Terremoti, rischio sismico e mappe di pericolosità: Presa Diretta introduce argomenti scottanti ma poi non informa completamente

Il terremoto, in Italia, è un pericolo diffuso: la differenza la si fa facendosi trovare pronti grazie ad una serie di azioni congiunte da parte dei cittadini, della politica e degli esperti del settore

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Una puntata attesissima, quella di PresaDiretta, andata in onda lo scorso 24 agosto su RaiTre. Si è parlato di terremoto, ma in particolare di ricostruzione; si è parlato di mappe di pericolosità sismica e di prevenzione. Argomenti, questi, non semplici da sdoganare attraverso un mezzo di diffusione di massa come la televisione, ma anche necessari da trattare e da conoscere. Attualmente l’Italia langue proprio in materia di prevenzione, perché se è vero che prevedere un terremoto non è possibile con estrema precisione, è altrettanto vero che si conoscono i rischi per ogni singola area del nostro Paese e il nuovo modello neodeterministico, alleanza di NDSHA con la Geodesia, ci può indicare anche in quale area è aumentata l’attesa che si verifichi il prossimo forte sisma, dunque è imperativo fare in modo che, in caso di eventi sismici estremi, gli edifici reggano, che la popolazione sia informata e sappia come comportarsi, e che la macchina dei soccorsi sia il più efficiente possibile.

Ebbene, per fare tutto questo è indispensabile una sola, grande, cosa: la conoscenza. Il problema fondamentale è che nel nostro Bel Paese i terremoti vengono ancora vissuti con un approccio che sa troppo di fatalità, e noi giornalisti lo vediamo ogni giorno: se parli di prevenzione, se parli di rischio sismico, i lettori (il cui parere oggi è facilmente fruibile attraverso i social), fanno gli scongiuri, gridano all’allarmismo, chiedono pietà perché hanno paura. Ma questo è il modo più sbagliato per prepararsi a tali eventi. Che i rischi ci siano è assodato, e che il terremoto si ripeterà, nel Centro Italia, nel Sud o al Nord, è una certezza. La differenza la si fa semplicemente facendosi trovare pronti e a questo scopo servono una serie di azioni congiunte da parte dei cittadini, della politica e degli esperti del settore.

Questo era il messaggio che ci si aspettava passasse da una trasmissione come quella di RaiTre, durante la quale ci si è concentrati sull’aspetto politico, sulla mancata ricostruzione, importante sicuramente, ma che non considera il fatto che il vero problema è la estesa rovina seguita al terremoto, una rovina che non dovrebbe accadere in quella misura, dato che sono decenni che i terremoti colpiscono aree che restano poi devastate. Tuttavia, nessun piano nazionale ha preso avvio.

Tra l’altro, nel caso di Norcia, la rovina è seguita ad altra precedente di 22 anni, altro che “tempi di ritorno lunghi” (proprio a proposito del “periodo di ritorno”, il Presidente di INGV, Carlo Doglioni, ha detto finalmente che è un modello non verificato, falso, ma forse si sarebbe dovuto dire che su questo modello sono basate tutte le nostre norme antisismiche e lo stesso sisma bonus). Per dirla in parole povere: se è risaputo che una data area ha una pericolosità sismica medio/alta bisogna necessariamente costruire edifici e gestire lo sviluppo urbano in maniera tale che non accada ciò che è accaduto a Castelluccio, a Norcia, ad Amatrice, e mettere in campo azioni serie di protezione del costruito, in specie, ma non solo, di quello a più alto valore artistico e monumentale. Si pensi alla Cattedrale di Norcia, simbolo non solo in Italia ma in tutta Europa, un crollo annunciato. Dopo il terremoto del 1997 e le prime scosse del 2016, nulla è stato fatto che abbia prevenuto il crollo.

Dunque, nel momento in cui si decide di affrontare un tema così basilare per la sopravvivenza di milioni di italiani, ci si deve concentrare maggiormente sulla volontà di sbrogliare la matassa della prevenzione. Tutto sta, dunque, nella fruibilità delle informazioni comunicate dalla scienza all’opinione pubblica. Che le mappe di pericolosità sismica, in Italia (e non solo), siano effettivamente errate, è stato detto, ma liquidare gli errori con un semplice “le mappe di pericolosità sismica sono inadeguate” rischia di far passare un messaggio fuorviante e non corretto: che non ci sia alternativa a tali mappe. Ma così a tutti gli effetti non è. C’è un altro metodo utilizzabile, ovvero quello neodeterministico, che è più affidabile e soprattutto consente maggiormente di raggiungere l’obiettivo prevenzione. Le mappe neodeterministiche rappresentano una alternativa già disponibile da venti anni.

Mappa della pericolosità sismica in Italia, fonte INGV

E’ inspiegabile che le norme tecniche in vigore non ne tengano adeguatamente conto, considerando di fatto come unico riferimento obbligato la mappa probabilistica. Se infatti è vero che secondo le norme in vigore è possibile progettare con azioni più alte, ed in accordo ai metodi neodeterministici, i valori utilizzati non devono essere troppo lontani dalla mappa probabilistica e non, come sarebbe sacrosanto attendersi, viceversa. Basti dire che la mappa probabilistica in vigore deriva dalla media semplice di ben 16 mappe diverse, ottenute con ipotesi diverse e tra loro contraddittorie, pesate alla bene e meglio con valutazioni “esperte” che sanno di scommessa (pesi come 60/100 e 40/100 o 33/100, 33/100, 33/100). Tale è la situazione dal 2008, ovvero 12 anni. E’ un vero peccato che non si sia informata la popolazione in ascolto di fatti come questi: quanti sanno che le mappe sismiche in vigore sono la media di sedici mappe diverse? Eppure, è della vita dei cittadini che si stava parlando.

giuliano panzaPer dirla come il compianto geologo Cesare Roda (Cesare Roda, Segnalazione relativa all’articolo “Operational earthquake forecast/prediction di Antonella Peresan, Vladimir G. Kossobokov, Giuliano F. Panza Rendiconti Lincei, volume 22, n, 4, Dicembre 2011): “La capacità acquisita dall’uomo di intervenire sulla natura si è grandemente accresciuta nel secolo appena trascorso, sino a raggiungere dimensioni comparabili con quelle dei processi naturali. Da questa constatazione consegue questo corollario: quando si intraprendono attività che hanno un forte impatto sulla natura è necessario che gli scienziati, in particolare gli scienziati della Terra, forniscano modelli previsionali sulle conseguenze che potranno derivare da queste attività. I modelli previsionali possono essere recepiti solo se esiste un substrato di informazione diffusa, o forse sarebbe meglio dire di conoscenza diffusa o, ancora meglio, un substrato di cultura scientifica. Ne discende una conclusione: deve essere promossa la diffusione della conoscenza scientifica in modo che la stessa diventi un patrimonio comune, cioè diventi cultura”.

Era quindi importante esplicitare meglio che da decenni esistono ricerche, tra l’altro fatte proprio soprattutto in Italia, che rimpiazzano l’obsoleto e falloso modello probabilistico, nato alla fine degli anni ’60, con un modello molto più robusto e sicuro, il quale non si preoccupa di fornire “probabilità”, cosa sostanzialmente impossibile in modo condiviso a causa della scarsità dei dati, ma si preoccupa di dare – ed in effetti dà – una stima del peggio che può avvenire, sito per sito. Tra l’altro, se molto spesso il peggio che può avvenire è più severo di quanto indicato dalle mappe probabilistiche, tante altre volte accade il contrario, per cui in effetti i due metodi sono radicalmente diversi. La parola “neodeterministico” e l’Università di Trieste, che ne è la culla, non sembra siano mai stati nominati nella lunga puntata, mentre siamo stati informati della esistenza delle case di paglia che, per quanto interessanti, sono parse fuori contesto: perché questa vistosa omissione?

Nello specifico della prevenzione ecco un altro stralcio di Geoitalia 38:nella lingua italiana il verbo prevedere ha il significato di vedere in anticipo con la mente, ritenere possibile, probabile o certo un evento prima che si verifichi. Il verbo esprime tre diversi concetti che necessiterebbero di tre diversi vocaboli per rendere chiaro cosa si intende comunicare. In particolare per distinguere nettamente tra certezza da una parte e possibilità e probabilità dall’altra. Nel seguito di questo riassunto userò la parola previsione per indicare la possibilità e la probabilità di un evento e predizione per indicare la certezza che l’evento si verificherà. Per indicare una previsione non sufficientemente supportata da considerazioni scientifiche utilizzerò la parola presagio”.

Parrebbe superfluo sottolineare che ambedue i concetti (previsione e predizione), per potere essere utilizzati operativamente, presuppongono precise indicazioni di intervalli temporali, ambiti geografici e intervalli di magnitudo dell’evento. Il lungo articolo pubblicato da Antonella Peresan, Vladimir G. Kossobokov e Giuliano F. Panza sui Rendiconti Lincei non tratta del problema linguistico, anche se, come vedremo, questo problema viene comunque affrontato, ma della esigenza di elementi quantitativi per decisioni operative nel campo della previsione dei terremoti e della valutazione della pericolosità sismica“.123

Si parla tanto della fuga di cervelli all’estero, ma quando un gruppo di ricercatori italiani produce un pregevole lavoro (attualmente in corso di applicazione in Cina), che sarebbe immediatamente utile al nostro Paese, ad esso viene preferito un metodo vecchio e contraddetto dai terremoti, quello probabilistico, solo perché viene dagli USA e perché una moltitudine di tecnici in Italia e all’estero lo usa da anni e quindi non si vuole cambiare. L’informazione in televisione, ottenuta tagliando lunghe interviste e montando le parti come ritenuto meglio, “passa” in modo parziale, insieme con cose che non c’entrano nulla, come il ponte Morandi, il COVID e le case di paglia. Giudice ultimo di quanto asserito dal Presidente di INGV, il geologo Tozzi che almeno sino al 2017 parlava di “terremoti [che] hanno tempi di ritorno molto lunghi” (https://www.blitzquotidiano.it/cronaca-italia/terremoto-aquila-intervista-mario-tozzi-3018874/)..

Allegria.

1 Come utilizzare i modelli di previsione sismica. La predizione di un terremoto di magnitudo definita può interessare un tempo lungo (decine di anni), un tempo medio (da mesi ad anni) ed un tempo breve (ore o giorni), ed interessare aree molto estese (migliaia di chilometri quadrati) o aree di minore estensione fino alla esatta ubicazione dell’evento previsto. È così possibile graduare gli interventi in base alle caratteristiche della predizione; misure di costo limitato ma di grande efficacia possono essere permanenti. L’articolo riporta un elenco gerarchico di misure di prevenzione che possono essere realisticamente adottate entro aree e periodi di tempo differenti in funzione dello stato di allerta in corso. La definizione della probabilità di eventi sismici, in particolare degli eventi sismici maggiori e poco frequenti, richiede la disponibilità di sufficienti informazioni sulla sismicità per lunghi intervalli di tempo, informazioni solitamente non disponibili; ciò pone problemi nella assegnazione di valori di probabilità statisticamente attendibili della occorrenza di un terremoto.

2 Le attuali pratiche operative a scala globale, ivi compresa l’Italia, le attuali pratiche di previsione, come ad esempio le mappe di pericolosità GSHAP (Global Seismic Hazard Program) o le procedure previsionali STEP (Short Term Eartquake Probability), si sono rivelate insoddisfacenti e pertanto inadeguate per la valutazione del rischio sismico e la prevenzione dei disastri. Gli algoritmi M8 e CN, elaborati da Keiliss Borok, Kossobokov e Rotwain, dell’Accademia delle Scienze di Mosca, che utilizzano la categoria quantitativa denominata Time of increased probability sono stati testati a livello globale dal 1992 (http://mitp.ru/en/ default. html). Il rapporto dell’ICEF classifica come statisticamente significativa questa metodologia per le previsioni a tempi medi e lunghi. In Italia la procedura è testata da Peresan e Panza a partire dal 2002 con aggiornamento ogni due mesi; un archivio di predizioni è disponibile in rete sul sito: http://users.ictp.it/www_users/sand/prediction/prediction.htm. Nei recenti aggiornamenti della procedura italiana è stato previsto, in un intervallo di tempo di sei mesi, un forte evento sismico nell’Italia settentrionale, cosa che poi si è avverata. Questo sistema di predizione è implementato anche nel prototipo SISMA (http://sisma.galileianplus.it), sviluppato per l’Agenzia Spaziale Italiana, che integra i dati geofisici e geodetici.

3 Conclusioni. L’attività di ricerca di Panza e del suo piccolo gruppo di ricercatori, che fa parte di una rete internazionale con nodi importanti in USA e Romania, oltre che in Russia, merita una attenzione maggiore di quella sino ad oggi riservatagli, in quanto è un importante esempio di buona ricerca e di responsabile attenzione al problema del trasferimento delle conoscenze scientifiche ai decisori“.