Il coronavirus si è portato via moltissimi anziani, trovando nelle strutture a loro dedicate agli anziani il terreno fertile per seminare ancora più morti. Ma anche quando non porta all’irreparabile, la malattia è in grado di sconvolgere completamente la vita degli ospiti di case di riposo, Rsa e simili. È il caso di un impiegato in pensione che vive in una stanza arredata al quarto piano del De Pagave, casa di riposo di Novara: il 10 aprile è risultato positivo al virus e da allora è iniziato l’incubo. “Sono 102 giorni che non esco e non vedo nessuno, mangio sul letto e la mia unica compagnia è la televisione. Questa mattina (ieri ndr) la direttrice sanitaria mi ha detto che continueremo così per quattro mesi e io ho pianto. Non ce la faccio più”, sono le parole dell’uomo, riportate da La Stampa.
L’uomo sta bene, è autosufficiente ma in seguito a una malattia non ha più potuto vivere da solo. Nella casa di riposo, era comunque riuscito a crearsi nuove abitudini: dalla sua camera al quarto piano, usciva ogni giorno per fare qualche commissione alla Posta, una piccola spesa, un giro all’edicola, la lettura del giornale e quattro chiacchiere con gli amici che venivano a trovarlo. “Quando sono arrivato qui, quasi quattro anni fa, sono stato malissimo tutto il giorno e invece poi ho trovato le mie abitudini. Ma il 23 febbraio l’istituto, giustamente, ha deciso di bloccare gli ingressi dei familiari e degli esterni per evitare il contagio: purtroppo ha chiuso quando i buoi erano già scappati perché il Covid era già qui. Sono morti 44 di noi e alcuni li conoscevo bene, è stato un grande dolore vedere sparire così tante persone”, racconta.
Lui aveva avuto solo un raffreddore a marzo, andato via subito con un’aspirina, ma poi il tampone ha dato esito positivo. “L’11 aprile mi hanno detto che ero risultato positivo e dovevo stare chiuso nella mia stanza e così ho fatto. Poi però, una settimana dopo, mi hanno fatto scendere al primo piano dove hanno riunito tutti noi positivi, malati e asintomatici insieme. Da allora mangio sul letto, divido la stanza con una persona che purtroppo sta male e deve essere cambiata anche di notte, non riesco a fare la doccia perché qui non è attrezzata come nella mia camera. C’è solo la tv che mi sono portato da sopra. Mi rendo conto che è difficile organizzare una situazione così complicata dalla malattia ma questo totale isolamento è stressante. Vorrei tornare nella mia camera, lì sono solo, ho le mie cose e resterei più isolato però sarei nel mio mondo”, conclude.


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