Mentre il nuovo coronavirus continua a diffondersi per il mondo, tra gli aspetti della malattia che creano più confusione ci sono i sintomi, molto gravi per alcuni pazienti, molto più lievi per altri. Indubbiamente, età e patologie preesistenti svolgono un ruolo, ma non spiegano, per esempio, i decessi tra i pazienti più giovani e sani. La tendenza diventata sempre più evidente è che la gravità e i decessi a causa del COVID-19 tendono ad essere maggiori tra gli uomini rispetto alle donne. Ora il Dott. Carlos Wambier, professore assistente di dermatologia alla Warren Alpert Medical School della Brown University, e un team di ricercatori di Applied Biology Inc., New York University e università di Spagna, India e Italia gettano le basi per un’ipotesi: gli stessi ormoni maschili che provocano la perdita di capelli sono collegati alla vulnerabilità dei pazienti colpiti dal nuovo coronavirus.
Anche se sono necessari altri studi per testare questa ipotesi, Wambier afferma che un collegamento tra gli ormoni androgeni e il Covid-19 potrebbe aiutare a spiegare la maggiore gravità per gli uomini e avere implicazioni nel modo in cui i pazienti vengono sottoposti a test e curati. I ricercatori credono che le differenze nella gravità dei casi potrebbero essere dovute agli androgeni, gli ormoni che regolano le caratteristiche maschili, che, non solo svolgono un ruolo nella perdita dei capelli, ma potrebbero anche rafforzare la capacità del coronavirus di attaccare le cellule. “Crediamo che la calvizie sia un perfetto indicatore della gravità” e che “gli androgeni sono una via d’accesso per il virus per entrare nelle nostre cellule”, ha dichiarato Wambier a The Telegraph.
Questo fa sorgere la possibilità che i trattamenti che sopprimono gli ormoni, come quelli utilizzati contro la calvizie o malattie come il cancro alla prostata, possano essere utilizzati per rallentare il virus, dando ai pazienti più tempo per sconfiggerlo.
Due studi condotti da Wambier in Spagna hanno svelato che un numero sproporzionatamente alto di uomini con calvizie era ricoverato in ospedale con Covid-19. In uno studio, il 79% degli uomini con Covid-19 in 3 ospedali di Madrid erano calvi. Lo studio su 122 pazienti, pubblicato sulla rivista Journal of the American Academy of Dermatology, ha seguito una ricerca precedente su 41 pazienti negli ospedali spagnoli, che aveva svelato che il 71% era calvo. Il tasso di calvizie negli uomini bianchi di età simile a quella dei pazienti studiati è del 31-53%.
Gli specialisti di cancro alla prostata conoscono bene il ruolo che gli androgeni possono svolgere nella malattia perché nella prostata, gli ormoni stimolano un enzima che incrementa lo sviluppo tumorale. Ad aprile, nella rivista Cell, è stato pubblicato uno studio che dimostra che l’enzima TMPRSS2 è coinvolto nelle infezioni da coronavirus. Per infettare una cellula, i coronavirus, incluso il responsabile della pandemia attuale, utilizzano una proteina spike che si lega alla membrana della cellula, un processo che è attivato da un enzima. In questo caso, sembra che TMPRSS2 possa essere quell’enzima. Gli scienziati non sanno ancora se l’enzima reagisce allo stesso modo agli androgeni nei polmoni come nella prostata, ma altre evidenze sembrano supportare questo potenziale collegamento.
Uno studio condotto in Veneto su 9.280 pazienti ha svelato che gli uomini con cancro alla prostata sottoposti a terapia di deprivazione androgenica avevano solo un quarto delle probabilità di contrarre il Covid-19 rispetto agli uomini con la stessa malattia ma che erano sottoposti ad altri trattamenti. Karen Stalbow (Prostate Cancer UK) ha dichiarato: “Ci sono diversi studi recenti che indicano che potrebbe esserci un collegamento tra gli ormoni maschili e un maggior rischio di Covid-19. Questo ha portato alcuni ricercatori ad analizzare se le terapie ormonali comunemente utilizzate per curare il tumore alla prostata, come l’enzalutamide, possano ridurre questo rischio. Tuttavia, la maggior parte della ricerca finora è stata in laboratorio e ci sono evidenze contrastanti sulla possibilità che le terapie ormonali abbiano lo stesso impatto nei polmoni come nelle cellule della prostata. Ora stanno iniziando diversi studi clinici che sperano di affrontare queste questioni, ma sono necessarie ulteriori evidenze prima di poter sapere se queste terapie ormonali sarebbero un trattamento efficace per il Covid-19”.


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