Coronavirus, vescovi italiani: “La pandemia è il segnale di un “mondo malato”. La scienza ha la pretesa di controllare tutto”

Secondo la Cei la pandemia di Coronavirus sarebbe il segnale di un mondo malato, alla quale nemmeno la scienza riesce a fare fronte

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La scienza, provata nella sua pretesa di controllare tutto, sta ancora esplorando i meccanismi specifici che hanno portato all’emergere della pandemia. Essa appare, oltre che per ragioni sanitarie non ancora spiegate, anche come la conseguenza di un rapporto insostenibile con la Terra“. E’ il messaggio lanciato dalla Cei per la 15° Giornata Nazionale per la Custodia del Creato che si celebrerà il prossimo primo settembre. La pandemia, secondo i vescovi, “e’ anche il segnale di un ‘mondo malato’ come segnalava Papa Francesco nella preghiera del 27 marzo”.

“L’inquinamento diffuso, le perturbazioni di tanti ecosistemi e gli inediti rapporti tra specie che esse generano possono aver favorito il sorgere della pandemia o ne hanno acutizzato le conseguenze“, prosegue la Conferenza episcopale italiana.

L’emergenza ci rimanda, dunque, “anche all’altra grande crisi: quella ambientale, che pure va affrontata con lungimiranza”, scrivono i vescovi che sottolineano che “gli ultimi mesi hanno evidenziato la profondita’ e l’ampiezza degli effetti che il mutamento climatico sta avendo sul nostro pianeta”. “Se ‘nulla restera’ come prima’, anche in quest’ambito dobbiamo essere pronti a cambiamenti in profondita’, per essere fedeli alla nostra vocazione di ‘custodi del creato’. Purtroppo, invece, troppo spesso – aggiunge la Cei – abbiamo pensato di essere padroni e abbiamo rovinato, distrutto, inquinato, quell’armonia di viventi in cui siamo inseriti. E’ l”eccesso antropologico’ di cui parla Francesco nella Laudato si’“.

E’ possibile rimediare, dare “una svolta radicale a questo modo di vivere che ha compromesso il nostro stesso esistere?”, si domandano i vescovi. “Cominciamo con l’assumere uno sguardo contemplativo, che crea una coscienza attenta, e non superficiale, della complessita’ in cui siamo e ci rende capaci di penetrare la realta’ nella sua profondita’. Da esso nasce una nuova consapevolezza di noi stessi, del mondo e della vita sociale e, di conseguenza, si impone la necessita’ di stili di vita rinnovati, sia quanto alle relazioni tra noi, che nel nostro rapporto con l’ambiente“. A cinque anni dalla promulgazione della Laudato si’ e in questo anno speciale dedicato alla celebrazione di questo anniversario (24 maggio 2020 – 24 maggio 2021), occorre che, sottolinea la Cei, nelle diocesi, nelle parrocchie, in tutte le associazioni e movimenti, “finalmente ne siano illustrate, in maniera metodica e capillare, con l’aiuto di varie competenze, le molteplici indicazioni teologiche, ecclesiologiche, pastorali, spirituali, pedagogiche”.

“L’enciclica attende una ricezione corale per divenire vita, prospettiva vocazionale, azione trasfiguratrice delle relazioni con il creato, liturgia, gloria a Dio”. La Cei ricorda che a conclusione del Convegno ecumenico ‘Il tuo cuore custodisca i miei precetti’ svoltosi a Milano nel novembre 2018, “si e’ giunti a formulare alcune indicazioni per le nostre comunita'” che “possono diventare riferimenti per le iniziative pastorali in questo periodo”. Sono: “comunicare la bellezza del creato; denunciare le contraddizioni al disegno di Dio sulla creazione; educare al discernimento, imparando a leggere i segni che il creato ci fa conoscere; dare una svolta ai nostri atteggiamenti e abitudini non conformi all’ecosistema; scegliere di costruire insieme una casa comune, frutto di un cuore riconciliato; mettere in rete le scelte locali, cioe’ far conoscere le buone pratiche di proposte eco-sostenibili e promuovere progetti sul territorio; promuovere liturgie ecumeniche sulla cura del creato in particolare per il ‘Tempo del Creato’ (1* settembre – 4 ottobre); elaborare una strategia educativa integrale, che abbia anche dei risvolti politici e sociali; operare in sinergia con tutti coloro che nella societa’ civile si impegnano nello stesso spirito; le Chiese cristiane sappiano promuovere scelte radicali per la salvaguardia del creato”.

Gli stili di vita, conclude la Cei, “ci portano a riflettere sulle nostre relazioni, consapevoli che la famiglia umana si costruisce nella diversita’ delle differenze. Proponiamo alcune opposizioni su cui riflettere nelle nostre comunita’ come invito urgente a nuove relazioni: accettare/omologare; accogliere/escludere; dominare/servire. Queste scelte risultano essere propositive per uno stile di vita in cui prevalga il senso sul vuoto, l’unita’ sulla divisione, il noi sull’io, l’inclusione sull’esclusione”.