“La narrazione del ‘tamponiamo tutto il mondo’ è bella e affascinante, ma è impraticabile. In Lombardia una soluzione efficace si è rivelata quella della quarantena obbligatoria e fiduciaria, anche senza aver svolto un test diagnostico come il tampone”. A dirlo è stato Alessandro Venturi, presidente del Policlinico San Matteo di Pavia, oggi durante l’incontro in Regione Lombardia, in cui sono stati presentati i risultati dello studio italiano coordinato dall’Irccs da lui presieduto, che ha verificato la presenza di una bassissima carica virale in tamponi nasali di pazienti clinicamente guariti.
“Mi preme sottolineare – ha evidenziato – che la Lombardia ha adottato una strategia di contenimento del virus mediante quarantena obbligatoria e fiduciaria improntata alla massima precauzione possibile, includendo anche i sospetti non accertati e la conferma della bontà di questa strategia è arrivata dall’indagine epidemiologica di sieroprevalenza che ha confermato un dato: la Lombardia ha messo in quarantena il doppio delle persone che avevano effettivamente sviluppato la malattia”.
Oggi, sottolinea Venturi, “la situazione è ovviamente molto cambiata dal giorno in cui abbiamo scoperto il paziente 1. E’ quello che vediamo, ma la scienza ci viene in soccorso e comprova questo radicale cambiamento”. Il presidente del San Matteo sottolinea l’importanza di “inquadrare la realtà”. “Fanno sorridere affermazioni sul modello ospedalocentrico lombardo. I pazienti Covid che sono stati trattati in ospedale” durante l’emergenza “erano pazienti che non respiravano e non potevano essere trattati a domicilio. Questo ha comportato un duplice intervento, il primo dei quali è stato la moltiplicazione dei posti letto in terapia intensiva e nei reparti Covid, per ospitare pazienti che non potevano stare da altre parti”. L’altro è stato appunto la quarantena obbligatoria e fiduciaria anche per i casi sospetti in assenza di tampone.


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