E’ deserta Beirut il giorno dopo la tragica esplosione che ha causato 135 morti, 100 dispersi, 5.000 feriti e 300.000 sfollati. Una tragedia. Non solo: adesso, in seguito alla completa distruzione del silo da 120.000 tonnellate situato vicino al porto della capitale Beirut, luogo in cui è avvenuta la devastante deflagrazione, il Paese ha meno di un mese di riserve di grano.
Secondo l’Agenzia delle nazioni unite per l’agricoltura e l’alimentazione, Fao, il paese avrà a breve termine “un problema nella disponibilità di farina”, portando allo stremo la popolazione già colpita dalla crisi economica dovuta alla pandemia di coronavirus. La distruzione del porto di Beirut, principale scalo merci del Libano, ha messo a rischio anche la possibilità di importare derrate alimentari e materie prime. Prima dell’esplosione 13 navi portacontainer avrebbero dovuto attraccare nel porto entro i prossimi 30 giorni. In base a quanto riferito dal ministro Najjar, le navi saranno dirottate verso Tripoli, seconda città del Libano, e anche verso i più piccoli porti di Sidone e Tiro. Il Libano si affida a importatori privati per acquistare grano dall’Ucraina, dalla Russia e da altri Paesi europei.
Il governo libanese ha dichiarato Beirut citta disastrata, decretando, inoltre, lo stato di emergenza nella capitale per due settimane. Lo annuncia il ministro dell’Informazione Manal Abdel Samad al termine di una riunione dell’esecutivo all’indomani dei due potenti esplosioni. Abdel Samad ha riferito che il mantenimento della sicurezza a Beirut è affidato all’Esercito.





























































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