Iva. Tutto ciò orienta i produttori verso altri Paesi”, riflette Mirone, che rimane in attesa della produzione ‘Made In Italy’, l’unica che al momento sembra poter risolvere questo stallo. Ma “le cinque aziende italiane che hanno cominciato a produrre le mascherine non hanno ancora i quantitativi disponibili”. E iniziano a diventare nuovamente introvabili anche guanti e alcol per disinfettare.
E poi ci sono le mascherine sequestrate: “Avviene spesso per intoppi burocratici, magari perché il certificato di accompagnamento è in lingua straniera e manca la traduzione in italiano. Sulle verifiche di due enti diversi spesso cambia tutto nell’interpretazione della norma. E’ chiaro che nessuna azienda si assumerebbe il rischio di finire sotto accusa per frode. Bisognerebbe – sottolinea Mirone – eliminare questo corto circuito“.

