Coronavirus, il virologo Crisanti: “Un lockdown natalizio avrebbe permesso di ripartire”

"Se ci troviamo in questa situazione il 'merito' è del comitato tecnico scientifico che si è allineato ad aspettative di tipo politico, ed è sbagliato", spiega Crisanti

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“In Italia in 5 mesi non abbiamo costruito una rete di sorveglianza degna di questo nome”. L’accusa è del professor Andrea Crisanti, responsabile della Microbiologia di Padova. “Adesso c’è questa corsa spasmodica a questi test rapidi – ha detto – che hanno dei problemi giganteschi”.

“Io non auspico per carità un lockdown natalizio, ho detto semplicemente che era nell’ordine delle cose se i casi continuavano ad aumentare con questa dinamica. Debbo dire la verità che hanno sorpreso pure me”. Il lockdown nelle festività di fine anno, ha ripetuto, “aveva dei vantaggi: le scuole sono ferme, si aggiungeva una settimana, avevamo 4 settimane per fare il reset delle scuole, le attività produttive sono ridotte, si preservavano in qualche modo le attività commerciali, magari stringendo le misure di sicurezza, e sicuramente in questo modo i casi sarebbero diminuiti. Ci avrebbe permesso – ha concluso – di ripartire“.

“Se ci troviamo in questa situazione il ‘merito’ è del comitato tecnico scientifico che si è allineato ad aspettative di tipo politico, ed è sbagliato”, prosegue Crisanti il quale ha affermato che un lockdown in questo momento sarebbe utile solo parzialmente, ma poi la situazione tornerebbe ad aggravarsi.

“Google, Apple, Facebook, Amazon sono società private che hanno a disposizione una quantità enorme di dati su spostamenti e tracciabilità delle persone – ha sottolineato – dati che se fossero messi a disposizione di chi pianifica la vita sociale ed economica sarebbero utilissimi, purtroppo non li abbiamo“.

Crisanti ha anche affermato di aver consegnato al Governo un documento a fine agosto in cui dava le linee per uscire dalla crisi alla quale si stava affacciando l’Italia: “non sono stato ascoltato – ha aggiunto – non servono tamponi a tappeto, servono tamponi che consentano di bloccare i positivi e fermare la catena dei contagi. E’ per questo che ne servono di più, potenzialmente erano attività che costavano poco”. “Senza sapere come si muove il virus un lockdown ora è utile solo a bloccare la situazione – ha concluso – ma poi ne sarà necessario un terzo, un quarto, quello che serve sono le informazioni e i tracciamenti, altrimenti continueremo a navigare in un mare in tempesta senza approdare mai da nessuna parte”.