Covid-19, i Paesi del Golfo Persico hanno il record più alto di casi e più basso di morti: è merito del clima [DATI]

Coronavirus, i dati dei Paesi del Golfo Persico sono stupefacenti: UAE, Bahrain, Qatar e Kuwait hanno il record più alto di casi e più basso di morti. Grazie al clima caldo e secco

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Il Golfo Persico è un bacino grande un decimo del Mediterraneo e separa l’entroterra asiatico dalla Penisola arabica: pur facendo parte dell’oceano Indiano, tramite lo Stretto di Hormuz, ha un clima a sè, particolarmente caldo e secco. Abbiamo già visto come tutti i Paesi del Mediterraneo siano stati poco colpiti dalla pandemia di Coronavirus, e abbiamo in più occasioni evidenziato la strettissima relazione tra le condizioni meteorologiche e l’evoluzione del contagio per quello che è un virus tipicamente stagionale.

I dati dei Paesi del Golfo Persico confermano in modo lampante la stagionalità legata al clima del Covid-19, soprattutto grazie al fatto che sono Paesi molto evoluti sotto un profilo tecnologico e sanitario e sono quindi riusciti a realizzare moltissimi tamponi, fornendo quindi dati statisticamente molto più validi rispetto a quelli del resto del mondo.

I due principali Paesi del Golfo Persico, Iran e Arabia Saudita, sono grandissimi e hanno una popolazione importante (84 milioni di abitanti l’Iran, 35 milioni l’Arabia Saudita) ma una percentuale scarsissima di questa popolazione si trova lungo le coste del Golfo. Sia l’Iran che l’Arabia Saudita, infatti, hanno i loro principali insediamenti abitativi nell’entroterra, lontani dal mare.

Invece i quattro Paesi dal clima tipicamente marittimo sono Emirati Arabi Uniti (UAE), Kuwait, Qatar e Bahrain. Ebbene, si tratta dei Paesi che hanno il record mondiale del numero più alto di casi di Coronavirus rispetto alla popolazione, ma anche il record mondiale del numero di morti più basso rispetto alla popolazione. Ecco i dati aggiornati ad oggi, Domenica 7 Giugno:

  • Qatar68.790 casi54 morti255.533 tamponi (2 milioni 800 mila abitanti)
  • Bahrain14.763 casi25 morti367 mila tamponi (1 milione 700 mila abitanti)
  • Kuwait31.848 casi264 morti315.285 tamponi (4 milioni 250 mila abitanti)
  • UAE33.808 casi276 morti2.500.000 tamponi (9 milioni 880 mila abitanti)

Per capire di che cifre stiamo parlando, possiamo prendere come riferimento l’Italia che ha 234.998 casi e 33.899 morti su una popolazione di 60 milioni di abitanti. Se invece, però, avessimo in proporzione alla popolazione gli stessi dati del Qatar, in Italia avremmo un milione e mezzo di casi e poco più di mille morti.

E gli Stati Uniti d’America, se avessero in proporzione alla popolazione gli stessi dati del Qatar, avrebbero oltre 8 milioni di casi e poco più di 6 mila morti. Invece negli USA abbiamo ad oggi 2 milioni di casi e 112 mila vittime. Potremmo fare il confronto con tutti gli altri Paesi del mondo: i dati sarebbero ancor più clamorosi. I Paesi del Golfo Persico hanno il record più alto di casi e più basso di morti. Il dato dei casi potrebbe essere legato anche al numero elevatissimo di tamponi effettuati, di gran lunga superiore a quello mondiale. Per comprendere melgio i dati, li semplifichiamo su milione di abitanti:

  • Qatar24.500 casi ogni MLN di abitanti19 morti ogni MLN di abitanti91.008 tamponi ogni MLN di abitanti
  • Bahrain8.701 casi ogni MLN di abitanti15 morti ogni MLN di abitanti216.328 tamponi ogni MLN di abitanti
  • Kuwait7.465 casi ogni MLN di abitanti62 morti ogni MLN di abitanti73.904 tamponi ogni MLN di abitanti
  • UAE – 3.927 casi ogni MLN di abitanti28 morti ogni MLN di abitanti252.981 tamponi ogni MLN di abitanti

L’Italia, ad esempio, ha 3.886 casi ogni milione di abitanti e 561 morti ogni milione di abitanti, ha processato 70.063 tamponi per ogni milione di abitanti, la Russia 87.175, la Spagna 86.920, il Portogallo 85.698, il Regno Unito 82.241, il Belgio 80.756, Israele 70.612, l’Australia 63.560, gli USA 63.324, la Germania 51.917, il Canada 49.530, la Francia 21.216, il Brasile appena 4.706, l’India addirittura 3.384.

Tutti questi dati confermano quanto sia strettamente correlata l’incidenza della pandemia da Covid-19 con le condizioni meteorologiche e climatiche: nei Paesi più caldi e secchi, anche se il virus arriva e si diffonde nella popolazione, non provoca gravi conseguenze. E nelle fasce temperate, bisogna fare attenzione alla stagione invernale: non è un caso che il disastro in Cina, Europa e USA s’è verificato tra Gennaio, Febbraio e Marzo, mentre a partire da Maggio l’epicentro della pandemia s’è spostato nel Sud America proprio mentre iniziava l’inverno australe.