“Da lunedì prossimo non faccio entrare nessuno in Sicilia, come ho fatto in queste 5 settimane”. Lo ha detto il presidente della Regione siciliana, Nello Musumeci a Omnibus La7. “Non possiamo pensare di aprire la Sicilia – dice – perché temiamo che ci possa essere un afflusso di altre regioni assolutamente non sottoposto a una verifica sanitaria necessaria che diventa il presupposto per evitare il ritorno del contagio”. E ribadisce, parlando dei numerosi siciliani che vivono al Nord: “Non li farò entrare, chi vuole venire sa che deve rimandare in agenda di qualche settimana. Non può entrare, anche se serve concordarlo con il Ministero dei trasporti perché non dipende solo da noi”.
“Serve un ‘metodo Ponte Morandi’ anche in Sicilia, un metodo che possa tenere conto di opere pubbliche che si muovono a passo di lumaca. Questo significa riaprire i cantieri, e migliaia di famiglie potranno respirare”. Lo ha detto il governatore siciliano Nello Musumeci intervenendo a Omnibus La7.

“Il turismo per noi diventa uno dei settori economici di traino, soprattutto in questo momento. Prima del’epidemia era la regione con il più alto tasso di crescita sul turismo nel Sud, alcune testate prestigiose hanno considerato la Sicilia tra le prime sette tappe nel mondo. Ora ci stiamo attrezzando tenendo conto della prudenza che dobbiamo rispettare. E poi – dice –perché riteniamo di dovere dare ossigeno a migliaia e migliaia di piccole imprese, perché a differenza del Nord il Sud è caratterizzato da un sistema imprenditoriale assai frammentato, con molte imprese familiari”.
“Abbiamo potuto procedere a questa distribuzione straordinaria, dopo quelle già fatte per le strutture sanitarie dell’Isola – ricorda Musumeci – grazie all’iniziativa di approvvigionamento autonomo, attraverso la sinergia con l’Upcm di Pittsburg, che gestisce con noi l’Ismett a Palermo, 150 tonnellate di materiale sanitario, visti i ritardi iniziale di consegna da parte dello Stato”. Dall’inizio dell’epidemia, la Regione ha già distribuito quasi sei milioni di mascherine. E ancora tre milioni di guanti e un milione di altri dispositivi tra camici, calzari, tute e cuffie. A beneficiarne sono state, principalmente: strutture sanitarie, case di riposo per anziani, residenze sanitarie assistite, Comuni, Prefetture, Forze dell’Ordine, Esercito, ex Province, carceri, dipartimenti regionali, Confcommercio e Confesercenti. Tra gli altri materiali sono stati consegnati anche 45 mila tra occhiali e visiere, oltre 205mila tamponi e kit diagnostici e poco meno di 40 mila apparecchi sanitari.