“Io e Bassetti ci sentiamo spessissimo, mi aiuta continuamente, così come Zangrillo. E anche Galli. Io cerco di sentire tutti quanti. Ho il mio Cts personale, ma perché negarlo? Se hai bisogno delle competenze, senti chi è sul campo. E non è che chi è stato a Roma non è stato sul campo, devo specificarlo”. Il viceministro della Salute Pierpaolo Sileri racconta, intervenendo a ‘L’Aria che tira’ su La7, delle sue ‘consultazioni telefoniche’ con diversi esperti, dagli infettivologi Matteo Bassetti e Massimo Galli al primario di anestesia e rianimazione Alberto Zangrillo.
E riguardo al prorettore dell’università Vita-Salute San Raffaele di Milano precisa: “Lo proposi” fin dall’inizio come componente del Comitato tecnico scientifico. Lo spunto per l’analisi di Sileri è una domanda di Bassetti che sottolinea come il Cts sia mai cambiato nella sua composizione, che forse “non si è inserito al suo interno il lavoro fatto sul campo”, riferendosi all’assenza di specialisti “da Lombardia, Liguria, Veneto, Piemonte, Emilia Romagna”, le aree più colpite da Covid-19.
“Quando 2 mesi fa ho detto che a mio avviso andava rinnovato, integrato, il Comitato tecnico scientifico è scoppiato un putiferio – ha risposto Sileri – Non ho detto che andava messo solo chi è stato sul campo o quelli del Nord, ma anzi che andava integrato fra più persone“, per avere quella che il viceministro definisce “amalgama comunicativa, che aiuta in questo momento. Anche gli scienziati non sono d’accordo tra loro ed è giusto così. Ma meglio che non stiano d’accordo attorno a un tavolo dentro quattro pareti, anziché vedere che uno in tv dice una cosa e uno un’altra e poi la gente si smarrisce. Questo lo proponevo 2 mesi fa, così come proposi Zangrillo. Allora non sapevo chi fosse, ma sapevo che aveva fatto la rete Ecmo” delle macchine ‘riposa-polmoni’, “nel 2009″ ai tempi della pandemia di A/H1N1”.
Erano i tempi in cui Sileri era appena rientrato da Wuhan, dove era andato per seguire le operazioni di rimpatrio degli italiani dalla metropoli cinese colpita per prima dall’emergenza nuovo coronavirus. “A Wuhan rimasi impressionato dall’aeroporto deserto. Varcare dogana e vedere cittadini di altre nazioni che fuggono dalla Cina controllati prima dai medici” colpisce, dice il viceministro. “Ti rimane davvero un segno – ricorda Sileri – Tornato a casa ho pensato: ‘quando arriverà in Italia sarà così’. E allora ho chiesto chi ha fatto la pandemia del 2009? C’era Zangrillo? Allora Zangrillo deve stare dentro. E feci la richiesta. Non mi hanno detto di no. Ma poi il Cts è stato formato più avanti, e non so come è stato costituito”.
“I verbali della prima fase” dell’emergenza coronavirus riportano “discussioni che avvenivano fra scienziati, che acquisivano informazioni in momenti diversi. Erano notizie che cambiavano dalla sera alla mattina: la sera finiva la riunione del giorno con una determinata decisione, la notte arrivavano nuovi dati trasmessi la mattina. Parlo dei primi giorni, da Codogno, Alzano e Nembro fino al 5-6-7″ marzo. “E’ chiaro che la situazione cambiava. Dobbiamo contestualizzare. La situazione è molto diversa oggi rispetto ad allora“. A spiegarlo è stato il viceministro alla Salute Pierpaolo SILERI, intervenendo a ‘L’Aria che tira’ su La7. “Quello che è scritto nei verbali poi è stato trasmesso. Dai verbali sono usciti regole e protocolli, che sono sotto gli occhi di tutti“. Piuttosto, osserva, “è stata fatta una comunicazione sbagliata.
“I primi di febbraio e la fine di febbraio erano due momenti diversi – evidenzia Sileri – Non contraiamo il tempo. Fra il 31 gennaio e Codogno erano due momenti diversi. Si trattava di capire quando il virus sarebbe arrivato in Italia e, nel caso dell’Italia, questo quando è stato molto contratto. Fare uno spot in un momento in cui il virus non circolava e dire agli italiani state tranquilli perché in questo momento non sta circolando è più che lecito“, dice rispondendo a una domanda sul ministro della Salute Roberto Speranza e le comunicazioni in tv nei primi mesi dell’anno.
“Questi spot dopo che il virus ha cominciato a circolare non ci sono più stati. Si deve anche dare una tempistica reale di quello che è accaduto“, puntualizza il viceministro. Sulle mascherine invece ci si è mossi tardi? “Era un problema la carenza materiale che si è acuito fra fine febbraio e i primi di gennaio, e non riguardava solo l’Italia – fa notare – Non ci dimentichiamo che gran parte del materiale che serviva viene prodotto proprio dalla Cina. Le stesse mascherine venivano proprio da Wuhan e dalla provincia di Hubei. Quando la Cina è stata colpita, e quindi hanno avuto il loro lockdown e hanno bloccato la loro produzione in Hubei, era proprio da lì che ci rifornivamo. Ora le cose sono cambiate, è cominciata la nostra produzione, ma era il mondo occidentale che era impreparato”. E, aggiunge Sileri, “io continuo a criticare l’Oms, perché probabilmente la frase ‘il peggio deve ancora arrivare’, detta a giugno” dall’Organizzazione mondiale della sanità, “a mio avviso doveva invece essere detta a gennaio. Questo probabilmente avrebbe allertato e aiutato tutti i Paesi occidentali”.
