“La pandemia sta dimostrando a tutti che, nel mondo, siamo legati da una sorte comune, e che abbiamo dei pericoli comuni”, che vanno quindi inseriti in un contesto di “universalità“, che è concetto diverso rispetto a quello di globalizzazione. Lo scrive il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in un saluto per i 170 anni di ‘Civiltà cattolica’.
Per il Capo dello Stato occorre perciò “attribuire un sapore di futilità -che risulta tuttora difficile superare e abbandonare– ai motivi di contrasto che invece affannano il mondo. Occorre sviluppare in profondità il discernimento per comprendere in che modo trasferire nei comportamenti concreti e quotidiani questa percezione che si riscontra -piuttosto indefinita- di una condizione e di un destino comuni, in un mondo che, invece, sembra tentato dall’abbandono delle formule di collaborazione internazionale, di tutte le forme di multilateralismo che non evitano completamente ma, quanto meno, attenuano l’egoismo dei più forti a danno dei più deboli”.
“C’è una profonda differenza tra globalizzazione e universalità. La globalizzazione -spiega Mattarella- indica una condizione in cui il confronto nel mondo avviene sul terreno dei rapporti di forza: politica, economica, militare, eccetera. L’universalità va invece nel senso della comunanza di destino e di condizioni”. “Però, per realizzarla e viverla, occorre riuscire a far riflettere, a far comprendere, ad avere capacità di discernimento. E, a questo riguardo, quello che fa ‘La Civiltà cattolica’, proponendo su tanti piani -e ormai su tanti fronti culturali e internazionali- strumenti per riflettere e approfondire, è particolarmente prezioso”, conclude il Capo dello Stato.


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