Coronavirus, Charles Michel: “Serve un piano Ue con test, tracciamento e vaccini. Dobbiamo evitare una tragedia”

"Dobbiamo anche stare molto attenti alla comunicazione e a combattere la disinformazione. Se troppe persone avranno paura del vaccino, allora l'intera operazione potrebbe venire minata"

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“La seconda ondata della Covid-19 è arrivata. Ancora una volta, l’intera Europa è colpita. Nel giro di poche settimane, la situazione è diventata, da preoccupante, allarmante. Ora dobbiamo evitare una tragedia”. Lo scrive il presidente del Consiglio Europeo Charles Michel, in un messaggio scritto diffuso attraverso i social network.

Con la pandemia di Covid-19 in Europa le cose “non dovevano andare così”, con la seconda ondata che impone nuove chiusure e limitazioni in tutto il Continente. Lo scrive il presidente del Consiglio Europeo Charles Michel, in un messaggio scritto diffuso attraverso i social network.

“Quando nella tarda primavera – continua Michel – siamo riusciti a rallentare drasticamente la velocità diffusione della Covid-19, la priorità è diventata la ripresa della vita economica, sociale e culturale. Questa scelta doveva essere sostenuta da una robusta politica di test e tracciamenti“, anche perché, in assenza di un vaccino “l’unico modo per contenere l’epidemia mantenendo l’attività è identificare le persone infette molto presto, in modo che possano autoisolarsi ed evitare di contagiarne altre”.

“A livello europeo – continua Michel – questo piano di azione non ha raggiunto i risultati desiderati. Con la ripresa delle attività quotidiane, il virus ha ricominciato a circolare”. Per Michel, “le speranze nell’imminenza del vaccino”, che ancora non c’è, da una parte, e “il focus sulle misure in sostegno all’economia”, dall’altra, spiegano “gli insufficienti progressi” nei piani di testing, tracciamento dei contatti e isolamento dei positivi.

 “Ogni giorno conta. Quello che serve ora è un’azione determinata, a un livello inequivocabilmente europeo, basato su due pilastri: test e tracciamento dei contatti, vaccini”.

Prima di tutto, i test. “Mentre i test Pcr che sono stati finora privilegiati, i tamponi nasali, sono affidabili – continua Michel – sono anche onerosi da gestire e da analizzare in laboratorio. Anche riferire il risultato al paziente non è semplice. su grande scala,, cioè quando il tasso di contagio è elevato, il sistema è difficile da gestire”.

“Per questo motivo – prosegue Michel – questa tecnica deve essere accompagnata dall’effettuazione di test antigenici, che, sebbene siano attualmente considerati come meno affidabili, sono più efficienti, producono risultati entro 15 minuti e pertanto rendono più veloce e più facile identificare, sul larga scala, gli individui che sono portatori del virus e che sono contagiosi, in particolare quando sono asintomatici”. “Alcuni di questi test – prosegue Michel – sono ora in corso di approvazione e vengono ordinati dalle autorità a vari livelli e in vari luoghi. Tuttavia, Non dobbiamo fare gli stessi errori già fatti: dobbiamo a coordinare l’approvazione di questi test per assicurare che siano riconosciuti in tutta Europa“.

Inoltre – prosegue Michel – la capacità produttiva deve essere assicurata a livello europeo, in modo che questi testi possano essere disponibili e accessibili ovunque e contemporaneamente. Non possiamo permetterci di ripetere una situazione come quella che abbiamo vissuto in primavera, con la corsa alle mascherine”.

In secondo luogo, aggiunge Michel, “dobbiamo attuare sistemi di tracciamento dei contatti efficaci. A livello europeo, questo ha a che fare in particolare con l’assicurare l’interoperabilità delle applicazioni per il tracciamento. Alla fine del secolo scorso, l’Europa ha raggiunto un accordo sullo standard di telefonia mobile Gsm: non c’è motivo per cui non dovremmo essere in grado di concordare sull’interoperabilità di applicazioni sicure ed efficaci che garantiscano anche la privacy”. Inoltre, “gli Stati membri dell’Ue devono raggiungere un accordo su regole comuni per l’autoisolamento e la quarantena. Non c’è niente di complicato: è solo reso difficile dai numerosi livelli di governance ed è, pertanto, solo una questione di volontà politica”.

Sui vaccini, continua Michel, in vista della videoconferenza tra i leader Ue di dopodomani, “dobbiamo evitare il caos a tutti costi: dobbiamo definire i criteri per distribuirli tra i vari paesi europei. E anche importante identificare i gruppi prioritari ai quali i vaccini andranno somministrati per primi. Si tratta di coloro che sono più vulnerabili, come gli anziani, le persone con malattie croniche, insieme ai lavoratori della sanità, che sembrerebbero le priorità ovvie”.

“Serve comunque una decisione comune – prosegue Michel- che dobbiamo attuare insieme. Infine, la varietà di vaccini che verrà introdotta nel corso dei prossimi mesi presenterà problemi logistici, per i quali dobbiamo essere preparati”. “Alcuni vaccini – continua – saranno a dose unica, mentre altri richiederanno un richiamo. Alcuni potranno essere conservati in normali frigoriferi, mentre altri andranno mantenuti a temperature di alcune dozzine di gradi sotto lo zero“.

“Su larga scala – prosegue Michel- tutto questo darà origine a problemi di organizzazione e di distribuzione, per i quali bisogna pianificare e gestire già da oggi”. “Anche la campagna di vaccinazione – aggiunge – richiederà un quadro di sorveglianza, in particolare per monitorare l’efficacia e qualsivoglia effetto collaterale dei vaccini. Questo è particolarmente importante, quando si considera che generalmente un vaccino viene sviluppato nel giro di 10 anni, non in un anno”. “Dobbiamo anche stare molto attenti alla comunicazione e a combattere la disinformazione. Se troppe persone avranno paura del vaccino, allora l’intera operazione potrebbe venire minata”, avverte infine Michel.