Coronavirus, il viceministro Sileri: “Il 2 marzo fui avvisato delle criticità nel Bergamasco, ma nessuno disse ‘la zona va chiusa, punto'”

"Il 2 marzo andai alla Protezione Civile, quando scesi dall'aereo fui informato del fatto che c'era un una preoccupazione sul Bergamasco, ma nessuno disse 'la zona va chiusa, punto'"

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“Il 2 marzo andai alla Protezione Civile, quando scesi dall’aereo fui informato del fatto che c’era un una preoccupazione sul Bergamasco, ma nessuno disse ‘la zona va chiusa, punto’. Si disse che la chiusura era un’opzione. Né ho avuto verbali successivi”. Questa la ricostruzione dei giorni più duri dell’epidemia da coronavirus, quando si doveva decidere se rendere Alzano e Nembro (Bergamo) zona rossa come il Lodigiano, fatta dal viceministro della Salute, Pierpaolo Sileri, durante il suo intervento a SkyTg24.

In quella stessa giornata, il 2 di marzo “visitai l’Ospedale Sacco di Milano, parlai con i medici e vidi pazienti gravi, telefonammo agli anestesisti sul campo, che avevano problemi a intubare ragazzi a 35 anni”, ha proseguito Sileri, delineando il quadro di quelle giornate concitate, in cui poi si decise di “chiudere tutta l’Italia”. E questa fu, a suo avviso, “la scelta migliore”.