Incidente Alex Zanardi – Il punto sulle indagini: chiara la dinamica, “non usava il telefonino, nessuna autorizzazione per l’evento”

Un evento pubblico ma senza autorizzazioni richieste alla questura né comunicazioni formali ai sindaci durante il passaggio: le ultime novità sulle indagini sull'incidente di Zanardi

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Venerdì 19 giugno, Alex Zanardi è rimasto coinvolto in un terribile incidente mentre partecipava con la sua handbike ad una staffetta di ciclisti paralimpici. Sottoposto ad un delicato intervento, le sue condizioni sono gravi ma stabili. La dinamica dell’incidente che ha portato il pluricampione paralimpico a scontrarsi con un mezzo pesante mentre percorreva un tratto di strada in discesa è ormai quasi accertata. Ora però le indagini si concentrano sulle modalità di svolgimento di ‘Obiettivo Tricolore’, l’evento che coinvolge 50 atleti partito il 12 giugno da Luino, sul lago Maggiore, e con arrivo previsto il 28 giugno a Santa Maria di Leuca, in Puglia.

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L’incidente è avvenuto sulla Strada provinciale 146 nel comune di Pienza, in provincia di Siena. Secondo la ricostruzione ormai consolidata degli investigatori dell’Arma dei carabinieri, guidati dal maggiore Roberto Vergato, comandante della compagnia di Montepulciano, per cause imprecisate Zanardi ha perso il controllo del mezzo in curva, ha sbandato, ha invaso l’altra corsia ed è andato a urtare con la testa contro un tir che stava sopraggiungendo in direzione opposta. Come “atto dovuto”, ha spiegato la Procura senese, il conducente del tir, Marco Ciacci, 44 anni, residente a Castelnuovo Berardenga, è stato iscritto nel registro degli indagati.

Se una distrazione sia stata fatale all’ex pilota di Formula 1 per perdere il controllo del manubrio della sua handbike, questa non sarebbe addebitabile al suo telefonino. Al momento dell’incidente, infatti, Zanardi non aveva in mano il cellulare: è quanto risulta dai video amatoriali acquisiti dai carabinieri e consegnati alla Procura, in uno dei quali si vede che l’atleta teneva le due mani sulle manovelle dell’handbike. Zanardi, tuttavia, avrebbe usato il telefonino prima di imboccare una serie di discese prima del drammatico schianto: lo aveva usato per farsi un selfie con il paesaggio della Val d’Orcia sullo sfondo, come ha mostrato la visione dei file esaminati dagli investigatori. L’ipotesi che Zanardi avesse in mano il cellulare al momento dell’incidente non è stata finora avanzata nemmeno dai testimoni oculari sentiti dai carabinieri. La circostanza, dopo le ipotesi circolate, è stata smentita direttamente dal procuratore capo Salvatore Vitiello: “A noi al momento non risulta’‘. Inoltre, fanno notare gli investigatori, il cellulare è stato ritrovato all’interno della scocca della handbike.

Gli investigatori sono stati aiutati dal filmato girato da un giornalista freelance, il videomaker Alessandro Maestrini di Perugia, che ha ripreso proprio il momento dell’impatto. Le immagini hanno fissato anche l’istante in cui batte con la testa sulla parte metallica che copre la ruota di scorta del tir. L’autocarro è stato sequestrato e portato a Siena a disposizione della Procura per i rilievi e per una futura consulenza tecnica da parte di un perito. Marco Ciacci, indagato per lesioni colpose gravissime, non si dà pace. “Sono distrutto ma non è colpa mia. Va male perché la situazione è brutta, non essendo colpa mia. Io quando ho visto che lui sbandava mi sono buttato tutto a destra, ma lui mi è venuto addosso ed è scivolato verso il camion. Quando ho visto questo gruppo di biciclette ho visto uno che, non sapendo chi fosse, ha cominciato a sbandare e allora mi sono buttato sulla destra; però è stata una frazione di secondo e mi ha colpito. Penso di aver fatto il possibile. Penso tutte le notti a quel momento. Mi dispiace e gli sono vicino. Non so come finirà ma sono a terra“, ha dichiarato Ciacci in un’intervista radiofonica.

Ma in tutta questa storia, la domanda che dal primo momento è sorta spontanea nella mente di tutti è se il tir, così come ogni altro mezzo, poteva transitare liberamente nella strada interessata dal passaggio della carovana oppure se le strade dovevano essere chiuse. Per chiarire questi punti, è in corso l’inchiesta condotta dal sostituto procuratore Serena Menicucci.

Il pubblico ministero, nella caserma dell’Arma del comando provinciale di Siena, ha ascoltato come testimoni due persone a conoscenza dell’organizzazione dell’evento promosso da Obiettivo 3, il progetto fondato dallo stesso Zanardi, per chiarire i passaggi ritenuti interessanti sotto il profilo della necessità di eventuali autorizzazioni e permessi per il passaggio della staffetta sui territori. Dagli interrogatori sarebbe emerso che non sono state richieste né autorizzazioni alla questura di Siena né sono state inviate comunicazioni ufficiali ai sindaci di Pienza e Montalcino per richiedere la presenza della polizia municipale per il controllo del traffico o comunque per valutare la necessità di chiusura delle strade. Il sostituto procuratore ha sentito la cognata di Alex Zanardi, Barbara Manni, manager del team di Obiettivo 3, e Mario Valentini, commissario tecnico della Nazionale paralimpica di ciclismo, che venerdì pomeriggio era nel tratto della strada in cui è avvenuto l’incidente di Zanardi. Ascoltato come persona informata sui fatti, anche Alessandro Cresti, il 23enne ciclista paralimpico di Sinalunga che fa parte dei giovani seguiti da Zanardi, arrivato in bicicletta qualche secondo dopo l’incidente. Il magistrato intende sentire nei prossimi giorni anche la moglie di Zanardi, Daniela Manni, che è stata fra le prime persone a soccorrere il marito.