Da un lato la voglia di riapertura, dall’altro la paura del contagio da coronavirus. Vogliamo dimenticare la quarantena e il virus, eppure il “rischio è dietro l’angolo”.
Ci siamo davvero già dimenticati cosa rischiamo? Sì, ed è tutta colpa di un “paradosso“, spiega il virologo dell’Università di Milano Fabrizio Pregliasco. “C’è un forte desiderio e bisogno di normalità, è comprensibile, ed è pericoloso”, commenta il virologo. Nel riaprire altre attività il 18 maggio, come sembra ormai scontato, e non più a giugno, quindi “bisogna valutare il margine di rischio che comunque c’è. Perché è ovvio che ogni contatto è un contatto in cui si rischia”.

“Poi però – sottolinea Pregliasco – dipende molto dalle responsabilità dei singoli. Bar, ristoranti o parrucchieri dal punto di vista tecnico si possono riaprire. Non possiamo dire no, non possiamo fermarci ma non dobbiamo abbassare il livello di attenzione. Invece è proprio quello che rischia di succedere, ed è normale. Accade sempre in qualsiasi nostra azione, ad esempio quando impariamo a guidare l’auto, all’inizio siamo molto più attenti, poi col tempo ce ne freghiamo perché ci si abitua al rischio. Il rischio più grande è l’allentamento dell’attenzione per l’abitudine al rischio, e non ci deve essere”.
Una cattiva abitudine da non prendere, e “la responsabilità è dei singoli”, a Mondello come sui Navigli. Perché “non ci può essere un poliziotto ad ogni angolo della strada, non c’è altro che la responsabilità sociale di ognuno. Insistere con controlli e informazioni sì, per non far abbassare la guardia, ma fondamentale è la responsabilità“.
In particolare “gli assembramenti non sono innocenti, aumentano in maniera esponenziale la probabilità di rischio. Chi si accalca in spiaggia o sui muretti non è furbo, fa male potenzialmente a se stesso, ai suoi familiari, non solo agli estranei, alle persone a lui più vicine; poi anche a tutti gli altri, alla comunità in senso lato. Sarà certo fondamentale il monitoraggio e il tracciamento dei casi però l’assembramento ha un effetto moltiplicatorio e il rischio focolaio è esponenziale”.
Che bisogna andarci cauti ce lo insegna la Germania, che pure non ha avuto la stessa diffusione del virus: “L’indice di trasmissione era 0,65, hanno riaperto e sono ritornati a 1,1. Una situazione ancora non grave, ma riaprendo velocemente hanno rischiato un po’. E’ ancora sotto controllo, ma con R0 1,1 è un rischio all’aumento. In Italia a seconda delle Regioni l’indice è tra 0,5-0,7”. Quindi anche per noi “il rischio è dietro l’angolo”.
“Sarebbe stato meglio fermarci, dal 18 fare le prime rivalutazioni, poi andare oltre. Il piano di ulteriori aperture dal primo di giugno sarebbe stato più tranquillo. Legittima la richiesta economico-sociale, ma dobbiamo saperlo: dobbiamo stare attenti, potremmo dover richiudere, quanto meno con degli stop diversificati sul territorio”.
