Il Coronavirus e l’influenza dell’Anticiclone sulle aree ad alta mortalità: come l’alta pressione incide sul Covid-19

Il Coronavirus e le condizioni meteorologiche: l'anticiclone correlato alle aree con il più alto tasso di mortalità

MeteoWeb

Ciò che è successo quest’anno, in riferimento all’emergenza sanitaria, è simile, sostanzialmente, a quanto sta succedendo quasi sistematicamente da almeno 5 anni a questa parte o comunque non costituisce, nei fatti, alcuna novità rispetto a quanto sta succedendo da alcuni anni. Dal 2015, ossia in coincidenza anche con una certa esasperazione del caldo e degli anticicloni su scala planetaria, le morti annuali, ad esempio in Italia, sono aumentate esponenzialmente in via generale, con alti e bassi tra un anno e l’altro, molto verosimilmente a seconda delle stagioni, specie autunnali-invernali, più o meno esasperate in termini anticiclonici.

E’ documentato il dato dei morti, enormemente eccedente quello dell’anno precedente, nell’anno 2015, ma in quel caso il 2014 era stato un anno con la mortalità più bassa rispetto alla media del quinquennio precedente; tuttavia il 2015 fece segnare un eccesso dirompente di mortalità, tant’è che la stampa nazionale si espresse in questi termini: “2015, anno Horribilis per le morti in eccesso in Italia”, +45.000 rispetto alla media del quinquennio precedente, +54.000 rispetto al 2014.

Sono documentate, altresì, le morti del gennaio 2017, ben 23.000 in più in un solo mese rispetto alla media quinquennale precedente. Poi la pandemia di Coronavirus di questo inverno 2019/2020 con, badate bene, riscontro ultimo Istat, 30.000/40.000 morti in più in 5 mesi (dati Istat ancora incerti, ma su queste cifre) a scala nazionale rispetto al quinquennio precedente (39.000 ufficiali attribuiti alla presunta pandemia). Si compari il dato con le 23.000 morti in più in un solo mese, nel gennaio 2017, di cui nessuno ha parlato, perlomeno in termini di clamore, e si traggano le dovute conclusioni.

Naturalmente il dato è parziale e andrebbe vagliato, poi, con quello annuale, per avere una idea effettiva circa l’eccedenza di morti in questo 2020. Per di più andrebbe considerato il particolare, non secondario, che l’80% di queste morti in eccesso, riferendoci al dato nazionale, è stato registrato essenzialmente su alcune aree circoscritte del Nord, guarda caso quelle più esposte al rischio inquinanti, batteri, virus per esasperazione anticiclonica; sul Centro Sud Italia, le morti sono state l’1,8% in meno rispetto alla media dell’ultimo quinquennio. Sulle aree centro meridionali, infatti, pur in presenza di alte pressioni invernali esasperate e durature, il rischio di stazionamento nano-particelle nei bassi strati e quello di eccessiva carica virale sussiste poco o in misura relativa solo su aree specifiche e circoscritte, per via di aspetti microclimatici nei bassi strati non affatto favorevoli, a causa di una divario pressorio perennemente presente nei bassi strati, grazie alla vicinanza di mari e monti e, quindi, con atmosfera quasi perennemente movimentata o poche opportunità per aria stagnante.

Alla luce di tutto questo, ecco la nostra idea sul fenomeno che ha sconvolto questo 2020 a scala planetaria: esasperazione agenti patogeni (nano-particelle, inquinanti nei bassi strati, batteri, virus) essenzialmente per esasperazione anticiclonica (che comprime i bassi strati, specie se protratta, favorendo il prolificare dei patogeni e l’accumulo fuori misura di sostanze nocive per l’organismo) e conseguenti morti in più rispetto alla media. Senz’altro è da computare un’azione virale, magari anche più importante rispetto al consueto, a causa della circolazione del Covid-19, ma la particolare localizzazione degli effetti mortali e il dato non particolarmente esasperato delle morti connesse, depone più per una concausa ambientale all’origine delle morti e, molto verosimilmente, se non vi fossero state le anomalie anticicloniche così protratte su larga parte del pianeta, probabilmente la medesima azione virale, di per sé, sarebbe evoluta senza lasciare segno, perlomeno evidente. Il segno che ha lasciato, lo ribadiamo, è pressoché identico a quanto accorso, ad esempio, nel gennaio 2017 e nel 2015. Quello dell’esasperazione anticiclonica è il vero dato dirompente e da studiare. In presenza di anticicloni autunnali-invernali esasperati, vi è un automatico, pericoloso aumento di nano-particelle chimiche nei bassi strati, ma non solo di nano-particelle. Gli anticicloni autunnali-invernali invadenti, creano le condizioni ideali, di temperatura e umidità, specie nei bassi stati più predisponenti orograficamente (con poco movimento di aria), per azioni anche di batteri e virus rispetto a condizioni atmosferiche differenti da quelle anticicloniche stagnanti. Non tutti gli anni, fortunatamente, si verificano anticicloni insistenti, ma ciò sta accadendo in maniera sempre più ricorrente e sistematicamente si registrano morti in eccedenza rispetto alla media, proprio negli anni in cui vi sono esasperazioni anticicloniche.

Di seguito alcune immagini anomalie bariche estratte dagli archivi NOAA:

La prima relativa all’intero anno 2015, anno della mortalità in eccesso con 54.000 morti in più rispetto all’anno precedente, + 45.000 rispetto alla media quinquennale precedente in Italia;

La seconda relativa al trimestre precedente il gennaio 2017, con 23.000 morti in più in un solo mese in Italia;

La terza relativa a questi primi 5 mesi del 2020, con 30/40.000 morti in più rispetto alla media in Italia. Oltre alla chiara anomalia anticiclonica sul nostro Paese, è evidente l’anomalia barica positiva su gran parte dell’Europa e anche sull’area cinese centro settentrionale, area Wuhan, cerchio rosso. In tutti e tre gli anni o i periodo di riferimento, le anomalie pressorie in eccesso sono state una caratteristica evidente;

In più rappresentiamo, per completezza, le anomalie bariche nei primi 5 mesi del 2020, riguardanti gli Stati Uniti, altro focolaio di mortalità;

Infine, rappresentiamo anche le anomalie degli ultimi due mesi in Brasile, che sta vivendo oramai la stagione autunnale, anomalie palesemente sopra media per alte pressioni pressanti, con morti e morbosità che sono aumentate appena i fattori di umidità nei bassi strati sono parimenti aumentati con il sopraggiungere dell’autunno.

Non affrontiamo nei dettagli, in questa sede, le cause di queste esasperazioni anticicloniche, a nostro giudizio frutto principalmente di cambiamenti ciclici climatici (che naturalmente avranno fine, appunto perché ciclici) in parte anche frutto di immissione continua in atmosfera, attraverso combustione e altri svariati modi, di particelle chimiche con possibile alterazione, almeno su micro-settori, della normale circolazione.

Vogliamo, invece, evidenziare la possibilità di riuscire a individuare in anticipo eventuali periodi con rischio di aggravamento della mortalità e dei malesseri in generale nonché la aree più a rischio, attraverso il monitoraggio barico locale, ossia italiano, ma, naturalmente, anche mondiale. Cioè, siamo convinti che, sulla base delle osservazioni nei mesi precedenti e con monitoraggio ponderato delle aree anticicloniche, si possa riuscire a individuare in anticipo le possibili aree nonché anche i possibili periodi soggetti ad aumento di patogeni che potrebbero procurare grave rischio per la salute e, naturalmente, predisporre misure cautelative preventive per quelle aree. Parliamo di esasperazioni anticicloniche autunnali-invernali, poiché per quelle estive il pericolo è minore: gli anticicloni estivi sono caratterizzati da tanto caldo nei bassi strati e conseguente -mediamente- poca umidità, salvo casi eccezionali in alcune aree equatoriali del Sud Emisfero, come in questa fase autunnale in Brasile, in cui vi è una coesistenza di temperature medio-alte e anche una media-alta umidità. Il fattore ambientale che aggrava i patogeni è soprattutto l’umidità tra 50 e 80% che, mediamente, oltre i 25° non è elevata, salvo, appunto eccezioni con buona presenza di umidità anche sui 30°C.

Un primo dato, quindi, potrebbe essere subito evidenziato: basso o nulla rischio incremento mortalità e patologie, nel trimestre estivo. Rischio medio-basso in autunno, lievemente maggiore rispetto all’estate, ma non in misura preoccupante, poiché ci sarebbero sì, le condizioni di umidità e temperatura più favorevoli per i patogeni, ma la circolazione generale potrebbe essere più movimentata, per interscambi termici più accesi tra le medie e alte latitudini frutto di una radiazione solare che andrebbe progressivamente perdendo consistenza e, quindi, anche in questa fase con poca persistenza anticiclonica, salvo eccezioni, sempre possibili da stagione a stagione.

Rischio di esasperazione di patologie e mortalità, invece, più alto tra inverno e primavera e soprattutto tra gennaio e aprile poichè in questa fase, anche per le note ragioni di latenza termica dei mari, i bassi strati possono più omogeneamente raffreddarsi e consentire minore divario termico orizzontale e verticale e, di conseguenza, maggiori opportunità per anticicloni persistenti. Per di più nei bassi strati le condizioni di temperatura, mediamente fresca, e di maggiore umidità, sarebbero ideali per la prolificazione dei patogeni e nel rendere ancora più nocivi i particolati chimici. Ma anche in inverno potrebbero individuarsi, sempre attraverso lo studio delle persistenze anticicloniche, le aree dove di più e dove meno possano rendersi più pericolosi i patogeni, a parità di condizioni di alta pressione, in virtù di fattori orografici e microclimatici, poiché non ovunque le esasperazioni anticicloniche favoriscono nei bassi strati condizioni particolarmente pericolose.

Insomma riteniamo fondamentale, ai fini preventivi di future possibili morti, monitorare la alte pressioni, individuare le aree più a rischio e, nella eventualità continuino le esasperazioni anticicloniche per un andamento ciclico climatico ancora duraturo, evidentemente considerare l’ipotesi di  evitare che alcune categorie di persone (specie anziani, malati e persone con altre patologie pregresse più fragili) stazionino troppo nelle aree eccessivamente pressate da anticicloni e che, per particolari microclimi, si prestino di più al prolificare di agenti patogeni, o magari studiare ausili o terapie utili che possano arginare gli effetti letali, sulle aree più a rischio.

Riteniamo anche, naturalmente rispetto alle considerazioni fatte, che il lockdown obbligato per tutti, non sia necessario; magari misure restrittive, in caso di atmosfera particolarmente predisponente a cariche virali in eccesso, potrebbero essere utili solo sulle aree più esposte (dal nostro punto di vista individuabili preventivamente) perché solo lì, la coesistenza di più patogeni e per tempi prolungati, può arrecare danni seri.

Non riteniamo di avere la verità in tasca, rispetto alle considerazioni appena fatte, ma, sulla base dei dati atmosferici in nostro possesso, sulla base della sovrapposizione di questi dati con gli anni in cui vi è stata una mortalità in eccesso, nonché sulla base della sovrapposizione di questi dati, con le aree ove le morti sono state in eccesso rispetto ad altre aree, siamo convinti che il parametro “esasperazione anticiclonica” insieme ai favori orografici e microclimatici al suolo in sua presenza, sia l’artefice primario delle anomale manifestazioni di patologie pericolose con conseguenti morti nei nostri tempi,  da qualche anno a questa parte e, ahinoi, consideriamo anche per alcuni anni a venire, sempre nelle annate con esasperazioni anticicloniche.

Sulla base di questo convincimento, su MeteoWeb, a partire dalla prossima fase autunnale, daremo vita ad un monitoraggio mirato sulle esasperazioni anticicloniche individuando periodicamente e in anticipo le possibili aree più a rischio.