Alta acqua a Venezia: la marea tocca i 105 cm, Piazza San Marco si allaga

Per il terzo giorno consecutivo Venezia fa i conti con l'acqua alta: stavolta non sono entrate in funzione le paratoie del Mose e la marea ha toccato i 105 centimetri, allagando Piazza San Marco

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Per il terzo giorno consecutivo Venezia fa i conti con l’acqua alta: stavolta non sono entrate in funzione le paratoie del Mose e la marea ha toccato i 105 centimetri, allagando Piazza San Marco. Ancor piu’ alta la quota raggiunta dall’acqua al Lido, con 110 centimetri, e a Malamocco, che ha segnato una massima di 112. Le paratoie mobili del Mose vengono attivate per ora con una previsione minima di 130 centimetri.

Il fatto che il Mose funzioni e’ una risorsa, vuol dire che siamo sulla strada giusta – sottolinea Carlo Alberto Tesserin, primo Procuratore di San Marco – ma siamo molto preoccupati perche’ sappiamo che dovremo abituarci ad una frequenza sempre maggiore di acqua alte”. Durante le ore piu’ critiche la Basilica e’ stata chiusa e a fedeli e turisti e’ stato consentito di salire solo alla terrazza del piano superiore. La violenza dell’acqua sta lasciando segni che l’edificio non e’ piu’ in grado di sopportare. “Non ce la facciamo piu’, la salsedine sta facendo danni che rischiano di essere irreparabili – avverte Tesserin – .Si sta imbibendo in maniera drammatica la pavimentazione, non basta piu’ risciacquare piu’ e piu’ volte con acqua dolce”.

Anche tra gli operatori commerciali delle Procuratie la preoccupazione e’ evidente. “Il sistema di protezione delle dighe funziona, lo ha dimostrato – afferma Raffaele Alajmo, ad del Gran Caffe’ Quadri – bisogna che venga messo sempre in funzione. Inutile spendere soldi e tempo in progetti come quello di impermeabilizzare la Piazza– rileva, citando il piano che prevede il restauro degli antichi condotti per evitare dispersioni indesiderate e la possibilita’ di interruzione della connessione idraulica con il Bacino di San Marco – . Sarebbe un cantiere inutile“.

Il Provveditore alle opere pubbliche del Triveneto , Cinzia Zincone, sul cui capo sono piovute le proteste dei lavoratori marittimi, costretti a bloccare l’attivita’ portuale ogni volta che scatta il Mose, offre una possibile soluzione: “E’ ora di cominciare a studiare la possibilita’ di sollevarlo per intero – annuncia – ma non in contemporaneita’ tra le tre barriere, per ottimizzare sia la salvaguardia di Venezia sia la navigazione”. L’idea e’ quella di “ottenere lo stesso effetto di protezione – precisa Zincone – sollevando la barriera di Malamocco con un lieve ritardo rispetto alle altre”.