E’ di almeno 111 morti e 760 mila sfollati il bilancio delle gravi inondazioni che hanno colpito nelle ultime settimane diversi Paesi dell’Africa occidentale e centrale, tra cui Burkina Faso, Camerun, Ciad, Ghana, Niger, Mali, Nigeria, Repubblica del Congo e Senegal.
E’ quanto emerge dalle ultime stime diffuse dall’Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari (Ocha), secondo cui il Paese più colpito è il Niger, dove quasi almeno 65 persone sono morte e quasi 333 mila persone sono state costrette a sfollare, mentre 32 mila abitazioni e 5.768 ettari di terreni agricoli sono andati distrutti. Oltre 188 mila le persone colpite nel vicino Ciad, dove le agenzie umanitarie hanno lanciato l’allarme sulla carenza di cibo a causa dei terreni inondati.
Più di 30 persone sono morte nel nord della Nigeria, dove migliaia di case e vaste aree coltivate sono state distrutte dalle recenti inondazioni negli stati di Jigawa, Kano, Kebbi e Sokoto. Nello Stato di Borno, già tormentato dalle violenze jihadiste, circa 26 mila persone – tra cui sfollati interni – sono state colpite da pesanti inondazioni nei campi e nelle comunità.
In Senegal è stato attivato un piano di aiuti di emergenza a seguito delle piogge eccezionali cadute nella capitale Dakar e in gran parte del Paese, dove almeno quattro persone sono morte ma il loro numero potrebbe essere molto più alto a causa dei numerosi dispersi. Anche il Mali è stato afflitto da gravi inondazioni iniziate a luglio e che finora hanno colpito più di 13.200 persone, inclusi 5.400 sfollati interni, e distrutto un totale di 1.160 case.
Le regioni più colpite sono Gao, Mopti, Segou e Sikasso. In Camerun piu’ di 30 mila persone sono state colpite da inondazioni causate dalle forti piogge cadute nelle regioni dell’Estremo nord, dell’Ovest, del Sud e del Sudovest, distruggendo case, spazzando via il bestiame e devastando piantagioni. In Ghana strade, ponti, case e terreni agricoli sono stati inondati nelle regioni del Nord e del Nordest a causa delle forti piogge iniziate a metà agosto e del cedimento dalla diga di Bagre, nel vicino Burkina Faso: almeno otto persone hanno perso la vita.
La fuoriuscita è stata necessaria a causa di un forte aumento del livello delle acque e diverse aree rimangono tuttora inaccessibili, rendendo impossibili le valutazioni. In Burkina Faso, infine, tre persone sono morte a Kaya, nella regione del Centro-nord, dopo le forti piogge cadute lo scorso 4 settembre, mentre precedenti inondazioni hanno colpito la capitale Ouagadougou, uccidendo una persona e danneggiando diverse case e proprietà.


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