Coronavirus, in Brasile inizia la primavera e il contagio rallenta: fuori dalla crisi senza lockdown, “azione decisiva del governo ha salvato l’economia” [DATI]

Coronavirus, il punto della situazione sul Brasile: tutti i dati sulla pandemia e sulla crisi economica

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Il Brasile ha superato i 156 mila morti per il coronavirus: nelle ultime 24 ore ci sono state altre 571 vittime, facendo salire il bilancio complessivo a 156.528 morti, secondo le segreterie sanitarie dei governi statali. Nelle stesse 24 ore, sono stati segnalati 30.026 nuovi casi confermati, portando il totale accumulato dall’inizio della pandemia a 5.355.650 casi totali, di cui 4.797.872 già guariti. Le persone attualmente positive in tutto il Paese sono 401.250, ma soltanto 8.318 in terapia intensiva. Il Brasile, con 213 milioni di abitanti, è il 6° Paese più popolato del mondo e il dato complessivo di casi totali e di morti non è anomalo rispetto agli altri Paesi del mondo.

Il Brasile, infatti, conta 25.140 casi e 735 morti ogni milione di abitanti, mentre il Perù conta 26.669 casi e 1.028 morti ogni milione di abitanti; il Cile conta 26.029 casi e 722 morti ogni milione di abitanti; gli USA contano 26.380 casi e 691 morti ogni milione di abitanti, l’Argentina conta 23.593 casi e 625 morti ogni milione di abitanti. In Europa il Belgio conta 24.790 casi e 918 morti ogni milione di abitanti. Ma soprattutto, in Brasile da quando è arrivata la primavera australe, la curva del contagio è in netto calo. Nel Paese sudamericano, il tasso di letalità della malattia resta al 2,9% (in Italia è del 7,8%). San Paolo rimane lo Stato, in numeri assoluti, a contabilizzare più morti, con 38.482, seguito da Rio de Janeiro (che ha superato la soglia dei 20mila morti), Cearà (9.243), Minas Gerais (8.621) e Pernambuco (8.527).

Brasile, la crisi economica post Coronavirus: aumento della disoccupazione, ma è il Paese sudamericano con il più basso calo del Pil

Foto di Bruna Prado / Getty Images

Intanto mentre il Paese torna alla vita normale, l’indice di disoccupazione ha toccato a settembre quota 14%, registrando un nuovo record negativo nella serie storica certificata dall’istituto nazionale di statistica (Ibge). In base all’inchiesta varata per certificare l’impatto della crisi sanitaria nella situazione occupazionale del paese, nel nono mese dell’anno 13,5 milioni di persone si trovavano senza lavoro, contro i 12,9 milioni di agosto, per un calo mensile del 4,3 per cento. A maggio, primo mese in cui si è registrato il dato, il numero di disoccupati era pari a 10,1 milioni di persone. Da allora il dato è quindi peggiorato del 33,1%. Tra agosto e settembre sono anche aumentati dell’1,4 per cento i brasiliani che sono tornati a cercare lavoro (da 95,1 a 96,4 milioni), per aver finito la condizione di isolamento sociale o per qualsiasi altro motivo. Un incremento che ricade direttamente sulla quota di disoccupati, nel caso non abbiano trovato lavoro.

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Diversi indicatori sembrano peraltro dimostrare che il gigante amazzonico ha intrapreso un percorso di ripresa economica più spinto che altri partner regionali. Nell’aggiornamento del “World Economic Outlook”, il Fondo monetario internazionale (Fmi) prevede che il paese chiuderà il 2020 con una contrazione del 5,8%, ben sotto l’8,1% attribuito alla media dei paesi dell’America latina e dei Caraibi. Un dato reso più “pesante” considerata la portata della sua economia, la seconda dell’America latina: la prima, quella del Messico, dovrebbe per l’Fmi cedere il 9% del pil. I partner storici dell’Argentina sono attesi a un calo dell’11,8%, mentre Uruguay e Paraguay – gli altri due soci del Mercato comune del sud (Mercosur) – dovrebbero perdere il 4,5 e il 4%, ma hanno volumi lordi di pil non paragonabili. Nel resto della regione, spiccano tra le altre le emorragie del Perù, -13,9%, il -11% dell’Ecuador, e il -7,9% della sin qui virtuosa Bolivia. Di più, il Fondo ha alzato di ben 3,3 punti percentuali la stima fatta a giugno, un miglioramento che tra le grandi economie è superato solo dagli Stati Uniti, passati dal -8 al -4,3%.

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Anche la Banca mondiale (Bm) ha migliorato la stima relativa alla performance dell’economia nel 2020, prevedendo una contrazione del Prodotto interno lordo (Pil) del 5,4%, contro il -8% contenuto nel rapporto dello scorso giugno. Nel documento semestrale dal titolo “Il costo di mantenersi sano” l’organismo multilaterale ricorda che “gli impatti della pandemia hanno causato una contrazione storica dell’economia brasiliana del 9,7% nel secondo trimestre del 2020, causata da forti cali delle nell’industria e nei servizi“, si legge nel documento, in cui viene sottolineato anche che “i lavoratori informali sono stati particolarmente colpiti e il tasso di disoccupazione ufficiale è aumentato al 13,3”.

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Per la Bm “l’azione decisiva” del governo sia in termini di politica monetaria, con la riduzione dei tassi di interesse, sia in termini di sostegno al reddito delle famiglie piu’ esposte alla crisi, ha “impedito una contrazione ancor più profonda“. Tuttavia la storica fuga di capitali stranieri dal Brasile ha generato un crollo della valuta brasiliana, Real, che ha perso oltre un quinto del suo valore da febbraio, nonostante l’intervento sui cambi da parte della Banca centrale. La Banca centrale ha rivisto lo scorso 24 settembre al rialzo la previsione di performance dell’economia del paese, stimando a fine 2020 una contrazione del Pil pari al 5%. Nella precedente stima trimestrale diffusa alla fine di giugno, la Banca centrale prevedeva una flessione del Pil pari al 6,4%. Anche l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse), ha elevato la stima della crescita del pil del 2020, passando dal -7,4% ipotizzato a giugno, al -6,5% contenuto in un aggiornamento di meta’ settembre. Nel rapporto pubblicato l’8 settembre, l’agenzia di rating statunitense Fitch, aveva portato la stima della crescita Pil del Brasile nel 2020 al -5,8%, contro il -7% pronosticato a giugno.