Coronavirus e inquinamento, nelle aree più colpite alta concentrazione di inquinanti: le condizioni meteo-climatiche hanno salvato il Sud

Rapporto tra mortalità da coronavirus e inquinamento: ovunque c’è stata coesistenza di virus e patogeni atmosferici lì ci sono state le stragi

L’ultimo aggiornamento Istat dice che le morti in questi primi mesi del 2020, sono aumentate del 94% circa sulle aree del Nord dove si collocano le province più colpite dall’epidemia; nel Centro Italia l’incremento è del 9% circa, mentre al Sud scende al 2%. Dice ancora che le province del Nord più colpite, registrano incrementi percentuali dei decessi, rispetto alla media dell’ultimo quinquennio, a tre cifre: Bergamo, +568%, Cremona +391%,Lodi +371%,Brescia, +291%, Piacenza +264%, Parma +208%, Lecco +174%, Pavia +133%, Mantova + 122%, Pesaro Urbino, +120%. Infine, rileva che su 34 province del Centro Sud, i decessi sono stati addirittura inferiori dell’1,8% rispetto alla media del quinquennio precedente e che in aree specifiche, come a Roma, la diminuzione è stata addirittura del 9,4%, in provincia di Matera la mortalità è diminuita del 11,3%.

Son dati che circoscrivono chiaramente il problema che stiamo vivendo al Nord Italia. E’ altresì oramai riconosciuto da tutti gli studiosi del caso, che la corresponsabilità enorme delle morti è dovuta a fattori patogeni presenti in atmosfera, polveri sottili e particolati velenosi, sia come veicolo di trasmissione del virus, quindi come fattore di esasperazione della carica virale, sia come direttamente influenti, perché i particolati stessi sono nocivi e mortali. Ovunque c’è stata coesistenza di virus e patogeni atmosferici lì ci sono state le stragi. E la passata stagione invernale, tutta la fascia temperata emisferica, ossia dalla Cina, passando per il medio oriente, l’Europa e fino agli Stati Uniti, ha visto condizioni atmosferiche caratterizzate da esasperazione anticiclonica come forse mai viste in precedenza, e tali da favorire enorme deposito nei bassi strati di materiale particolato nocivo, specie poi su aree sensibili per ragioni orografiche e micro-climatiche. Per quanto riguarda più nello specifico il nostro paese, che al Nord Italia vi fosse una “strana atmosfera” in grado di arrecare danni, questa redazione lo aveva evidenziato in un articolo già in gennaio, quando del covid-19 non vi era alcuna conoscenza ( ecco il riscontro in un articolo di allora, del 14 gennaio 2020, con tanto di evidenza, sui riscontri dalle centraline e su base modellistica, anche delle aree ove il rischio sarebbe stato maggiore, https://www.meteoweb.eu/2020/01/previsioni-meteo-focus-sulle-concentrazioni-inquinanti-ancora-fino-a-80-%c2%b5g-per-m3-in-pianura-padana/1373860/ ).

A giudizio di chi opera nell’analisi dell’ambiente e dell’atmosfera, a oggi, il problema forse più importante sono proprio i particolati nocivi, gli inquinanti atmosferici sempre di più. Essi, da soli sono in grado di fare molto male e procurare morti e sempre più da diversi anni a questa parte. Già nel 2015 e poi nel 2017, in Italia, ci sono stati morti oltre la media e verosimilmente riconducibili ad esasperati accumuli di patogeni nei bassi strati atmosferici. E se poi a essi si associa una azione virale ( sia essa naturale o di natura più sospetta)  vien da sè che l’impatto mortale, soprattutto sulle aree sensibili ad abnorme accumulo di particolati, diviene eclatante. Oramai è assodato che il virus in Italia era presente già da gennaio, se non addirittura prima, e non già dal 21 febbraio. Se esso fosse stato la sola causa delle morti, dal tempo che gira, avrebbe infettato tutto il paese e non ci sarebbe stato lockdown alcuno a evitare decine di migliaia di morti anche al Sud. La verità sempre più evidente è che su queste aree madre natura ha posto un contesto orografico, marino e meteo climatico non favorevole a particolari né insistenti depositi di materiale nocivo in prossimità del suolo, salvo su alcune aree metropolitane o su altre circoscritte, come su alcune pianure pugliesi o in alcuni contesti appenninici: mari tutti circostanti e uno spartiacque appenninico, nonché una differenza barica persistente tra terraferma e superficie marittima, comportano una varietà di correnti, con circolazione di aria “viva”, poco stagnante anche in presenza di anticicloni pressanti, specie invernali.

Naturalmente i materiali inquinanti si respirano anche al Centro Sud e fanno male anche al Centro Sud, certamente corresponsabili di morti anche sulle aree centro meridionali, specie in presenza di fattori virali più agguerriti. Ma il minore impatto è inequivocabilmente evidente. Anche in nazioni dove non ci sono state particolari restrizioni e il virus è potuto circolare liberamente ovunque, ci sono enormi differenze di impatto mortale tra area e area. Ma tornando in Italia, a ora non ci sono altre spiegazioni valide in grado di giustificare l’enorme divario di morti tra Nord e Centro Sud. Si aspetterà ancora per avere ulteriori certezze in questo senso, ma è verosimile che oltre naturalmente a prendere le dovute e sacrosante cautele per l’agente patogeno virale e non abbassare assolutamente la guardia in riferimento a esso, tanto e di più si debba fare, in futuro e con urgenza, al fine di limitare le sostanze nocive in atmosfera perché respiriamo veleno, tanto veleno e i nostri organi vitali sono messi a dura prova da un anno all’altro, al punto che la concomitanza di un’azione virale anche appena più virulenta, può comportare esiti fatali a dismisura.