Nei giorni scorsi è stato salvato un uomo di 76 anni, affetto da Covid-19, quando le sue condizioni erano ormai considerate disperate, con la terapia dell’ossigeno-ozono, presso l’ospedale Mauriziano di Torino. Ora l’uomo è miracolosamente guarito ed è tornato a casa.
Il signor Ernesto (nome di fantasia) è un uomo di 76 anni. Nonno di un nipotino di tre anni. A fine marzo, dopo giorni di febbre, inizia a mancargli il fiato. Poi la sirena dell’ambulanza. La corsa verso un Pronto soccorso e la solita diagnosi di quei giorni: insufficienza respiratoria acuta in polmonite bilaterale da SARS CoV-2. Viene iniziata la terapia farmacologica e la ventilazione non invasiva.

Il timore, vedendo la TC torace, è che possa spegnersi per sempre. I polmoni sono severamente e completamente compromessi. Le sue condizioni sono ormai disperate e pare non ci sia più nulla da fare. Ernesto torna a ventilare con il casco e, nonostante ciò, i suoi scambi respiratori peggiorano, ora dopo ora. Tutto quello che si poteva somministrare era già stato somministrato. Le frecce nell’arco erano finite. E le speranze dei giorni precedenti lasciavano spazio a tristezza e rassegnazione.
L’ospedale Mauriziano di Torino, dopo autorizzazione del Comitato Etico Interaziendale, ha aderito, tra i pochi Centri in Italia, allo studio di ossigeno – ozono terapia con messa a punto di un protocollo terapeutico. E’ stato l’ospedale Santa Maria della Misericordia di Udine il promotore di questo studio nazionale multicentrico interventistico randomizzato per l’impiego dell’ozono in fase precoce nell’infezione da SARS CoV-2.
Il Mauriziano è dotato di generatore di ozono, fornito dalla Odontostomatologia (diretta dal dottor Paolo Appendino) e lo studio è condotto su pazienti ricoverati nel reparto di Sub-Intensiva COVID, gestito dalla Medicina Interna (diretta dal dottor Claudio Norbiato) e dalla Pneumologia (diretta dal dottor Roberto Prota). La gestione dei pazienti sottoposti alla terapia è stata affidata ad un team multidisciplinare, costituito dalla dottoressa Stefania Marengo, internista, e dal dottor Piermarco Babando, odontoiatra ed ozonoterapeuta della SIOOT ( Società Italiana Ossigeno Ozonoterapia ).
La procedura con ossigeno-ozono terapia per via sistemica prevede – previo il consenso informato del paziente – il prelievo, a cadenza giornaliera, di circa 200 ml di sangue da una vena periferica; il sangue prelevato, senza alcuna disconnessione dal paziente, viene mescolato con pari volume di miscela di ossigeno ozono 96-4% con tecnica sterile. Per garantire l’adeguata diffusione dei gas nel sangue raccolto, si procede a delicata rotazione della sacca per 10 minuti, alla quale segue la reinfusione. La procedura viene ripetuta per un totale di 3 sedute. Al momento sono una quindicina i pazienti arruolati.
