Sclerosi multipla, nuova cura con le staminali: “Si apre la porta a una speranza concreta”

"Si apre la porta ad una speranza concreta e credo che per i pazienti di Sclerosi multipla (sm) si potrà avere un beneficio anche se è ancora presto per delle conclusioni definitive"

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“Si apre la porta ad una speranza concreta e credo che per i pazienti di Sclerosi multipla (sm) si potrà avere un beneficio anche se è ancora presto per delle conclusioni definitive”. Angelo Vescovi, direttore scientifico dell’IRCCS Casa Sollievo della Sofferenza di San Giovanni Rotondo e professore dell’Università di Milano Bicocca, descrive così all’ANSA l’importanza della conclusione della fase 1 di sperimentazione del trapianto di staminali cerebrali umane in pazienti con sm secondaria progressiva.

“I risultati ottenuti sui 15 pazienti trapiantati – afferma – sono finora incoraggianti: nessuno è peggiorato o ha avuto effetti collaterali e alcuni hanno avuto effetti benefici, ma è ancora presto per collegare tali miglioramenti ad un effetto delle staminali. Tuttavia, dopo la chiusura di questo primo trial, il primo al mondo in cui sono stati trattati tutti i pazienti reclutati, le speranze sono più concrete”.

La sperimentazione di fase 2 su un campione più ampio, sottolinea, “dovrebbe iniziare al termine di un follow up di circa un anno, dunque nel 2021″. E’ questo, afferma, “l’unico esempio al mondo di cellule staminali che sono divenute un vero e proprio farmaco cellulare stabile”.

staminali cordone ombelicaleLe cellule utilizzate in questa sperimentazione, chiarisce Vescovi, “sono le stesse già impiegate nella precedente sperimentazione SLA dal 2012 al 2015. La tecnica per l’isolamento delle cellule staminali cerebrali umane è estremamente complessa e tutta italiana e permette di ottenere da un frammento di tessuto cerebrale una quantità pressoché illimitata di queste preziose cellule, sempre uguali negli anni per qualità e proprietà. E’ dunque questo l’unico esempio al mondo di cellule staminali che sono divenute un vero e proprio farmaco stabile, riproducibile e con un comportamento prevedibile, che quindi permette interventi clinici che non sono possibili con cellule sempre diverse e quindi potenzialmente differenti nelle loro azioni biologiche e terapeutiche“.

Un “fiore all’occhiello – afferma – e rendiamo queste cellule disponibili per le attività di ricerca in tutto il mondo”. Cautamente ottimista si dice dunque Vescovi: “Sugli animali – rileva – il trapianto di staminali riduce il danno della malattia e ripara le lesioni. Non sappiano se si potrà arrivare ad una guarigione completa ma sempre sugli animali si è visto che le lesioni che eventualmente ricompaiono si ripresentano dopo molto tempo e vengono riparata ad una nuova somministrazione”.

conservare cellule staminaliInsomma, “siamo speranzosi rispetto ad un futuro trattamento di questa che è la forma più grave di sm”. Particolarmente importante è il metodo utilizzato: “Le staminali cerebrali vengono prelevate, moltiplicate in laboratorio, congelate, standardizzate e conservate nella nostra banca di Terni. All’occorrenza, una fiala di staminali viene scongelata e le cellule rimoltiplicate. Quindi con un donatore si possono trattare migliaia di pazienti”.

Il progetto, ha concluso, “si allargherà anche ad altre patologie come Parkinson, Alzheimer e lesioni ischemiche. Parallelamente, è in preparazione una sperimentazione clinica di Fase I sulle lesioni spinali croniche ed e’ in fase di approvazione, si pensa entro il 2020, una sperimentazione di Fase II con iniezione delle stesse cellule nel midollo spinale di pazienti SLA”.