Coronavirus, l’infettivologo Matteo Bassetti: “Non siamo più in emergenza, esagerato prorogarla di 6 mesi in 6 mesi”

Coronavirus, Bassetti: "L'emergenza, non dimentichiamoci, ha riguardato prioritariamente gli ospedali e oggi questa emergenza non esiste più"

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Continuare a dire ‘siamo in emergenza’ semplicemente perché dal punto di vista normativo, burocratico questo facilita alcuni passaggi, non vorrei fosse interpretato all’estero come un fatto negativo, vista l’importanza per un Paese come il nostro della reputazione in termini di turismo e non solo. Io credo che oggi non siamo più in emergenza e, prorogarla di 6 mesi in 6 mesi, mi pare un po’ esagerato“: lo ha affermato Matteo Bassetti, direttore della Clinica di Malattie Infettive dell’ospedale San Martino di Genova, a margine del Forum Ambrosetti, a palazzo Ducale di Genova, in merito alla possibile proroga dello stato d’emergenza in Italia per il Coronavirus. “Nel momento in cui dovesse cambiare qualcosa si rientra in uno stato d’emergenza senza bisogno di farlo oggi propedeutico. Pensare di dire ‘oggi lo faccio perché forse ad ottobre avrò qualche caso’, certo non faccio il politico e non lo voglio fare, ma mi pare dal punto di vista medico un po’ difficile da comprendere“.

Matteo Bassetti infettivologoSecondo l’infettivologo, “per chi ha operato sul campo, siamo concordi sul fatto che non siamo più in emergenza. L’emergenza, non dimentichiamoci, ha riguardato prioritariamente gli ospedali e oggi questa emergenza non esiste più. In Liguria, a Genova, i centri Covid che avevamo istituito sono stati svuotati. Il che vuol dire che l’emergenza vera per la quale eravamo tutti preoccupati, ovvero avere un letto per tutti, un ventilatore per tutti, sembra essere passata“.
Se dire che siamo in emergenza vuol dire sostenere che siamo in emergenza ospedaliera, dico che non ci siamo. Credo che oggi, non riconoscerci quanto fatto dall’Italia e metterci ancora nella condizione di dire ‘siamo in emergenza’ non ci faccia fare una gran bella figura col resto d’Italia e del mondo. I Paesi che avevano dichiarato lo stato d’emergenza lo hanno terminato: l’ultimo sarà la Francia il 24 luglio“.

Quando ci sarà il vaccino, bisognerà fare in modo di spiegare a tutti quali saranno i benefici del vaccino, quali i rischi, e le persone in maniera indipendente decideranno di farlo“, ha spiegato Bassetti rispondendo ai giornalisti in merito alla possibile obbligatorietà del vaccino anti Coronavirus. “E’ chiaro che, quando tu decidi di non farlo, ti esponi a rischi. Addirittura ci sono Paesi in cui, se non ti vaccini e prendi lo stesso una malattia, il costo di tutte le complicanze lo sostieni tu. Sui vaccini bisognerà tornare a parlare molto. Forse, l’errore fatto in passato è stato imporre una strategia senza poi discutere, quindi sarà giusto sentire l’opinione degli italiani“.
Sulla possibilità di introdurlo senza sperimentazione, Bassetti ha spiegato: “Ci sono enti preposti alla sicurezza dei farmaci. Se si deciderà di approvarla con procedura di urgenza, immagino che sara’ comunque fatto per la sicurezza dell’utente finale. Chi sovrintende, l’agenzia europea o la Fea, non si prenderà la responsabilità di approvare un presidio sanitario senza che questo abbia un’adeguata fase sperimentale. Chiaro che c’è la necessità di arrivare il prima possibile ma credo che si farà nella massima sicurezza. Se sarà approvato è verosimile che ci saranno garanzie per il soggetto che verrà vaccinato. Sono moderatamente ottimista che prima della fine dell’anno riusciamo ad avere qualcosa, poi bisognerà vedere per quanto riguarda l’efficacia“.
L’obbligatorietà diventa sempre un po’ difficile. Un conto è la legge sui vaccini nelle scuole, che è un argomento un po’ diverso: la tua libertà di non vaccinarti finisce nel momento in cui inizia la mia libertà di non ammalarmi, soprattutto gli immunodepressi. Quando si parla di una vaccinazione su ampia scala credo sarebbe più importante arrivare a spiegare alla gente l’importanza del vaccino e che la gente arrivi a essere convinta di quanto il vaccino serve. Questo vuol dire avere un Paese evoluto dal punto di vista della prevenzione“.