Coronavirus, per quanto tempo sopravvive sulle superfici? Per 4 giorni sulle banconote, 4 ore sul rame: gli esperti fanno chiarezza

Queste operazioni devono essere "tanto più accurate e regolari per superfici ad alta frequenza di contatto, come maniglie, interruttori, servizi igienici, scrivanie, cellulari, tablet, personal computer, occhiali"
MeteoWeb

Da 2 a 4 giorni sulle banconote, fino a 7 nello strato interno delle mascherine chirurgiche (fuori anche più di una settimana), fino a 72 ore su plastica e acciaio inossidabile (secondo quanto conferma l’Organizzazione mondiale della sanità-Oms) con una carica infettiva che si dimezza dopo circa 6 e 7 ore. E infine 24 ore sul cartone e solo 4 ore sul rame per arrivare a un abbattimento completo dell’infettività. Sono i tempi di permanenza del coronavirus Sars-CoV-2 sulle varie superfici secondo le informazioni scientifiche ad oggi note. A riepilogarli, citando anche i dati di un rapporto dell’Iss (Istituto superiore di sanità) sul tema, sono i medici anti-fake news in un approfondimento su ‘Dottore, ma è vero che…?’, portale della Federazione nazionale degli Ordini dei medici (Fnomceo).

La premessa è d’obbligo, puntualizzano: “Il lavaggio delle mani costituisce sempre il punto cardine di una corretta prevenzione“. Ma “la pulizia regolare, seguita dalla disinfezione delle superfici e degli ambienti interni, riveste un ruolo cruciale nella prevenzione e nel contenimento” di Covid-19. E questo al di là del fatto che “il rilevamento della presenza di Rna virale” su una superficie “non indica necessariamente che il virus sia vitale e potenzialmente infettivo”.

Quindi, tempistiche di permanenza a parte, “pulire accuratamente con acqua e detergenti neutri le superfici e gli oggetti” è uno dei tre punti fermi che vengono indicati in questa fase dal Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc) e dagli statunitensi Cdc, come dall’Oms. Gli altri due sono “garantire sempre ventilazione e ricambio d’aria adeguati”, ricordano i medici, e “disinfettare con prodotti adatti, registrati e autorizzati“.

Queste operazioni devono essere “tanto più accurate e regolari per superfici ad alta frequenza di contatto, come maniglie, interruttori, servizi igienici, scrivanie, cellulari, tablet, personal computer, occhiali; infine, nel caso vi sia in famiglia un caso sospetto o confermato di persona affetta da Covid-19″.

Questo vale per gli ambienti interni. All’aperto invece no. Le aree esterne “non richiedono una specifica disinfezione”. Alcune strutture, come bar e ristoranti, possono richiedere azioni aggiuntive, come la disinfezione di tavoli, sedie e oggetti spesso toccati da più persone. Ma “non ci sono evidenze scientifiche che dimostrino che spruzzare il disinfettante sui marciapiedi e nei parchi riduca il rischio di Covid-19 per il pubblico, mentre rappresenta un grave danno per l’ambiente”. “Nessuno va in giro a leccare marciapiedi o alberi”, ha avuto modo di dire lo scienziato Juan Leon a ‘Science’.

Al contrario, “potrebbero esserci delle conseguenze pericolose nell’eccessiva e troppo zelante disinfezione di ambienti esterni con la candeggina”, come osserva Julia Silva Sobolik, ricercatrice nello stesso laboratorio di Leon. “‘La candeggina è altamente irritante per le mucose’, ha detto “come ricordano i camici bianchi. Sobolik cita uno studio su ‘Jama Network Open’ che ha evidenziato come gli infermieri che usavano regolarmente disinfettanti per pulire le superfici fossero a maggior rischio di sviluppare la malattia polmonare ostruttiva cronica. Come pulire le superfici? I medici anti-fake news chiariscono: “L’utilizzo di semplici disinfettanti è in grado di uccidere il virus annullando la sua capacità di infettare le persone”.

Si intende disinfettanti con alcol (etanolo) o ipoclorito di sodio (candeggina/varechina), ma anche saponi. “I coronavirus sono virus avvolti da uno strato di grasso protettivo”, afferma Leon. I disinfettanti lo distruggono. L’ozono? E’ un sanitizzante“, ma non si può definire disinfettante. Le raccomandazioni del gruppo di lavoro dell’Iss hanno ammesso “l’efficacia microbicida” anche sui virus. Ma “è sconsigliato l’impiego in ambito domestico da parte di operatori non professionali”. Infine un chiarimento sui termini di cui ormai si sente parlare ogni giorni: l’igienizzazione serve a rimuovere polveri e sporcizia da oggetti e ambienti, a rendere igienico, ovvero pulire l’ambiente eliminando le sostanze nocive presenti; la disinfezione è l’insieme dei procedimenti per rendere sani e sicuri gli ambienti o le aree distruggendo o rendendo inattivi i microrganismi patogeni che possono essere presenti (la finalità è abbattere la carica microbica e vanno usati prodotti disinfettanti, biocidi o presidi medico chirurgici, autorizzati); sanificare, infine, è un complesso di procedimenti e operazioni di pulizia e/o disinfezione e comprende il mantenimento della buona qualità dell’aria anche con il ricambio d’aria in tutti gli ambienti.

Condividi