Spazio: la fase di minimo del Sole più intensa del previsto

Il team ha esaminato le mappe rilevate dall'osservatorio confrontandole con i dati ottenuti grazie al monitoraggio satellitare

MeteoWeb

Lo studio dei fenomeni che avvengono durante la fase di minimo solare, generalmente ritenuto un periodo con bassa attività, potrebbe rivelarsi molto più intenso di quanto si pensasse in precedenza. A suggerirlo in un articolo pubblicato sulla rivista Solar Physics gli esperti dell’Osservatorio Radio di Metsahovi, che hanno analizzato alcuni eventi solari avvenuti durante la fase di minimo.

“L’attività del Sole – spiega Juha Kallunki dell’Osservatorio Radio di Metsahovi – avviene in cicli che durano mediamente 11 anni, durante i quali alla fase ad attività più intensa si frappone una fase di minimo, a cui, finora, l’astronomia ha rivolto raramente l’attenzione”. Il team ha esaminato le mappe rilevate dall’osservatorio confrontandole con i dati ottenuti grazie al monitoraggio satellitare. “Le mappe solari – afferma Merja Tornikoski, collega e coautrice di Kallunki – mostravano una certa attività, con zone radio illuminanti che potrebbero dipendere da tre possibili spiegazioni: buchi coronali, solar flare o brillamenti, e attività magnetica”.

L’esperta spiega che la corona, cioè l’atmosfera più esterna del Sole, può presentare a volte dei buchi coronali, delle aree in cui la corona è più scura e più fredda delle aree circostanti.

“I flussi di particelle, o venti solari – aggiunge Irene Bjorklund, terza firma dell’articolo – possono provocare aurore quando raggiungono l’atmosfera terrestre. In alcune aree abbiamo notato delle espulsioni di materiale rovente emesso dalla superficie del Sole“.

Secondo il gruppo di ricerca, in alcune zone con campi magnetici intensi sono stati rilevati segnali radio illuminanti.Non conosciamo ancora il motivo di questi fenomeni – commenta Kallunki – saranno necessari ulteriori ricerche per comprendere l’impatto di questi eventi durante il minimo solare, e se sono collegati al periodo successivo di massimo“.

Gli autori sottolineano che è difficile prevedere l’inizio di un nuovo ciclo di attività. “Non abbiamo uno scadenziario preciso – sostiene Tornikoski – i cicli non hanno una durata omogena, sono molto variabili. Sulla Terra, l’attività solare può provocare le aurore australi e boreali, ma a volte potrebbe anche comportare gravi conseguenze, danneggiando i satelliti, le reti elettriche o le comunicazioni in radiofrequenza”.

La scienziata sottolinea che le tempeste solari provocano un flusso di particelle che impiegano due o tre giorni per raggiungere il nostro pianeta. “La ricerca – concludono gli astronomi – aiuta a prevedere tali eventi. Conoscere meglio il ciclo solare potrebbe rivelarsi un vantaggio per capire i fenomeni che riguardano la nostra stella”.