Coronavirus, il “nuovo” paziente 0 che ha diffuso il virus in Veneto: a feste e funerali con 38°C di febbre, aveva rifiutato il ricovero

In Veneto torna l'incubo Coronavirus, con diversi focolai che hanno fatto aumentare l'indice R0 e che preoccupano Zaia e non solo. Ma da dove è stato originato questo nuovo focolaio?

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In Veneto torna l’incubo Coronavirus, con diversi focolai che hanno fatto aumentare l’indice R0 e che preoccupano Zaia e non solo. Ma da dove è stato originato questo nuovo focolaio?

Ebbene, il paziente 0 stavolta è noto e identificato: si tratta di uno storico dirigente della Laserjet di Pojana Maggiore, azienda che conta 170 dipendenti e che produce lamiere e acciai fra i campi di grano a un passo dai Colli Berici, non molto distante da Vo’.

Appena hanno aperto le frontiere, è corso in Serbia: ha caricato il furgone e si è messo al volante insieme a un operaio. E’ partito da Vicenza il 18 Giugno, arrivato in terra straniera è entrato in contatto con un settantenne serbo sintomatico, oggi in rianimazione nel suo Paese, finendo per infettarsi e per infettare altre persone.

Il 20 Giugno è rientrato in Italia, ma è ripartito dopo tre giorni insieme a altri due operai, un serbo e un bosniaco che vivono nel Vicentino, alla volta di Medjugorje, Bosnia, tornando il 25 giugno. L’imprenditore e gli operai sono risultati postivi: è partita così il contact tracking: 89 persone in quarantena, nuovi focolai, tamponi a centinaia di persone nel Vicentino, nel Veronese e nel Padovano. 

L’uomo ha accusato i sintomi del Covid dal giorno in cui è tornato: febbre a 38, malessere generale, inappetenza. Tuttavia questo non lo ha fermato: ha incontrato gente, è andato a un funerale e pure a un’affollata festa di compleanno. Al funerale ha abbracciato la vedova, al compleanno invece è rimasto in disparte: «Era silenzioso e non ha assaggiato nemmeno la torta, di solito è invece compagnone e mangia anche i tavoli», riferisce un amico, presente quella sera. Il giorno successivo ha così pensato di farsi un tampone all’Ospedale di Noventa vicentina: positivo.

Trasferito all’ospedale San Bortolo di Vicenza, gli hanno consigliato il ricovero. «Preferisco tornare a casa», si è rifiutato. Dopo tre giorni di insistenze da parte degli operatori e pure del sindaco del suo paese, il ricovero.

Da lì è partita la ricostruzione di contatti e spostamenti: Lozzo Atestino, Agugliaro, Veggiano. Si tratta della zona di Vo’ Euganeo, già nota per essere il primo focolaio Veneto del Covid, dove è avvenuto il primo decesso in Italia. Numerosi anche i contatti, tra cui una ragazza che pare lavori in una profumeria della provincia di Rovigo e che ha manifestato i sintomi:  «Sì, ho avuto contatti con lui», ha riconosciuto imbarazzata. Anche lei positiva.

Analoghi tracciamenti sono stati fatti naturalmente per gli operai, a Pojana e Orgiano, nel Vicentino, e a Bonavigo, nel Veronese, dove abita l’operaio che primo è andato in trasferta con il dirigente. Anche quest’ultimo ha partecipato a una festa di compleanno dove si sono ritrovate decine di invitati. Scrive in una nota la Regione: «La festa si è svolta all’aperto ma nessuno ha mantenuto le distanze o indossato la mascherina. In totale il paziente è stato a contatto con ventiquattro persone, di cui cinque bambini… Per tutti è stata effettuata l’indagine epidemiologica e predisposto l’isolamento domiciliare fiduciario per quattordici giorni».

Alla fine tutti sono risultati positivi e l’imprenditore si trova in rianimazione all’ospedale di Vicenza, a lottare per la vita. Mentre l’incubo Coronavirus torna a affacciarsi in Veneto.