Ammalarsi di Covid-19 è sempre brutto, ma se succede a 6.890 Km da casa è ancora più traumatico. Anche se questi 6.890Km corrispondono alla Grande Mela. Anzi, forse ancora di più considerando il differente approccio all’assistenza sanitaria.
Francesco Persico, 33enne e vicesindaco di Azzano San Paolo, di lavoro fa l’elettricista della Automazione 2001: si trovava a New York, dove si era recato per lavoro. Doveva costruire un grattacielo. Il 28 febbraio era partito per la Despe demolizioni con un collega dell’azienda, altri due elettricisti e due meccanici.
In stato confusionale e con la febbre a 41°, Francesco ricorda ancora quei momenti: i due infermieri del 911 bardati con tute, mascherine e visiere, e di aver percorso tre curve in ambulanza per arrivare all’ospedale Mount Sinai West e la fatidica domanda, la prima che gli è stata rivolta. “Con che cosa paga?”.

Francesco si definisce “il paziente zero in quell’ospedale. Non erano preparati: ho aspettato mezz’ora sull’ambulanza, il personale ha allestito uno spazio lì per lì, mi hanno trasferito nel reparto di malattie infettive. Da me entravano protetti ma poi, li vedevo dal vetro, si cambiavano in corridoio. Mi hanno trasferito in terapia intensiva, con la maschera facciale dell’ossigeno. Devo dire che ho ricevuto molte attenzioni, se penso alle immagini di Bergamo con i tutti quei pazienti tutti insieme perché non c’era posto”.
Come tutti i pazienti Covid, vicini o lontani, anche lui ha sofferto la distanza dalla famiglia: “Mia moglie si era trasferita dai genitori, ho rivisto la bimba due mesi dopo. E poi, io che ho la delega anche alla Protezione civile, non sopportavo l’idea di non poter essere in giro ad aiutare nell’emergenza“.
Adesso sta bene e ha imparato la lezione, “Rispetto a tante polemiche, non abbiamo nulla da imparare sulla serietà e capacità di gestire l’emergenza. Trump? Beh, alcune uscite come quella sulla candeggina…. Il fastidio più grande è chi prende questo virus alla leggera, i negazionisti. Non ci sono passati, per forza. Ad Azzano in tre mesi abbiamo avuto cento morti”.