Squali nel Mediterraneo, pescati e venduti come pesce spada: ecco come riconoscerli e proteggere queste specie a rischio

Lo squalo Mako tra le specie più in pericolo: ieri il sequestro di un esemplare al mercato di Catania, venduto come pesce spada MedReAct realizza una guida per i pescatori

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Il Mediterraneo, vanta il triste primato della maggiore percentuale al mondo di squali e razze minacciate, con il 42% delle 71 specie valutate nella Lista Rossa delle specie minacciate dell’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN). Tra le specie più soggette a catture accidentali c’è lo squalo Mako (Isurus oxyrinchus), una delle 24 specie protette a livello mediterraneo ed europeo (Regolamento (UE) 2015/2102 del 28 ottobre 2015 e Raccomandazione GFCM/42/2018/2), su cui vige il divieto di cattura, possesso, uccisione, commercio, trasporto e l’esposizione per fini commerciali, ma che continua ad essere vittima della pesca accidentale e in alcuni casi addirittura commercializzata. Come quello trovato proprio ieri sui banchi del Maas (Mercati Agroalimentari) di Catania e rivenduto come pesce spada. Un esemplare femmina lungo più di 4 metri, del peso di circa 700 kg e privo di testa e pinna.

Il Mako è una specie pelagica e costiera, presente anche in mare aperto, fino a 500 m di profondità. Una volta comune nel mar Mediterraneo, ora praticamente scomparsa da alcune aree, con un grave declino della popolazione del 99,99% dall’inizio del XIX secolo. Viene pescata accidentalmente dai palangari e tramagli e dalle tonnare.

Un altro episodio recente di cattura accidentale, da parte di un palangaro per la pesca al tonno è avvenuto sempre in acque siciliane. Il suo arrivo in porto a Ognina (CT) è stato documentato con un video dagli stessi pescatori. L’esemplare è stato segnalato al Gruppo Ricercatori Italiani sugli Squali, razze e chimere (GRIS) e è stato donato al Museo Civico di Storia Naturale di Comiso (RG) per scopi scientifici.

“Per garantire la tutela di questa specie vulnerabile – ha dichiarato Vittoria Gnetti, responsabile del progetto Come migliorare la conservazione di squali e razze a rischio nel Mediterraneo di MedReAct – le misure di tutela già esistono, basta solo che tutti le applichino. E’ quindi importante che i pescatori sappiano con precisione come comportarsi in caso di catture accidentali. Per questo abbiamo realizzato una guida per il riconoscimento delle specie da rilasciare in mare pensata appositamente per loro”.

L’urgenza è resa ancora più necessaria dall’allarmante declino di queste specie. Infatti, oltre la metà delle 86 specie di squali, razze e chimere del Mediterraneo è minacciata e un terzo di queste è prossima al rischio di estinzione. Questo anche perché il loro ciclo di vita, a differenza di quello di altre specie di pesci, è molto lento, il loro periodo di gestazione è lungo, il loro livello di fecondità è basso così come lo è il tasso di riproduzione.

Tutte caratteristiche che li rendono particolarmente vulnerabili alle attività pesca, per la difficoltà a ricostituire le loro popolazioni.

La guida, realizzata da MedReAct è stata prodotta in collaborazione con la Società Italiana di Biologia Marina (SIBM), l’Università di Padova, il Gruppo Ricercatori Italiani sugli Squali, razze e chimere (GRIS) e il WWF e vuole essere uno strumento utile per riconoscere le specie che sono protette per legge e che quindi devono essere rilasciate, se pescate accidentalmente, e registrate sul giornale di bordo.

Il progetto è stato realizzato grazie al sostegno del Shark Conservation Fund, un’organizzazione che mette a disposizione competenze e risorse per far fronte alle minacce che affliggono li squali e le razze del mondo. Shark Conservation Fund è un progetto della Rockefeller Philanthropy Advisors.

Anche il Wwf in difesa dello Squalo Mako nel Mediterraneo

La carcassa di uno squalo Mako (Isurus oxyrinchus) di circa 4 metri, una femmina adulta di oltre 30 anni di età, è stata sequestrata dalle forze dell’ordine di Catania nei giorni scorsi prima di essere venduta illegalmente da un commerciante all’ingrosso del pesce probabilmente come pesce spada. – raccontano gli esperti del Wwf – La pratica di pesca e commercio illegale sta mettendo a serio rischio la sopravvivenza della specie nel Mediterraneo.

L’esemplare, privo di testa, è stato rinvenuto dalle forze dell’ordine di Catania all’interno di una cella frigorifera di un commerciante all’ingrosso di pesce, presso il MAAS di Catania. Pochi giorni prima, il 23 maggio, c’era stata la segnalazione di uno squalo mako, pescato e sbarcato illegalmente da un peschereccio proprio di Catania. La specie protetta stava per essere venduta, probabilmente come pesce spada o altra specie per la quale il commercio è permesso, mettendo in luce l’ulteriore problema diffuso in Italia della frode alimentare che danneggia squali e consumatori. Secondo la guardia costiera italiana, infatti, lo squalo venduto come pesce spada è una delle tre frodi di pesca più comuni nel nostro Paese.

Gli squali, in quanto predatori posti al vertice della piramide alimentare svolgono un ruolo ecologico fondamentale: la loro cattura, anche accidentale, minaccia quindi l’intero ecosistema marino. Nel Mediterraneo, lo squalo mako, insieme ad altre 23 specie di elasmobranchi, è a rischio di estinzione secondo la IUCN (Unione Internazionale per la Conservazione della Natura) e protetto per legge. La sua commercializzazione inoltre è soggetta a limitazioni secondo la Convenzione Internazionale CITES (Convenzione sul Commercio Internazionale delle Specie minacciate di Estinzione). Purtroppo la scarsa conoscenza e il mancato rispetto delle normative vigenti in Italia sulla cattura, lo sbarco e la vendita delle specie protette ne mettono a rischio la sopravvivenza.”

Pratiche illegali, come quella appena denunciata a Catania, hanno reso il Mediterraneo uno dei mari più pericolosi per gli squali. Nonostante il nostro paese abbia leggi precise che vietano la cattura, la detenzione a bordo e lo sbarco di varie specie di squali, tuttavia esemplari di squali protetti finiscono sui banchi e sulle nostre tavole in maniera fraudolenta spesso come pesce spada, con rischi anche per la salute umana. Sono necessari più controlli e maggiore informazione per far si che questi animali magnifici rimangano nel solo habitat che gli compete: il mare”, afferma Giulia Prato, Marine Officer WWF Italia.

La normativa che protegge questi animali nei nostri mari è sicuramente complessa. – proseguono gli esperti del Wwf – Pertanto è fondamentale, non solo aumentare i controlli, ma anche formare adeguatamente gli organi deputati al controllo, e veicolare informazioni chiare a pescatori e commercianti.
Per questo WWF insieme ad un gruppo di ricercatori e altre ONG hanno realizzato una scheda (scaricabile a questo link) che elenca le specie di squali e razze (elasmobranchi) più comunemente catturate in Mediterraneo. La scheda fornisce a pescatori, commercianti e addetti al controllo un utile strumento di identificazione e chiarisce il comportamento da tenere in caso di cattura di questi individui secondo le normative vigenti: rilascio a mare e registrazione della cattura accidentale sul libretto di bordo nel caso di Mako, squalo bianco, smeriglio e molte altre specie, o possibilità di sbarco ma sempre con segnalazione sul libretto di bordo per altre specie di squali.”

SQUALI ANCORA PIU RISCHIO DURANTE LA STAGIONE DI PESCA AL TONNO ROSSO

La stagione di pesca al tonno rosso in atto in questi giorni rende ancora più urgente la necessità di fare chiarezza su questo tema. Come ogni anno, infatti, il Decreto che definisce le modalità della suddetta campagna e la distribuzione delle quote tonno tra i diversi attrezzi di pesca (Decreto Dirigenziale n. 8120 dell’8 maggio 2020 “Campagna di pesca del tonno rosso – Anno 2020”) indica anche il comportamento da tenere in caso di cattura accidentale di tonno rosso per quelle imbarcazioni che non sono autorizzate alla pesca diretta di questa specie (Art.6), come molti palangari o imbarcazioni della piccola pesca, ovvero: è possibile sbarcare tonni catturati accidentalmente per una percentuale pari al 20%, in peso e/o numero, delle specie ittiche elencate nell’Allegato 1 al regolamento (UE) n. 2017/2107. Va ricordato che la pesca al tonno, soprattutto quella effettuata con palangari, cattura accidentalmente molti squali, e molti di questi sono inclusi nell’Allegato sopracitato. Il rischio è quindi quello che i pescatori considerino anche gli squali nel conteggio del 20%, e siano incitati a sbarcare erroneamente queste specie per poter sbarcare anche i tonni. Sebbene il decreto integrativo del 26 maggio(D.D, 9061), chiarisca che non devono considerarsi per tale conteggio le specie ittiche protette dalle normative nazionali e sovranazionali, tuttavia non viene fatta altrettanta chiarezza sul fatto che nessuna specie di elasmobranchi, protetta o meno, possa essere considerata in quanto non “tuna-like”, cioè specie affini ai tonni, secondo la definizione dell’ICCAT (Commissione Internazionale per la Conservazione dei Tunnidi dell’Atlantico).
Per fare chiarezza quindi: ai fini del conteggio del 20%, nessuna specie di elasmobranchi, nemmeno le specie non protette quali verdesche o squali volpe per citarne alcune, possono essere considerate ai fini del conteggio della quota di cattura accessoria di tonno rosso.”