Il batterio Erwinia amylovora si è ormai diffuso in Trentino: ecco come difendersi

La diffusione del batterio Erwinia amylovora è ormai confermata in Trentino in gran parte della Valsugana, da Pergine fino a Carzano. La Fondazione Edmund Mach rileva che gli impianti più colpiti sono quelli messi a dimora durante questa primavera dove risultano infette tutte le varietà, ad esclusione della Golden, e senza distinzione di provenienza

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Causata da un batterio Erwinia amylovora, è considerata una delle più gravi e pericolose malattie infettive delle Rosacee Pomoidee e per questo sottoposta all‘obbligo sia di notifica che di lotta.

In Italia è presente dal 1990 e in Trentino il primo caso risale al 2003. Il suo nome, colpo di fuoco, descrive la sintomatologia che si osserva sulle piante colpite, dove foglie e germogli appassiscono e arrossano: la pianta assume così un aspetto “bruciato”. È una tematica di interesse per tutti i coltivatori di melo e pero nonché per tutti coloro che possiedono piante ospiti in orti e giardini o per il verde pubblico.

La diffusione del batterio avviene per mezzo del materiale vegetale e di propagazione infetti (anche senza sintomi visibili). Dai cancri e dagli organi infetti il batterio può fuoriuscire ed evadere sotto forma di goccioline di essudato che contiene cellule vive del batterio, elementi di diffusione nell’ambiente. Il batterio può entrare solo da ferite o dal fiore e si diffonde tramite: vento, piogge, insetti, api e uccelli. L’uomo può contribuire alla diffusione del patogeno attraverso le operazioni colturali in particolare tagli e potature. Il batterio può sopravvivere anche a lungo, senza causare malattia, sia sulle superfici degli organi della pianta che all’interno dei tessuti vascolari e in condizioni favorevoli dare origine ai sintomi. La moltiplicazione del batterio è favorita da umidità relativa superiore al 60% con temperature comprese tra i 15 e i 32°C associate anche a nebbia, pioggia, rugiada e grandine.

Il colpo di fuoco batterico colpisce specie spontanee e coltivate appartenenti alla famiglia delle Rosaceae Pomoideae. In tutto sono conosciute almeno 150 specie ospiti tra cui le principali sono: Melo (Malus spp.), Pero (Pyrus spp.), Cotognastro (Cotoneaster spp.), Piracanta (Pyracantha spp.), Biancospino (Crataegus spp.), Nespolo (Mespilus germanica), Sorbo (Sorbus spp), Cotogno (Cydonia oblonga), Cotogno del Giappone (Chaenomeles jaonica), Stranvesia o Fotinia (Photinia sp.), Nespolo giapponese (Eriobotrya japonica), Pero corvino (Amelanchier ovalis) e Aronia (Aronia).

COSA FARE IN CASO DI PIANTE INFETTE?

  • Prestare attenzione alle piante ospiti ornamentali spontanee o coltivate: in presenza di sintomi della batteriosi, è fatto obbligo di estirpo delle piante gravemente compromesse e asporto delle parti colpite dalla malattia tagliandole ad almeno 70 cm dal limite prossimale visibile del sintomo.
  • Distruggere subito il tutto col fuoco, senza la necessità di analisi batteriologiche di conferma.
  • Disinfettare gli attrezzi utilizzati per le operazioni di taglio e potatura (con ipoclorito di sodio o sali di ammonio quaternario), nonché il vestiario utilizzati nell’ambito dell’estirpazione, della pulizia e distruzione delle piante.
  • In caso di impossibilità di intervento, segnalare immediatamente il caso all’Ufficio fitosanitario PAT. In caso di dubbio riferirsi ai contatti sopra indicati.
  • Nella realizzazione di giardini e aree a verde è preferibile privilegiare specie non suscettibili al colpo di fuoco ma aventi il medesimo valore ornamentale.