Sono un milione 482 mila le persone, il 2,5% della popolazione residente in famiglia, risultate con IgG positivo, che hanno cioè sviluppato gli anticorpi per il SarsCov2. Quelle che sono entrate in contatto con il virus sono dunque 6 volte di più rispetto al totale dei casi intercettati ufficialmente durante la pandemia attrraverso l’identificaziobe del Rna virale . Sono i primi risultati dell’indagine di sieroprevalenza sul sarsCov2 illustrati da ministero della Salute e Istat.
Le differenze territoriali nell’ambito dell’indagine di sieroprevalenza sullo sviluppo degli anticorpi al SarsCov2 nella popolazione sono molto “accentuate” e la Lombardia raggiunge il massimo con il 7,5% di sieroprevalenza, ossia 7 volte il valore rilevato nelle regioni a piu bassa diffusione soprattutto del Mezzogiorno. Emerge dai primi risultati dell’indagine sulla sieroprevalenza diffusi da ministero della Salute e Istat.
Rispetto alla graduatoria regionale della prevalenza accertata, dopo la Lombardia segue dunque la Valle d’Aosta, con il 4%, e un gruppo di regioni che si collocano attorno al 3%: Piemonte, Trento, Bolzano, Liguria, Emilia-Romagna e Marche. Il Veneto è all’1,9% mentre otto Regioni, tutte del Mezzogiorno, presentano un tasso di sieroprevalenza inferiore all’1%, con i valori minimi in Sicilia e Sardegna (del gruppo fanno parte Puglia, Umbria, Basilicata, Campania, Molise, Calabria, Sardegna, Sicilia.
“C’e’ una enorme variabilità anche intraregionale sui dati disieroprevalenza: 24% a Bergamo contro, ad esempio, Como e Lecco al 3-5%. Cremona e Piacenza hanno un tasso superiore al 10%, mentre le altre regioni hanno tassi inferiori, soprattutto al Sud”. Lo ha detto il presidente del Consiglio superiore di sanità Franco Locatelli presentando l’indagine di sieroprevalenza. Istat-Ministero della salute.
I risultati presentati oggi “sono provvisori e sono relativi a 64.660 persone che hanno effettuato il prelievo e il cui esito è pervenuto entro il 27 luglio“, precisa l’Istat. La rilevazione si è inizialmente rivolta a una platea più ampia di cittadini residenti in Italia, ma la conduzione in condizioni emergenziali “non ha permesso di raggiungere completamente la numerosità originariamente programmata”. Tuttavia “le tecniche di poststratificazione adottate, correggendo i fattori distorsivi di caduta, hanno permesso la produzione di stime coerenti sia con i dati di contagio e di mortalità da Sars-CoV-2, sia con i risultati prodotti da indagini condotte a livello locale in alcune realtà del Paese, nonché analoghe indagini svolte nel panorama internazionale”.
La prevalenza dello sviluppo di anticorpi al SarsCov2 è simile per tutte le classi di età ma il livello più basso all’1,3% è per i bambini piccoli e per gli anziani è a 1,8% e “ciò forse perché c”è un effetto di protezione dei familiari per questi segmenti”. Gli operatori della sanità sono i piu’ colpiti, con il 9,8% e gli addetti alla ristorazione superano il 4%.
Il 30% dei positivi è stato asintomatico

Oltre agli asintomatici – ed escludendo il 6,5% di non rispondenti – il resto si divide tra persone con uno o due sintomi (esclusa la perdita dell’olfatto e/o del gusto) che rappresentano il 24,7% e persone con almeno tre sintomi. Queste ultime includono anche coloro che presentano i soli sintomi di perdita di olfatto e/o di gusto, e rappresentano il 41,5% della popolazione che ha sviluppato anticorpi. Tra i sintomi più diffusi nell’ambito dei soggetti con uno o due sintomi si osservano la febbre (27,8%), la tosse (21,6%), il mal di testa (19,2%). I sintomi più diffusi dei soggetti con almento tre sintomi oppure perdita di gusto o di olfatto sono: febbre (68,3%), perdita di gusto (60,3%), sindrome influenzale (56,6%), perdita di olfatto (54,6%), stanchezza (54,6%), dolori muscolari (48,4%), tosse (48,1%), mal di testa (42,5%).
“Chi ha avuto contatto con un familiare convivente infettato da Sars-CoV-2 ha sviluppato anticorpi nel 41,7% dei casi; la prevalenza si abbassa al 15,9% se il familiare non risulta convivente, restando tuttavia largamente superiore al valore medio che contraddistingue l’intera popolazione (2,5%)”.
“Il dato del 2.5% può essere problematico”
“Il dato 2,5% di sieroprevalenza può sembrare piccolo ma puo’ trasformarsi in qualcosa di problematico se non rispettiamo la prudenza”. Lo ha detto il presidente Istat Gian Carlo Blangiardi presentando al ministero della salute i dati dell’indagine di sieroprevalenza , insieme al ministro Roberto Speranza Il dato di “2,5% medio si sieroprevalenza sembra poco, ma è la variazione territoriale che è l’elemento importante. Ciò vuol dire che probabilità di incontrare una persona positiva è di 2,5: se incontro 20 persone, ho il 50% di possibilità – ha concluso – di incontrare una persona positiva”.
“E’ stata una grande sfida – sottolinea Blangiardi – ma lo abbiamo fatto perché era un nostro dovere ed è un servizio che abbiamo il dovere di fare. Siamo soddisfatti della coerenza dei risultati. Tutti gli elementi ci fanno sperare di avere sotto mano una miniera di dati importante: il campione di 64mila è statisticamente importante”, ha detto. “Come Istat vogliamo mettere in piedi un Osservatorio per l’individuazione di focolai epidemici, anche questo – ha detto -.è uno dei compiti”.