Coronavirus, la riflessione del biologo Enrico Bucci sul vaccino russo: “Non funziona così, senza dati solidi non mi vaccinerei nemmeno io”

Coronavirus, Bucci: "Per fortuna, i vaccini in sviluppo sono circa 200, e dei 4 più avanzati sappiamo molto, molto di più"

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Non funziona così: non si può saltare la fase III di un vaccino, dopo aver fatto 2 piccoli studi su 76 volontari, di cui nessuno sa nulla, e poi proclamare che siccome il vaccino ha funzionato su una figlia, ormai è pronto. Senza dati solidi, in queste condizioni non mi vaccinerei nemmeno io. Per fortuna, i vaccini in sviluppo sono circa 200, e dei 4 più avanzati sappiamo molto, molto di più“: è la riflessione che Enrico Bucci, ricercatore in Biochimica e Biologia molecolare e professore alla Temple University di Filadelfia, ha pubblicato sulla sua pagina Facebook, dopo l’annuncio dato ieri dal presidente Putin.
Fino alla prima metà del XVIII secolo, ai re francesi prima e poi anche a quelli inglesi erano attribuite capacità magiche di guarigione. Erano i “re taumaturghi” descritti per la prima volta compiutamente da Marc Bloch, che grazie all’imposizione delle mani e al loro contatto diretto con Dio, curavano la salute del popolo.
Oggi, l’operazione “warp speed” americana ed il vaccino “Sputnik” russo sembrano fare leva sulla stessa aspettativa popolare: un uomo potente, che ha a cuore la salute del popolo ed è in grado di superare la norma – la sperimentazione ed il metodo – per guarirlo subito e per sempre dalla piaga.
Allo stesso tempo, come durante la guerra fredda, conta impressionare l’avversario (cinese, russo, americano) con una propria supposta superiorità scientifica, preludio e accompagnamento di quella militare.

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