Coronavirus: i bambini i più colpiti nella seconda ondata

I casi pediatrici di Covid-19 in Italia a luglio erano l'1,8% del totale, con un'eta' media di 11 anni, e nel 13,3% dei casi sono stati ricoverati in ospedale

I casi pediatrici di Covid-19 in Italia a luglio erano l’1,8% del totale, con un’eta’ media di 11 anni, e nel 13,3% dei casi sono stati ricoverati in ospedale. I dati emergono da uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Pediatrics intitolato “COVID-19 Disease Severity Risk Factors for Pediatric Patients in Italy” a cura del Reparto di Epidemiologia, Biostatistica e Modelli matematici del Dipartimento Malattie Infettive dell’Istituto Superiore di Sanita’.

Nel secondo periodo (post-lockdown), – informa una nota – con la ripresa della socialita’, l’epidemiologia e’ cambiata e, a meta’ settembre, la distribuzione dei casi documentati di positivita’ al SARS-CoV-2 e’ passata dall’1,8% del primo periodo al 12,8% del secondo periodo. Il Covid colpisce duro e i bambini, a differenza della prima ondata, sono in prima linea. La cooperativa sociale Eco di Sofia Flau’to, una delle cui mission e’ quella di guardare il mondo con gli occhi dei bambini, ha intrapreso una indagine nel mondo della pediatria infantile per capire gli effetti del Covid-19.

“In questo periodo gli aspetti pediatrici della pandemia non hanno avuto un’attenzione prioritaria, essendo particolarmente drammatica la situazione che ha travolto i soggetti in eta’ adulta” e’ la conferma di Paolo Siani, medico pediatra e parlamentare. “I casi di bambini COVID-19 – afferma – sembra siano meno gravi rispetto alle altre classi di eta’, tuttavia l’eta’ inferiore a un anno e la presenza di condizioni patologiche preesistenti rappresentano fattori di rischio di gravita’ della malattia”. Per la tutela dei bambini restano tre i capisaldi per contrastare il virus: “distanziamento; lavaggio frequente delle mani; uso corretto della mascherina. In piu’ si puo’ utilizzare l’app Immuni. Ancora, lavarsi spesso le mani con acqua e sapone per almeno 1 minuto cantando due volte “tanti auguri a te”.

Ai bambini “e’ molto importante rispondere sempre in modo semplice, rassicurante e sincero. Evitare di dire bugie”, conclude Siani. Il dottor Luigi Mantenucci, pediatra dell’ospedale napoletano Santobono aggiunge: “I bambini sono spaventati. Lo stesso fatto di doverli isolare, assieme ad un adulto crea ansia, preoccupazione, gli si chiude un mondo e si apre una finestra di un percorso fatto di incertezze in cui il tampone e’ sicuramente qualcosa di piu’ invasivo”. Per la dottoressa Anna Maria Silvestri (psicologa psicoterapeuta cognitivo-comportamentale) le reazioni piu’ comuni sono “tristezza, colpa, rabbia, paura, confusione e ansia dovuti anche al protrarsi della condizione di isolamento e allo sconvolgimento dei ritmi ordinari. Per prima cosa, e’ opportuno che anche gli adulti di riferimento prendano atto della propria paura. E’ fondamentale dare loro sicurezza: i bambini possono continuare a fare le cose ‘da bambini’ come giocare, parlare di cose divertenti oppure fare i compiti e imparare cose nuove. E’ bene ricordare loro che ci sono persone fidate, come i medici, che si occupano di risolvere le conseguenze dell’evento”.