Il coronavirus ha creato conseguenze devastanti in tutto il mondo e ancora oggi, dopo mesi e mesi di lotta contro il virus, ricerche e studi, ci troviamo impreparati di fronte alla seconda ondata di contagi che sta caratterizzando l’Italia, costretta a rispettare le nuove misure restrittive dell’ultimo Dpcm, inutili secondo molti esperti.
Medici e scienziati hanno spesso pareri contrastanti, proprio perchè il virus non è ancora ben conosciuto e non è ancora chiarissimo come agisca. Arriva da Piacenza, però, l’appello di un medico, il dottor Luigi Cavanna, secondo il quale i malati di coronavirus vanno curati a casa. L’esperto oncoemtaologo ha le idee chiare e da tempo ormai ha iniziato a seguire a casa i malati di Covid-19, in modo tale da non sovraffollare gli ospedali.

“Più velocemente ci rendiamo conto che il covid va curato a domicilio, prima risolveremo questa pandemia. Il covid è una malattia infettiva che provoca come complicanza la polmonite. Più precocemente viene curata, più si hanno risultati buoni e meno le persone peggiorano e questo lo abbiamo toccato con mano. Ma se di fronte a una malattia virale dai una risposta ospedalo-centrica sbagli tutto. Noi ce ne siamo accorti. Già ai primi di marzo ci siamo resi conto che in ospedale arrivavano centinaia di malati e questi erano tutti – e dico tutti – con una storia di tosse, febbre e mancanza di fiato che durava da giorni. La gente era a casa, non guariva e poi ad un certo punto non resisteva più e andava al Pronto Soccorso disperata. Così veniva ricoverata, intubata e poteva capitare che morisse. Da lì per noi è scattato l’uovo di Colombo. Ci siamo chiesti: ma queste persone quando sono in ospedale che cura ricevono? Somministravamo inizialmente antivirale e idrossiclorochina mattina e sera, tre pastiglie e ci siamo detti: ma se noi queste pastiglie le diamo 15 giorni prima può cambiare qualcosa? Possono non intasare gli ospedali? Se portiamo queste cure a casa non è meglio? Così siamo partiti con una squadra“, ha spiegato a La Bussola.
“I cinesi dicono che se gli antivirali sono somministrati precocemente molto facilmente non si innesca quel processo infiammatorio che si chiama “tempesta citochinica”. Abbiamo visto che se si interviene precocemente si blocca la risposta iper-immunitaria e i polmoni non vengono devastati. E quando poi abbiamo scoperto i benefici dell’eparina abbiamo chiuso il cerchio. Abbiamo cominciato ad andare nelle abitazioni a Piacenza con una metodica approvata: un medico e un’infermiera con un ecografo e il tampone: fatta la diagnosi di covid lasciavamo un saturimetro e i farmaci. In questo modo abbiamo curato tante persone con una risposta favorevole. Dopo 15 giorni, abbiamo rafforzato le equipe e siamo arrivati a sette su tutto il territorio di Piacenza. Abbiamo raggiunto finora 300 pazienti, non è morto nessuno. Stiamo monitorando il follow up dei 30 e 60 giorni per la pubblicazione scientifica, ma il risultato è quello“, ha continuato Cavanna.
“Manca una linea guida a livello centrale che dica: se il malato ha febbre fino a 38 chi lo va a visitare a casa? Nella nostra realtà ci vanno le USCA (Unità Speciali di Continuità Assistenziale), ma non è così in tutt’Italia. I medici di base non hanno protocolli dato che cambiano tutti i giorni. Allora i malati chiamano il Pronto soccorso. È questo l’errore da evitare. Lo ripeto: bisogna curarli a casa. Andando al Pronto Soccorso succede che vengono ricoverati mentre non andranno in ospedale quelli che hanno il cancro o l’infarto o l’ictus con gravi ripercussioni su una fetta di patologia umana. I decisori al governo devono smetterla di continuare a parlare di terapie intensive, devono cominciare a dire “curiamoli a casa” altrimenti dovremo riempire le chiese per curarli“, ha continuato l’oncoematologo.
“I cinesi hanno codificato cinque stadi. Il primo è quello della forma asintomatica o paucisintomatica chiamata Mild (blanda), che non necessita alcuna cura. Il secondo stadio è una polmonite semplice. Qui si interviene con idrossiclorochina, quando finalmente tornerà possibile e spero presto. In più azitromicina e cortisone, che può essere desametasone o prednisone. Il terzo stadio è la polmonite di moderata gravità. Ossigeno a domicilio, è sufficiente avere un care giver che si prenda cura del malato a casa. Solo col IV e V stadio, rispettivamente forma severa e quella di pre-collasso, allora si va in ospedale. Come vede la diagnosi medica è fondamentale, non stiamo parlando di automedicazione. Mentre oggi in Italia si va in ospedale già al secondo stadio. In ospedale arrivano malati che possono e devono essere curati a casa. Bisogna invertire immediatamente la tendenza e domiciliare il più possibile il malato“, ha concluso.
